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Cronaca

Assegno di inclusione, la denuncia di Piazza Grande: "Poveri senza sussidi per mesi"

Informazioni assenti o incomplete, tempi lunghi "e mesi senza ricevere alcun sostegno economico, pur avendo diritto a ricevere il nuovo ADI"

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Un quadro sconcertante quello che fa Piazza Grande. “Non è un Paese per poveri” titola il giornale di strada bolognese che parla di "sabbie mobili", ovvero dell'incertezza per le persone disagiate che dovrebbero passare dal percepire il Reddito di Cittadinanza, abolito dal Governo Meloni, all'Assegno di Inclusione (ADI). 

Se Antoniano stima un + 11,3% di famiglie assistite nel 2023, la Cooperativa Sociale sul suo mensile pubblica le storie di quotidiana povertà: "Le persone in condizione di povertà e marginalizzazione sentono di essere sospese in un’incertezza da cui non riescono più a uscire. Sabbie mobili, un guado melmoso. Dopo che hanno lasciato la sponda, per quanto imperfetta, del reddito di cittadinanza, si sono ritrovati in un pantano".

In pratica, l'osservatorio di Piazza Grande rileva "la paura di non uscirne più, non capendo quale sia la direzione da prendere. Singoli, famiglie, persone senza dimora, persone con svantaggio sociale".

"Con il reddito di cittadinanza percorso di autonomia"

Informazioni assenti o incomplete, tempi lunghi "e mesi senza ricevere alcun sostegno economico, pur avendo diritto a ricevere il nuovo ADI" scrivono, quindi "alla lentezza della burocrazia italiana si sommano le informazioni confuse, le notizie ufficiose, i nuovi documenti da produrre, in un contesto che non accompagna, non indirizza, ma anzi scarica sui destinatari non solo l’angoscia ma anche l’onere di informarsi, capire bene, essere veloci e possibilmente anche smart. Paure che rischiano di bloccare le persone e le loro scelte di vita, e che a volte generano effetti sulla vita di tutti i giorni come ritornare alla mensa dopo anni o non fare domanda per accedere alla graduatoria per la casa popolare. Effetti ancora più deflagranti quando colpiscono persone che, grazie al precedente reddito di cittadinanza, avevano iniziato un percorso verso l’autonomia, facendosi intestare le utenze delle case o aumentando le quote di affitto a loro carico se inserite in progetti sociali".
Tra carenze e limiti del precedente sussidio "almeno si sapeva che c’era e che ci si poteva contare. Le scelte del governo, invece, hanno distrutto quella che, seppur con delle falle, era una zattera. Ora invece ci sono solo le persone in mezzo al guado di un torrente sempre più impetuoso".

"I penultimi"

Vicende di persone seguite dai servizi sociali e inserite all’interno dei progetti abitativi di Piazza Grande, con i requisiti corretti, almeno sulla carta, per ricevere il nuovo assegno di inclusione: "Non sono quindi le storie più terribili e disperate - ma - nel linguaggio cinico e spietato usato spesso da parte di chi ci amministra, questi non sono gli 'ultimi', sono i penultimi”.

“Siamo a fine maggio, sono trascorsi 5 mesi dall’interruzione del reddito di cittadinanza. Ma alla fine, com’è andata?”, si chiede il direttore di Piazza Grande, Andrea Giagnorio. “Malissimo, diciamo noi. Due settimane fa l’INPS ha comunicato di aver sbloccato le domande delle famiglie con adulti in condizioni di svantaggio. E quelle famiglie fino a oggi come sono andate avanti?" Un sistema che "lascia senza risposte non solo le persone che fino a dicembre  percepivano il reddito di cittadinanza e ora per questo governo non hanno diritto a nulla, ma anche le famiglie a cui questo stesso governo ha garantito un assegno di inclusione, salvo poi versarlo con mesi di ritardo. Nelle storie che raccontiamo c’è la vita vera, quella fatta di imprevisti, di paure, di dubbi, di demotivazione, di sconforto”.

E' stata attivata una raccolta fondi per sostenere le spese abitative di "tutte quelle persone che si trovano in mezzo al guado e che noi riusciamo a intercettare”. 

L'assegno di inclusione

Istituito con il "Decreto Lavoro 2023" (D.L. 4 maggio 2023, n. 48, convertito con modificazioni in Legge 3 luglio 2023, n. 85), viene riconosciuto a decorrere dal 1° gennaio 2024, sulla base dell'ISEE. E' riconosciuto ai nuclei familiari che abbiano almeno un componente in una delle seguenti condizioni:

  • con disabilità (come definita ai fini ISEE);
  • minorenne;
  • con almeno 60 anni di età;
  • in condizione di svantaggio e inserito in programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione. 

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