Killer di Londra, parla la madre: 'Lavorava molto, ma era strano'

La mamma di Youssef Zaghba descrive i giorni seguiti al fermo all'aeroporto Marconi. Il lavoro duro in un fast-food londinese

Lo descrive terrorizzato dall'idea di essere arrestato, in occasione del suo fermo all'aeroporto Marconi, e nell'ultimo anno dopo il lavoro a Londra il suo sguardo si era fatto più preoccupato. E' V.C., madre di Youssef Zaghba, che parla davanti ai cronisti dentro la sua abitazione a Fagnano, frazione di Castello di Serravalle nel comune di Valsamoggia, e descrive gli ultimi contatti avuti con il figlio, uno dei killer della strage di Londra

"All'inizio il suo terrore era di essere arrestato, poi c'è stata questa cosa del Tribunale della libertà, e ha riavuto il passaporto" spiega la signora C., che spiega di aver ammonito il figlio, una volta uscito: "Gli ho detto 'a questo punto tu devi essere perfetto, non devi vedere neanche mezza cosa strana su Internet, devi conoscere le persone giuste e fare le cose giuste' e mi sembrava che lo facesse perché poi quando è tornato a Londra lui lavorava molto".

"Tra l'altro -continua la mamma di Youssef- mi faceva stare tranquilla questo, perché anche quando ha lavorato in un primo tempo nel fast food pakistano faceva anche 10 ore, cioè si impegnava molto, prima come cuoco, poi come cameriere poi come capo sala, Su quello che è successo V.C. è serafica "Pensa che quello che è successo è una cosa che non deve succedere non avrebbe dovuto succedere e non deve succedere più".

Infine un ultimo dettaglio: "Nell’ultimo anno quando sono andata a trovarlo in Inghilterra era più rigido, poi dal suo sguardo ho capito che c’era stato, era successo qualcosa. E secondo me questo è avvenuto in Inghilterra. Sì, aveva uno sguardo più cupo".

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