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Fatture gonfiate ed evasione, nei guai sponsor e società di basket

25 milioni sequestrati, tra cui una villa sui Colli. Indagati in sedici, tra cui 4 bolognesi

Un complicato sistema anche off-shore, per nascondere un giro di fatture gonfiate e incassarne la deduzione fiscale. E' questo il quadro emerso da una indagine della Guardia di Finanza di Imola, che ha portato al sequestro di 25 milioni di euro tra case e auto e conti correnti. Tra questi spicca una villa sui colli bolognesi, del valore di circa due milioni di euro.

Il provvedimento di sequestro emesso dal Gip Alberto Ziroldi, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Bologna Manuela Cavallo. Indagate nel complesso sedici persone -tra cui 4 bolognesi tra i 56 e i 70 anni, a cui sono contestati a vario titoloi reati di associazione per delinquere finalizzata all'emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazione fiscale, occultamento o distruzione di scritture contabili, simulazione di reato, il tutto con l’aggravante della transnazionalità. 

La ricostruzione della Finanza

Le indagini svolte dai finanzieri imolesi, coordinati dal Capitano Giuseppe Martone , hanno permesso di risalire ai vertici dell’associazione criminale i quali, dagli uffici bolognesi, avrebbero utilizzato compiacenti prestanomi per strutturare e gestire varie catene societarie costituite da società italiane -anche mascherate da società estere- e società off shore (Panama e Isole Vergini britanniche).

Il centro di tutto erano le sponsorizzazioni a due squadre di basket. Il sofisticato sistema di frode, attuato per anni, ha condotto alla scoperta di un giro di fatture false e/o “gonfiate” per oltre 75 milioni di euro.

Al pagamento della fattura (da parte dello sponsor alla società inglese), seguiva la retro-restituzione di parte del corrispettivo nuovamente allo sponsor, attraverso una preventiva serie di transazioni di valuta in più stati esteri attuata con l’obiettivo di dissimularne l’illecita provenienza. Tali fatture false venivano emesse da società appositamente costituite a Londra (ove esisteva solamente un mero recapito), ma di fatto organizzate, gestite e dirette a Bologna, le quali avevano acquistato, ad un corrispettivo irrisorio e senza “esclusiva”, i diritti di sfruttamento dell’immagine e degli spazi pubblicitari delle due società di basket.

Queste società “fittiziamente straniere” emettevano quindi fatture senza applicazione dell’Iva e non presentavano in Italia alcuna dichiarazione fiscale conseguendo, in tal modo, una milionaria evasione d’imposta.

A loro volta, gli sponsor, ricevuta la fattura, effettuavano i relativi pagamenti attraverso bonifici bancari su conti correnti accesi presso istituti di credito londinesi da cui, l’organizzazione criminale, li dirottava immediatamente con successive transazioni valutarie su conti correnti bancari aperti nel Principato di Monaco e, con ulteriori transazioni, infine, nella Repubblica di San Marino su conti accesi a nome di varie società di comodo e con l’interposizione di vari soggetti “prestanome”.

Da tali conti, il denaro veniva prelevato in contanti per essere poi materialmente riconsegnato agli sponsor i quali, oltre a fruire dell’illecita deduzione fiscale della fattura “gonfiata” conseguivano l’ulteriore vantaggio di rientrare in possesso di gran parte delle somme inizialmente corrisposte alla società estera per la sponsorizzazione.

Nei guai sono finiti anche i presidenti delle società di pallacanestro. Ad entrambi viene contestato un ruolo determinante all’interno dell’associazione criminale poiché erano loro stessi a procacciare direttamente gli sponsor (tra l’altro, non per conto delle società di basket bensì a favore della società inglese) provvedendo, inoltre, alla materiale consegna delle fatture false e dei relativi contratti simulati di sponsorizzazione.

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