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Come è morto Biagio Carabellò? "La verità è un nostro dovere, andremo avanti più forti e motivati"

Susanna Carabellò, la sorella di Biagio: "Sappiamo che che tornerà a casa e già questo ci conforta. Mi affido alle indagini, che spero diano le risposte a tutte le domande che ci siamo posti in tutti questi anni"

Biagio Carabellò tornerà a casa. La notizia della corrispondenza fra i resti umani trovati all'interno di un canale di scolo in zona Parco Nord (insieme alla sua patente e a un giubbotto) è arrivata ieri dalla Procura di Bologna e così, dopo un confronto fra dati clinici odontoiatrici, peculiarità anatomiche e patologiche e terapeutiche, è diventata ufficiale la morte dell'uomo cercato incessantemente dal 2015. La famiglia di Biagio e in particolare la sorella Susanna Carabellò, non ha mai creduto all'allontanamento volontario: "Era un momento positivo per lui, non aveva motivo di andarsene senza dire nulla" ha sempre sostenuto. 

Adesso bisognerà capire come è morto: "Non crediamo neppure nell'ipotesi del suicidio, per le stesse ragioni: aveva affrontato e superato dei momenti molto difficili (la morte della fidanzata Elisabetta Filippini uno fra tutti) e al momento della scomparsa stava bene e aveva un lavoro. Non ci sarebbe stato motivo di compiere un gesto estremo". 

"Adesso Biagio torna a casa. Andremo avanti per arrivare alla verità"

"La verità è un nostro dovere, andremo avanti più forti e motivati di prima - ha detto la sorella di Biagio a proposito delle indagini - oggi sappiamo che Biagio torna a casa e questa è  già una vittoria. Poi mi affido alle indagini e spero diano le risposte alle tante domande che ci siamo fatti in tutti questi anni". E Carabellò potrà avere anche un funerale, al quale potrà partecipare anche l'anziana madre, che tanto ha sofferto in questo lungo tempo aspettando la verità. 

Il cadavere trovato nel canale di scolo del Parco Nord è di Biagio Carabellònon ci sono più dubbi. Lo ha confermato ieri la Procura di Bologna con una nota: "In data odierna sono stati raffrontati i dati clinici odontoiatrici appartenenti al signor Biagio Carabellò recapitati dalle forze dell’ordine con la situazione dentaria della salma rinvenuta in data 23 marzo 2021 a Bologna. Dal confronto è emersa la corrispondenza tra oltre all’assenza di elementi di incompatibilità. Ciò è sufficiente per identificare il cadavere nella persona di Biagio Carabellò". 

Il sopralluogo: trovato anche il cellulare 

"Così abbiamo escluso l'allontanamento volontario - il commento a caldo dell'avvocato della famiglia Barbara Iannuccelli - ma sarà probabilmente l'esame del giubbotto a dare qualche informazione in più. Un foro da arma da fuoco, un taglio: qualcosa che ci dica come potrebbe essere morto Carabellò". 

Caso Carabellò: l'ultima intervista alla sorella Susanna 

L'indumento del 46enne scomparso nel nulla era macchiato di sangue, macchie che qualcuno avrebbe poi cercato di lavare via. Il sangue appartiene proprio a Carabellò, stando all'esito dell'esame del Dna basato sulla madre dello scomparso. "La giacca non era indossata da Biagio al momento del delitto - aveva osservato la criminologa - ma probabilmente era limitrofa al punto in cui è stato aggredito". L'ipotesi è che il delitto sia stato commesso al chiuso, vicino a quella giacca: alcune testimonianze riconducono Carabellò riconosciuto fuori di casa il giorno della scomparsa, una giornata molto fredda. La deduzione è che il giaccone sia stato macchiato quando non era indossato, ma vicino a Carabellò. Era il marzo del 2018. E a marzo 2021 un altro indumento è stato rinvenuto nello stesso canale nel quale sono state trovate le ossa umane e la patente dell'uomo. 

La scomparsa e il testamento falso: il giallo Carabellò

Biagio Carabellò scomparve la mattina del 23 novembre del 2015 dal quartiere Bolognina, dove ha sempre abitato e dove erano in molti a conoscerlo. Sarebbe stato visto l'ultima volta presso il poliambulatorio di via Tiarini. Da allora le indagini hanno preso strade diverse, fino al ritrovamento del testamento della sua fidanzata deceduta per malattia, Elisabetta Filippini, falsificato da una mano che poi è stata condannata. Ma i colpi di scena continuano fra lettere anonime e tracce di sangue sugli indumenti dell'uomo. 

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