Asili nido e post-covid, lettera aperta delle mamme al sindaco: "Nessuna certezza per i bimbi, ci sentiamo abbandonate"

Giudicate troppo poche e discontinue le tre settimane a luglio offerte dal comune. Il disagio per i bimbi dell'ultimo anno di asilo nido dopo il lockdown

"Ci siamo sentite completamente abbandonate". E' lo sfogo di 15 "mamme di bimbi e bimbe che frequentano l'ultimo anno di alcuni asili nido comunali di Bologna" quello recapitato in una lettera aperta al sindaco Virginio Merola e all'assessora all'educazione Susanna Zaccaria, sul tema della riapertura dei degli asili nido. 

La questione era già stata affrontata in Comune, ma ora, assieme a una petizione lanciata sulla piattaforma change.org le mamme tornano a chiedere lumi sulla ripresa dei nidi a luglio e, più in generale, a chiedere la continuità educativa per i bimbi e le bimbe che a settembre andranno alla scuola dell'infanzia.

"Noi la nostra parte l'abbiamo fatta, ma dalle istituzioni, a ogni livello, ci siamo sentite completamente abbandonate" chiosano le mamme argomentando che "gli effetti che abbiamo osservato su bimbe e bimbi sono molti: la relazione con i pari, proprio nel momento in cui iniziavano a sperimentarla".

Come se non bastasse, continua la lettera aperta "alcune di noi (mamme, ndr) hanno pagato questo periodo con la perdita del lavoro, altre hanno smesso di cercarlo, altre ancora hanno dovuto lavorare da casa lasciando i bambini e le bambine per lungo tempo davanti alla televisione o dai nonni, spesso distanti, accontentandosi di vederli/e crescere attraverso uno schermo per mesi".

Per questo viene giudicato non sufficiente il previsto "nuovo 'inserimento' al nido dopo mesi di assenza, per sole tre settimane, dovendo poi inserirsi nuovamente alla materna a settembre" e la comunicazione dei nidi durante il lockdown è stata carente o inesistente.

"In alcuni casi -prosegue la missiva- le educatrici sono riuscite col tempo a inventarsi modi per mandare dei segnali di presenza, ma la percezione è che questa scelta sia stata delegata alla sensibilità e alle capacità tecnologiche delle singole educatrici, e non che sia stata frutto di un indirizzo politico e istituzionale di non lasciare le famiglie e i più piccoli nella totale solitudine".

Detto questo sono quattro le richieste delle mamme: continuità con gli educatori precedenti, una comunicazione regolare, il coinvolgimento delle famiglie, e la formazione del personale adeguata per gestire il post-lockdown dei bimbi e delle bimbe.

(Qui di seguito il testo completo della lettera aperta)

Sindaco Virginio Merola
Assessora alla scuola e all'educazione Susanna Zaccaria
IES – Istituzione Educazione e Scuola Gentile Sindaco, gentile Assessora, siamo un gruppo di

Sentiamo il bisogno di esprimere pubblicamente quello che abbiamo vissuto negli scorsi mesi di emergenza sanitaria e manifestare la nostra preoccupazione in vista del passaggio alla scuola dell'infanzia.

Abbiamo bisogno della certezza che esiste la stessa preoccupazione a livello istituzionale, e che dalle istituzioni sia pensato un progetto educativo in grado di aiutare i nostri figli e figlie nell’elaborazione del loro vissuto, per riallacciare un filo che si è, purtroppo, spezzato.

I più piccoli e le più piccole sono tra i grandi dimenticati di questa pandemia. Da loro si è semplicemente preteso che stessero a casa, senza la minima preoccupazione di come andare incontro ai loro bisogni evolutivi nel contesto mutato.

Le conseguenze le vedremo nel lungo periodo e, se da un lato siamo fiduciose nella grande capacità di resilienza di bimbi e bimbe, dall'altro pensiamo che gli adulti non possano sottrarsi alla loro responsabilità educativa, ciascuno per il ruolo che gli compete.

Noi la nostra parte l'abbiamo fatta, ma dalle istituzioni, a ogni livello, ci siamo sentite completamente abbandonate. Gli effetti che abbiamo osservato su bimbe e bimbi sono molti: la relazione con i pari, proprio nel momento in cui iniziavano a sperimentarla, si è fatta virtuale e per alcuni/e è più difficile adesso che si può tornare ad incontrarsi.

Li abbiamo visti/e attraversare momenti di aggressività ed euforia alternati ad apatia totale. Il loro sviluppo motorio è stato rallentato dal non poter frequentare spazi aperti e correre in libertà. Tra le difficoltà abbiamo fatto l’impossibile per trasformare questa crisi in una risorsa.

Abbiamo immaginato ogni genere di attività e di storie per dare un senso a quanto stava accadendo. Alcune di noi hanno portato fuori i figli e le figlie a correre lungo le strade deserte, ritenendo che i loro bisogni evolutivi valessero almeno quanto quelli degli animali da compagnia, più citati di loro nei decreti ministeriali.

Altre hanno tenuto bimbi e bimbe chiusi/e in casa, tanto che alcuni/e di loro hanno fatto fatica a riprendere contatto con il mondo esterno.

Alcune di noi hanno pagato questo periodo con la perdita del lavoro, altre hanno smesso di cercarlo, altre ancora hanno dovuto lavorare da casa lasciando i bambini e le bambine per lungo tempo davanti alla televisione o dai nonni, spesso distanti, accontentandosi di vederli/e crescere attraverso uno schermo per mesi.

Tutto questo è successo, in molti casi, senza avere alcun contatto con l’asilo nido. Nessuna o scarse iniziative per mantenere un regolare contatto, quel filo della relazione così fondante e fondamentale per i nostri bimbi e bimbe e il loro sviluppo.

In alcuni casi le educatrici sono riuscite col tempo a inventarsi modi per mandare dei segnali di presenza, ma la percezione è che questa scelta sia stata delegata alla sensibilità e alle capacità tecnologiche delle singole educatrici, e non che sia stata frutto di un indirizzo politico e istituzionale di non lasciare le famiglie e i più piccoli nella totale solitudine.

Pur capendo che questo evento eccezionale ha colto tutti impreparati e le difficoltà oggettive che ha creato, la percezione è che si sia fatto poco, in maniera confusa e troppo disomogenea, per mantenere la relazione tra i servizi educativi e le famiglie.

Abbiamo perso un'occasione che poteva essere preziosa per costruire veramente una comunità educante. Oggi quello che ci viene proposto a conclusione dell'anno è un momento di saluto con le educatrici della durata di mezz'ora tre bambini/e alla volta, e una probabile riapertura dei nidi per tre settimane a luglio.

Molte di noi, nel frattempo, hanno dovuto organizzarsi diversamente e ci chiediamo se abbia senso far affrontare ai nostri bimbi e bimbe un nuovo “inserimento” al nido dopo mesi di assenza, per sole tre settimane, dovendo poi inserirsi nuovamente alla materna a settembre.

Chiediamo quindi al Comune di Bologna:

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  • di garantire il più possibile, qualora venga attivato il servizio indispensabile nelle tre settimane del mese di luglio, la continuità del gruppo dei pari con cui si è interrotto il percorso a febbraio e delle proprie educatrici di riferimento;
  • di comunicarci per tempo il progetto educativo che accoglierà i nostri bambini e bambine all'arrivo alla scuola dell’infanzia, e come le esigenze sanitarie e di tutela della salute sul lavoro saranno coniugate allo sviluppo dei bisogni evolutivi dei bambini e delle bambine;
  • che il personale educativo sia preparato ad accogliere i bambini e le bambine che hanno subito effetti emotivi e psicologici dalla chiusura di questi mesi e che questo non sia delegato alla sensibilità delle singole educatrici ma sia frutto di un progetto educativo comune a tutti i servizi;
  • che i genitori vengano ascoltati e coinvolti nella programmazione e implementazione dell'anno educativo che si aprirà a settembre. Crediamo infatti che sarà particolarmente importante curare il già delicato passaggio dal nido alla scuola dell'infanzia, alla luce di ciò che bambine e bambini hanno vissuto durante l'emergenza sanitaria.

In attesa di un riscontro, cordiali saluti Sara Alhamaideh, Ilaria Avoni, Alice Barbieri, Iris Benvenuto, Sanghita Bruno, Marika Calabrese, Anna D'Aqui, Cinzia Di Cosmo, Lorena Giangreco, Martina Librio, Giulia Poletti, Giuseppina Tedesco, Silvia Torneri, Silvia Zaghetto, Leonora Zefi

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