A Bargi di Camugnano un museo per raccontare la storia dell'Appennino

Il figlio di Enrico Gandolfi: "Non avendo le possibilità economiche per comprare gli attrezzi necessari a costruirli, con quell'ingegno tipico di chi cresce in aree economicamente svantaggiate si era dato da fare per costruirsi da solo gli attrezzi stessi"

È stato inaugurato a Bargi (Camugnano) il “Museo del Carraio”, ospitato da una sala di Palazzo Comelli. Il sindaco Alfredo Del Moro ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile conservare questo patrimonio che appartiene alla storia dell’Appennino, in particolar modo Giuseppe Gandolfi, che insieme a sua sorella Paola ha voluto donare al comune di Camugnano gli attrezzi e alcuni manufatti appartenuti a suo padre Enrico.

Il signor Giuseppe, tradendo un po’ di comprensibile commozione, ha raccontato come suo padre avesse amato sin da piccolo i carri, i mezzi di locomozione più diffusi all’inizio del secolo scorso. Non avendo le possibilità economiche per comprare gli attrezzi necessari a costruirli, con quell’ingegno tipico di chi cresce in aree economicamente svantaggiate (la famiglia Gandolfi viene da Santa Maria Villiana, vicino Gaggio Montano), si era dato da fare per costruirsi da solo gli attrezzi stessi.

Con gli anni poi la sua passione e il suo talento erano stati ripagati, perché i suoi carri erano divenuti talmente noti da riportare incisa una firma stilizzata (quella che oggi definiremmo logo). Gandolfi ha anche ricordato come i contadini, quando non erano in grado di comprare un carro intero, si accontentavano delle parti più pregiate come le ruote, arrangiandosi da soli con il resto, con la benevolenza del padre che accettava di vendere loro solo dei pezzi. Altro dettaglio che Giuseppe ha ricordato del padre Enrico è relativo alla profonda conoscenza che costui aveva degli alberi: a seconda del luogo in cui erano cresciuti, infatti, e all’esposizione solare ricevuta, sapeva dire se il legno sarebbe stato più adatto a costruire una ruota, un asse o una porta.

Ovviamente dopo la seconda guerra mondiale il mestiere di carraio è progressivamente scomparso e il maestro “carraio” Enrico Gandolfi si era adattato a fare il falegname. Oggi parte di quegli strumenti utilizzati per realizzare e manutenere carri e carrozze - torni a pedali, trapani, metri, livelle – sono visibili in una sala allestita nell’affascinante palazzo settecentesco Comelli a Bargi, nel comune di Camugnano, non distante dal lago di Suviana, una tappa obbligata per i turisti che frequentino questa zona appenninica.

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Durante l’inaugurazione è intervenuto Tiberio Rabboni, presidente del GAL dell’Appennino bolognese, che ha sottolineato quanto Palazzo Comelli rappresenti un elemento chiave non solo per la memoria ma anche per il futuro dell’Appennino bolognese che con i suoi itinerari turistici sempre più deve integrare l’offerta della città di Bologna.
 

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