Cronaca

I resti trovati nel canale sono di Biagio Carabellò

La conferma arriva dalla Procura di Bologna: coincidono infatti alcuni dati clinici odontoiatrici che accomunano l'uomo scomparso e i resti rinvenuti in zona Parco Nord

Il cadavere trovato nel canale di scolo del Parco Nord è di Biagio Carabellò. Adesso non ci sono più dubbi. Lo conferma la Procura di Bologna con una nota che arriva dopo un'intera giornata (quella di ieri ndr) di ulteriori ricerche nell'area in cui il 23 marzo erano stati già rinvenuti dei resti umani, un giubbotto e la patente dell'uomo scomparso nel 2015 dal quartiere Bolognina: "In data odierna sono stati raffrontati i dati clinici odontoiatrici appartenenti al signor Biagio Carabellò recapitati dalle forze dell’ordine con la situazione dentaria della salma rinvenuta in data 23 marzo 2021 a Bologna. Dal confronto è emersa la corrispondenza tra peculiarità anatomiche, patologiche e terapeutiche oltre all’assenza di elementi di incompatibilità. Ciò è sufficiente per identificare il cadavere nella persona di Biagio Carabellò". 

Il sopralluogo di ieri: trovato anche il cellulare 

"Così abbiamo escluso l'allontanamento volontario - il commento a caldo dell'avvocato della famiglia Barbara Iannuccelli - ma sarà probabilmente l'esame del giubbotto a dare qualche informazione in più. Un foro da arma da fuoco, un taglio: qualcosa che ci dica come potrebbe essere morto Carabellò". La famiglia, che da settimane era in attesa dell'esito del test del DNA, sarebbe stata avvertita dai Carabinieri questa mattina. 

Il giallo Carabellò però non si può chiudere così, con il riconoscimento di un corpo. Come è morto Biagio? Quando? Dove? E' stata una disgrazia o è stato ucciso? Da chi e perchè? Queste sono le domande che adesso si pongono le persone a lui vicine (oltre agli investigatori), che da quella mattina del novembre 2015 considerano impossibile un allontanamento volontario e non si danno pace cercando la pista giusta. 

Una giacca sporca di sangue nell'appartamento e un altro giubbotto nel canale

Fra i vari elementi emersi durante le lunghe indagini, anche il ritrovamento di un indumento macchiato di sangue rinvenuto dai Ris nell'appartamento dello scomparso e oggetto di studio da parte dell'avvocato Iannuccelli, della criminologa e psicologa forense Roberta Bruzzone e dei carabinieri insieme al Pm Stefano Orsi. Le conclusioni alle quali era arrivata Bruzzone erano quelle di un delitto d'impeto.

Caso Carabellò: l'ultima intervista alla sorella Susanna 

L'indumento del 46enne scomparso nel nulla era macchiato di sangue, macchie che qualcuno avrebbe poi cercato di lavare via. Il sangue appartiene proprio a Carabellò, stando all'esito dell'esame del Dna basato sulla madre dello scomparso. "La giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto - aveva osservato la criminologa - ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito". L'ipotesi è che il delitto sia stato commesso al chiuso, vicino a quella giacca: alcune testimonianze riconducono Carabellò riconosciuto fuori di casa il giorno della scomparsa, una giornata molto fredda. La deduzione è che il giaccone sia stato macchiato quando non era indossato, ma vicino a Carabellò. Era il marzo del 2018. E a marzo 2021 un altro indumento è stato rinvenuto nello stesso canale nel quale sono state trovate le ossa umane e la patente dell'uomo. 

La scomparsa di Biagio Carabellò e il mistero del testamento falsificato 

Biagio Carabellò scomparve la mattina del 23 novembre del 2015 dal quartiere Bolognina, dove ha sempre abitato e dove erano in molti a conoscerlo. Sarebbe stato visto l'ultima volta presso il poliambulatorio di via Tiarini. Da allora le indagini hanno preso strade diverse, fino al ritrovamento del testamento della sua fidanzata deceduta per malattia, Elisabetta Filippini, falsificato da una mano che poi è stata condannata. Ma i colpi di scena continuano fra lettere anonime e tracce di sangue sugli indumenti dell'uomo. 

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