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Frodi, fatture false ed evasione per milioni di euro, in manette coppia di imprenditori

Interdetti alla professione anche tre commercialisti compiacenti. Un complicato sistema di 'scatole cinesi', studiato per evadere Iva e Ires. Sequestrate quote di un ristorante etnico aperto da poco

Una complessa catena di società e concatenazioni, con le quali si sono evase imposte Iva e Ires per 12 milioni di euro. Sono le accuse mosse nei confronti di due coniugi di 48 e 49 anni, entrambi cittadini cinesi e operanti nel confezionamento di vestiti.

Assieme a loro, su richiesta del pm Marco Forte e su disposizione del Gip Rossella Materia, sono finiti nei guai altri cinque imprenditori e tre commercialisti, rispettivamente interdetti dalla professione per 12 e 9 mesi. In tutto gli indagati, nell'operazione 'Scatole cinesi' sono 27, accusati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere finalizzata ad una i serie di delitti di natura fiscale, oltre che riciclaggio, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni. Nell'ordinanza è stat disposto anche il sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di beni mobili ed immobili per 2 milioni di euro.

La struttura societaria che ha permesso sin dal 2010 di frodare il fisco e accumulare proventi illeciti è partita da un controllo delle fiamme gialle del II Gruppo di Bologna nei confronti di una società con sede a Calderara di Reno. Operante nel settore del confezionamento di capi di vestiario, l'impresa risultava amministrata da un cittadino di origine cinese, in realtà semplice prestanome. 

Una complessa catena di società che si autoappaltavano di fatto le commesse, forniture di servizi incrociati tra aziende che aprivano e chiudevano nel giro di un anno, assunzione fittizia di dipendenti, responsabilità in carico a prestanome, una sistematica omissione nel pagamento di imposte sui redditi e Iva: il tutto ha fatto concentrare i radar della Finanza sull'entourage della coppia di imprenditori, fino a fare emergere una vera e propria rete dell'evasione e della frode fiscale con emissione di fatture false per 12 milioni di euro.

Di fatto tutte le aziende implicate erano in mano alla coppia, dal momento che è stato accertato come tutte le iniziative aziendali dovessero passare al loro vaglio (dai rapporti con i fornitori e clienti a quelli con le banche fino all’assunzione dei dipendenti).

Nel corso delle indagini è anche emerso che, dopo la chiusura della prima verifica fiscale, i coniugi cinesi avevano compiuto una serie di operazioni immobiliari per spogliarsi dei propri beni intestandoli in maniera simulata a parenti e soggetti terzi, nonché a società di comodo, a loro direttamente riconducibili, ed infine reinvestendo il medesimo denaro in altre società, fittiziamente intestate alla seconda generazione della famiglia.

Una parte dei proventi di tutta l'attività delittuosa era già stata reinvestita in altre attività. Le Fiamme Gialle hanno infatti sequestrato alcune quote di partecipazione anche nel mondo della ristorazione cinese, tra cui uno dei più grandi ristoranti di cucina asiatica presente sul territorio felsineo, inaugurato da poco.

Il sodalizio criminale, secondo quanto emerso, si reggeva necessariamente sull’ausilio di compiacenti professionisti, dal momento che "quali depositari delle scritture contabili nonché intermediari abilitati alla presentazione delle dichiarazioni dei redditi, volutamente consentivano ed agevolavano le condotte complessivamente contestate utilizzando i necessari artifizi contabili".

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