Imprese, i numeri neri dell'economia bolognese: "Calo mai visto prima"

È il quadro che la Camera di commercio di Bologna dipinge per le aziende del territorio nel periodo aprile-giugno, quello compreso tra il lockdown e le prime riaperture

Valerio Veronesi, presidente Camera di Commercio

"Un trimestre storico", con flessioni mai registrate prima nell'economia bolognese tra calo dell'occupazione e allarme sui giovani.

Un trimestre segnato per almeno metà delle settimane dalla chiusura completa di quasi tutte le attività. A questo punto, se le condizioni della pandemia rimarranno invariate, un'impresa bolognese su due prevede di riprendere l'attività ai livelli pre-Covid solo a partire dalla seconda metà del 2021 (chi esporta e chi è digitale se la caverà meglio).

È il quadro che la Camera di commercio di Bologna dipinge per le aziende del territorio nel periodo aprile-giugno, quello compreso tra il lockdown e le prime riaperture. Ne parla alla Mercanzia il presidente Valerio Veronesi, illustrando slide e lanciando appelli in conferenza stampa. Nei mesi in questione le imprese manifatturiere bolognesi, in media, hanno registrato una produzione pari al -19%, un fatturato al -18%, vendite all'estero e ordini con un trend per entrambi del -16%.

Le aziende metalmeccaniche fanno peggio (-20% produzione e -17% ordini) e lo stesso andamento riguarda quelle manifatturiere artigiane, con un -20% su produzione, fatturato e ordini così come un -17% per il fatturato oltre confine (-14% la domanda). Più che altro, nel secondo trimestre 2020 crollano le attività turistiche, che perdono oltre la metà del volume d'affari e vedono registrare "un impietoso" -54% di media, le strutture ricettive che perdono il 63% del volume d'affari, la ristorazione con -52%, le agenzie di viaggio con -69%.

In questo contesto, è lo scenario previsto per tutto quest'anno a restituire il peso della crisi: nel 2020, si legge nel report camerale che a livello regionale si fonda su dati Prometeia, l'economia bolognese potrebbe perdere 3,7 miliardi rispetto al valore aggiunto prodotto nel 2019, per una flessione che supera il 10%,

Per le esportazioni è prevista una flessione vicina al -17%, per le importazioni superiore al -13%. Venendo all'occupazione, fra agosto ed ottobre le imprese bolognesi dovrebbero cercare poco più di 18.000 figure professionali: 6.570 in meno rispetto allo stesso periodo 2019. Se l'anno scorso il 13% delle imprese aveva in programma nuovi contratti di lavoro, oggi la percentuale è quasi dimezzata. Un dato rimane inalterato rispetto al 2019: per un posto su tre le imprese cercano espressamente dei giovani.

E "il calo della domanda" è, per due imprese su tre, il motivo principale della frenata occupazionale. Tornando ai numeri dei singoli settori nel secondo trimestre, il packaging segna un trend del -10% (ma con un +4,5% nelle esportazioni rispetto a metà 2019) mentre l'alimentare registra cali tra il -9% e il -10% per produzione, fatturato e ordinativi (-8% le esportazioni, -6% la domanda estera). E ancora: nessun dato positivo nelle costruzioni (-14% il volume d'affari), svolta in negativo per la cooperazione con la produzione che scende del -3%, oltre a -5,6% per il fatturato e -2,7% per gli ordini.

I servizi perdono oltre un quarto del volume d'affari (-25,7% rispetto a giugno 2019) e va oltre il -13% la flessione delle vendite del commercio al dettaglio (si spazia dal -7% nel comparto alimentare al -22% per il non alimentare). Situazione opposta nella grande distribuzione (+9,5%) e rallentamento vicino al -20% per il commercio all'ingrosso, che raggiunge il -22% nell'ingrosso dei prodotti non alimentari. Complessivamente, rispetto a gennaio 2020 le imprese giovanili sono 455 in meno: risultano ora 5.600 (il 70% nei servizi, una su quattro è femminile). E se un aspetto cruciale per la ripartenza è la liquidità, fra le aziende da uno a 9 dipendenti solo il 49% ha ottenuto i finanziamenti, mentre fra le imprese con più di 250 dipendenti si sale all'81%.  (Dire)

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