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Enrico Rossi e Mauro Pepa di Anmic

Enrico Rossi e Mauro Pepa di Anmic

Associazione disabili e vaccini: "Chiedono serenità, ma i dati sugli invalidi sarebbero incompleti"

"Al nuovo sindaco, o nuova sindaca, diciamo: "Siamo volontari, togliamo un po' di lavoro agli enti e aiutiamo le persone, svolgiamo quindi un servizio pubblico e gratuito, non possiamo pagare 2mila euro di affitto al mese" 

"I primi mesi erano preoccupati per la mancanza di mascherine, quindi spesso le fornivamo noi, ora per i vaccini, quindi chiedono indirettamente serenità". Lo ha detto Mauro Pepa, presidente provinciale di Anmic, Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili, con sede al civico 75 di via Riva Reno. Lo abbiamo intervistato dopo l'incontro con l'assessore regionale alla sanità, Raffaele Donini, e la vicepresidente Elly Schlein per la messa a punto delle linee-guida relative alla vaccinazione dei cittadini con invalidità. 

"C'è una preoccupazione: le regioni prendono i dati delle persone con disabilità grave  dal ministero dell'economia, che a sua volta li ottiene dall'Inps nazionale, ma sembra che tali liste partano solo dal 2010"

"Ci sono voluti 5 incontri, prima eravamo nell'incertezza, ora speriamo che ci siano vaccini a sufficienza, ma c'è ancora una preoccupazione: le regioni prendono i dati delle persone con disabilità grave (legge 104 articolo 3, comma 3 - ndr) dal ministero dell'economia, che a sua volta li ottiene da Inps nazionale, ma sembra che tali liste partano solo dal 2010, anno in cui entrò in vigore la norma che coinvolgeva anche Inps nella valutazione dell'invalidità civile, quindi il database sarebbe incompleto, mancherebbero, cioè, circa 18 anni, poiché la legge 104 risale al 1992. 

Le regole ci soddisfano perché sono state prese in considerazione età e fragilità, come indicato da Draghi e Figliuolo, ma non siamo stati accontentati quando abbiamo chiesto un modo per segnalare la propria disabilità grave. Se si parte da un database incompleto, come si fa... E' una criticità che lamentano anche altre associazioni. La segnalazione ad Ausl potrebbero farla i medici di base, ma significa ingolfarli ulteriormente in questo momento, in caso contrario un disabile grave non verrebbe chiamato e vaccinato in tempi stretti, insomma bisogna tirare fuori queste liste, altrimenti diverse persone verrebbero discriminate, anche se indirettamente e involontariamente". 

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Quali sono le incertezza dei vostri associati in questo periodo? 

"I primi mesi erano preoccupati per la mancanza delle mascherine, quindi spesso le fornivamo noi, ora per i vaccini, quindi chiedono indirettamente serenità, ma i medici che lavorano con noi segnalano nuove patologie, ansia e crisi di panico.

Un'altra criticità del periodo è quella delle visite non in presenza di Inps e Ausl, la documentazione viene inviata tramite mail. Gli invalidi sono scontenti, non hanno la percezione di essere presi in carico e visitati, sicuramente si tratta di una conseguenza non voluta, causata dalla pandemia, ma potrebbe portare a una valutazione poco oggettiva. Fortunatamente in casi dubbi cominciano a chiamare per le visite in presenza. 

Cosa chiedete al nuovo sindaco o alla nuova sindaca?

"Paghiamo l'affitto ad Asp Città di Bologna, che per il 97% è di proprietà del Comune, ora offrono uno sconto del 20 e 30% agli affittuari, a noi solo il 20, ma noi facciamo anche attività ricreative, quindi avremmo diritto al 30. 2mila  euro tra affitto e condominio sono tanti per fare volontariato, la Regione non dà sovvenzioni, ma sceglie di offrire servizi. Forse dovrebbero darci una sede gratis. E' una battaglia che abbiamo iniziato con Segio Cofferati, ma non ne siamo venuti a capo. Noi non facciamo attività sussidiarie, togliamo un po' di lavoro agli enti e aiutiamo le persone, svolgiamo quindi un servizio pubblico e gratuito". 

Qual è la "mission" di Anmic?

"La principale è tutelare i diritti, a Bologna, gli invalidi vengono da noi perché siamo specializzati. Ad esempio, li difendiamo anche in tribunale, quando Ausl e Inps rilasciano valutazioni ritenute troppo basse. Si ha l'impressione che a volte influisca il fatto che i diritti costano, quindi da molti anni si fa ricorso al tribunale del lavoro, il quale entra nel merito e spesso ci dà ragione. Talvolta solo facendo ricorso alla giustizia si ottiene il riconoscimento di un diritto, le leggi italiane sono ottime, è la loro applicazione che lascia a desiderare". 

Le difficoltà non riguardano solo i cittadini fragili: "Sono diminuite le iscrizioni in questo anno di pandemia, quindi le risorse per stare in piedi, non vivendo di sovvenzioni regionali o statali, perlomeno in Emilia-Romagna, le associazioni fanno fatica a pagare l'affitto e i costi generali. La Regione ha disposto degli aiuti, ma solo se hai pagato, noi siamo 15 volontari, anche se diverse persone in questo periodo non vengono perché hanno paura. Io abito qui vicino, quindi abbiamo sempre garantito l'apertura della sede. 

Abbiamo anche una sede operativa a Imola, aperta tre volte alla settimana, riprenderemo anche una collaborazione con Montecatone. Abbiamo anche fatto convenzioni con altre associazioni di invalidi, per mettere a disposizione i nostri servizi medico-legali". 

E ancora, Anmic offre attività di patronato Caf, mette a disposizione i medici per iniziare la domanda di invalidità o di aggravamento, come alternativa al medico di medicina generale. Tutte le settimana, è possibile avere la consulenza medico legale per inoltrare eventuali ricorsi. 

"Uno dei nostri iscritti, un musicista non vedente che si chiama Alessandro Machiavelli, ci mette a disposizione alcuni momenti nelle trasmissioni di Ciao Radio, quindi sintonizzatevi". 

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