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Caso Bio-on, la procura chiede il processo per la ex dirigenza

Le accuse sono di manipolazione del mercato e false fatturazioni

Sono dieci le persone dei vecchi vertici di Bio-on per le quali la procura di Bologna chiede il processo, in seguito all'inchiesta che ha portato alla messa in stato di fallimento dell'azienda di bioplastiche di Castel San Pietro Terme, passata nel 2019 da vero e proprio unicorno produttivo ad azienda sull'orlo del crac. Le accuse, a vario titolo, sono di false comunicazioni sociali e manipolazione del mercato.

Nell'ex blocco dirigente, finire davanti al giudice delle indagini preliminari, che deciderà se e chi mandare eventualmente in udienza, sono l'ex presidente Marco Astorri, l'ex socio e vicepresidente Guido Cicognani e Gianfranco Capodaglio, ex presidente del collegio sindacale.

L'inchiesta deflagrò nell'ottobre 2019, quando a seguito degli accertamenti svolti dalla Guardia di finanza scattarono alcune misure cautelari e sequestri.

Bio-on, infatti, nei mesi precedenti era finita nel mirino del fondo americano Quintessential, che pubblicò un dossier in cui accusava l'azienda di essere "una nuova Parmalat a Bologna" e un "castello di carte" destinato "al collasso totale". Inizialmente, Astorri era stato sottoposto agli arresti domiciliari (poi revocati), mentre per Cicognani e Capodaglio erano scattate delle misure interdittive. Ora il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato, l'aggiunto Francesco Caleca e il sostituto Michele Martorelli chiedono il processo per loro e per gli altri sette indagati.

La difesa: "la società solida, prima dell'attacco speculativo"

La difesa intanto si prepara a contestare punto su punto tutte le accuse. “Affronteremo con serenità e determinazione l’udienza preliminare - dichiara Tommaso Guerini, difensore e di Astorri-, nel corso della quale vi sarà finalmente modo di chiarire alcuni aspetti essenziali per una corretta ricostruzione dei fatti su cui si fonda l’ipotesi d’accusa. Su tutti -ricorda il legale- che Bio-on era una Società solida e di grande prospettiva e non certo un 'castello di carte', come invece sostenuto da chi la rese oggetto di un feroce attacco speculativo, scommettendo sul ribasso del valore delle azioni e ottenendo un ingente profitto dalle perdite subite da migliaia di risparmiatori”.

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