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Reattore a fusione nucleare, Merola candida il Brasimone

Il Sindaco metropolitato vuole candidare il centro il laboratorio Enea di Camugnano alla realizzazione del progetto europeo Divertor Tokamak test, un reattore a fusione in miniatura

La sigla è Dtt, che sta per "Divertor Tokamak test". Si tratta di un impianto in grado di riprodurre in scala ridotta "i parametri operativi di un reattore", con l'obiettivo di "dimostrare la possibilità di generare energia elettrica tramite la reazione di fusione nucleare a costi competitivi". In parole povere è una sorta di 'modellino', un mini-reattore dimostrativo per eseguire test sulla fusione degli atomi usata per produrre energia. E Bologna si candida a ospitarlo.

E' il sindaco metropolitano Virginio Merola a proporlo. "Credo che il centro Enea del bacino del Brasimone abbia tutte le caratteristiche per ospitare questo nuovo polo scientifico tecnologico- scrive il sindaco sul suo blog- occorre che tutte le le Istituzioni si impegnino in questa direzione per raggiungere questo importante risultato per il territorio". Merola ha colto al volo la risoluzione approvata in commissione Attività produttive alla Camera, firmata tra gli altri anche dal parlamentare Pd Gianluca Benamati, che impegna il Governo ad attivarsi "perché si realizzi in Italia la Divertor Tokamak test (Dtt), importante infrastruttura di ricerca inserita nei programmi europei di sviluppo sulla fusione nucleare, impegnandolo a reperire le limitate risorse nazionali richieste per l'avvio e l'implementazione di questo progetto, che si baserà principalmente su fondi comunitari e internazionali".

Un impianto per ospitare il quale si era già candidata nei mesi scorsi la Regione Piemonte. I contenuti del progetto li ha spiegati non più tardi di due mesi fa, sempre in commissione a Montecitorio, il presidente Enea Federico Testa. Il costo dell'opera ammonta a 500 milioni di euro, coperti principalmente con fondi europei e senza "aggravi sul bilancio dello Stato", che potrebbe generare a sua volta un investimento di circa due miliardi di euro.

Per costruire l'impianto servono sette anni, dando lavoro a circa 620 persone. Per la fase operativa della Dtt è previsto invece l'impiego di 1.250 addetti per 25 anni, a cui si aggiungono altre 150 persone per la sperimentazione. Dal punto di vista tecnico, il progetto è stato pensato per risolvere uno dei problemi più critici della produzione di energia dalla fusione nucleare, ovvero "il controllo dello smaltimento del calore generato". A livello europeo, infatti, il Dtt è considerato "essenziale" per la futura realizzazione di Demo, il Demonstration fusion power reactor.

"Questo progetto- spiega Benamati in una nota- è assimilabile a Jet nel Regno Unito e rappresenta un passo avanti per la fusione nucleare in Europa, collocandosi fra la macchina Iter, in costruzione in Francia, e il futuro reattore dimostrativo". Il progetto Dtt, continua il deputato Pd, "si configurerà come una realtà fondamentale per la ricerca scientifica e tecnologica italiana, porterà importanti ricadute sulle aziende italiane, che sono già leader nel settore e risulterà molto rilevante anche per la formazione e l'impiego di giovani ricercatori e tecnologi italiani che oggi spesso devono emigrare". Ad oggi, però, "esiste il rischio concreto che l'intero progetto si fermi- si legge nella risoluzione- se non si prendono con la dovuta urgenza le decisioni" sulla partecipazione dell'Italia al progetto. (Dire)

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