Minori e disagio dopo il caso Bibbiano: "Pratiche paralizzate, assistenti sociali hanno paura"

A sollevare la questione è padre Giovanni Mengoli, durante l'inaugurazione di un centro per ragazzi disagiati alla presenza del candidato Stefano Bonaccini

Dopo il caso di Bibbiano gli assistenti sociali "hanno paura" e tutte le pratiche "sono paralizzate". Un problema che va a colpire i minori a tutte le età, compresi gli adolescenti in situazione di disagio.

A sollevare la questione è padre Giovanni Mengoli, presidente del Gruppo Ceis, questa mattina a Bologna all'inaugurazione di una nuova comunità per minori, chiamata 'Eureka', che accoglie appunto ragazzi problematici d'intesa con i servizi sociali di Bologna e con la giustizia minorile.

"Dopo Bibbiano, che credo sia stato molto strumentalizzato e non è generalizzabile all'intera regione- afferma padre Mengoli- abbiamo avuto un crollo degli inserimenti, perché i servizi sociali sono paralizzati. Hanno paura". In poche parole, afferma il presidente del Gruppo Ceis, "c'è stato un immobilismo ingessato da parte dei servizi sociali che, timorosi di conseguenze, hanno bloccato tutto. Prima di giugno avevamo richieste di ingresso che sono state fermate, perché gli assistenti sociali non si sono sentiti di prendere questa responsabilita'".

Padre Mengoli aggiunge: "Sono d'accordo che il sistema giuridico possa anche essere rivisto, perche' quando il collegio giudicante allontana un ragazzino, la famiglia non puo' dire nulla".

Ma la situazione attuale di immobilismo "rimanda i problemi. Bibbiano riguardava i bambini- ricorda il presidente del Gruppo Ceis- noi qui trattiamo gli adolescenti, ma il fatto che non si faccia niente in questa fascia d'età significa che il problema poi si protrae dopo i 18 anni e finisce o sui servizi per la tossicodipendenza o in carcere o ai servizi di salute mentale. Non si scappa da lì".

La comunità 'Eureka' di Bologna, prima in una struttura sui colli e oggi invece in via Massarenti, dispone di nove posti. "I ragazzi che accogliamo manifestano sintomi di disagio- spiega padre Mengoli- anche perché hanno già avuto procedimenti penali o hanno dei conflitti in famiglia", ad esempio vengono da "fallimenti adottivi".

Sono le famiglie che ci chiedono aiuto- sottolinea il presidente del Gruppo Ceis- perché non riescono più a gestire questi ragazzi. Noi crediamo molto in un lavoro di comunità, che porta a prognosi positive: le persone stanno meglio. Ma se non si interviene, non si guarisce in maniera miracolosa. Più si porta avanti la possibilità di intervenire, più è difficile poi farlo", avverte padre Mengoli.

Presente al taglio del nastro anche il governatore Stefano Bonaccini. Che commenta: "Obiettivamente la vicenda di Bibbiano ha portato, nella sua rappresentazione estrema e un po' sbagliata e nella polemica politica anche molto violenta, quasi a dare l'impressione che in questo territorio ci fossero servizi non all'altezza della storia del welfare di questa regione.

Noi dobbiamo sicuramente lavorare per migliorare il sistema, abbiamo già portato qualche proposta in aula. Ma non è vero che è un sistema disastroso, come qualcuno ha voluto far credere. E vedo che adesso ci vanno tutti molto piu' cauti". Bonaccini non manca di sottolineare il "prezzo drammatico che ha pagato il sindaco di Bibbiano", per il quale la Cassazione ha stabilito che non andavano disposti gli arresti.

Dopodiché "ha un percorso per potersi difendere dall'accusa di abuso d'ufficio, che è ben diversa da quello che ha dovuto subire per troppe settimane. Starà a lui dimostrare la sua estraneità", afferma Bonaccini. E aggiunge: "Se qualcuno ha sbagliato, ci auguriamo paghi il più duramente possibile". (San/ Dire)

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