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Max, la moglie Tiziana e il socio Alfio

Max, la moglie Tiziana e il socio Alfio

Chiude il locale di via Petroni, ma non è una resa: "Il Balanzone diventa analcolico, tè al posto dei cocktails"

Massimiliano Bolelli, titolare del locale 'problematico' per i residenti della zona chiude la serranda del Balanzone: "Il Covid ha solo accelerato, io e mia moglie non ne potevamo più della guerra con i comitati. Ma ricominciamo dal tè"

Il bar Balanzone di via Petroni non c'è più e Max Bolelli ha già consegnato le chiavi del locale con un anticipo di tre anni rispetto al contratto di locazione, riprendendosi la sua inconfondibie insegna. Il Covid-19 c'entra solo fino a un certo punto, quello che ha portato alla decisione di lasciare è stata la "guerra" con i residenti riuniti in comitati e le eccessive limitazioni, così come spiega: "Il virus ha accelerato una decisione che era nell'aria già da dopo il lockdown della scorsa primavera. Le continue limitazioni, i controlli pressanti, la negazione del suolo pubblico per i dehors e le stanze del Tribunale nelle quali siamo entrati fin troppe volte, hanno fatto la differenza e adesso stacchiamo l'insegna e ce ne andiamo". 

Ma di strada ne fanno poca Max, sua moglie Tiziana e il socio Alfio, che da oggi (con il ritorno in zona gialla) ricominciano da una sala da tè in via San Vitale (gestiscono anche un bistrot, sempre in zona). Dai drink alle colazioni, dagli aperitivi alla pasticceria. Così si chiude una porta e si apre un portone, che potranno varcare anche coloro che tanto hanno fatto contro la movida e le notti chiassose e affollate di via Petroni: "Il Balanzone è di fatto il bar delle lotte e della questione movida in zona universitaria. Ci abbiamo provato in ogni modo, ma dopo la chiusura di tre mesi il fatto che ci abbiano negato il dehor per ragioni ancora in parte incomprensibili impedendoci di fatto di recuperare almeno in parte i mancati guadagni ha gravato molto. Sembrava che ci fosse uno spiraglio di conciliazione con chi da anni fra articoli di giornali e manifestazioni ci viene contro, ma così non è stato ed evidentemente le persone con cui ho avuto a che fare hanno una influenza non indifferente anche sulla politica". 

Siamo in 'zona gialla': cosa possiamo fare da oggi e cosa no

Esattamente quando avete preso la decisione di lasciare? 

"A maggio scorso, quando ci hanno fatto riaprire dopo il lungo lockdown. Il 17 maggio, alla vigilia della riapertura, mia moglie mi ha detto che non sarebbe più voluta stare lì, a sostenere sera dopo sera un accanimento continuo senza neppure la possibilità di mettere due tavolini fuori come hanno potuto fare tutti gli altri, grazie al bonus per il suolo pubblico. Abbiamo riaperto perchè avevamo bisogno di incassare. Poi siamo andati avanti cercando di reagire (anche con una piccola pizzeria), ma alla fine siamo arrivati alla disdetta del contratto d'affitto". 

Con questa chiusura, quante sono le persone che hanno perso il lavoro? 

"Avevo 9 dipendenti e adesso sono 4. Poi ci siamo io e mia moglie. Se non ci fosse stata la questione dei residenti saremmo andati avanti nella formazione originali, ma purtroppo va così". 

Questo però è il vostro lavoro e avete un altro progetto sempre in zona. Di che si tratta? 

"Certo che sì. Non ci arrendiamo e apriamo una sala da tè con pasticceria poco lontano dal nostro Balanzone e anche dal nostro bistrot. Apriamo oggi con l'ingresso in zona gialla e speriamo che vada bene come speriamo. Lo abbiamo chiamato 'Le alchimie del Balanzone', così il rimando agli ultimi 10 anni rimane. Questa sarà tutta un'altra storia". 

Dunque il messaggio è positivo visto che vi siete subito rimessi in gioco con una nuova formula. In questo locale potranno venire anche i residenti che hanno ostacolato l'attività serale e magari diventare vostri clienti? 

"Se verranno saranno clienti come tutti gli altri: potranno fare colazione, bere un caffè, gustare la pasticceria, sedere e pagare il conto". 

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