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Domenica, 25 Settembre 2022
Cronaca Navile / Via Mario Cobianchi

Viaggio nel nuovo campo Sinti alla Pescarola

Mentre i residenti lamentano di non essere stati ascoltati dal Comune e temono la svalutazione dei loro immobili, i nuovi abitanti di via Cobianchi hanno già preso possesso delle casette e raccontano :”c’è tanto lavoro da fare “

Il trasloco da via Erbosa alla Pescarola non è ancora terminato. Eppure, i residenti della zona sono già contrariati. La scelta del Comune di portare una piccola parte del campo Sinti di via Erbosa in via Mario Cobianchi ha scatenato non poche polemiche tra i residenti, avvisati della decisione da almeno quattro anni. “Sì, ci hanno avvisato – dice Elisabetta, abitante di uno dei caseggiati che fronteggia il nuovo insediamento – ma nonostante le nostre polemiche nessuno ci ha ascoltati”. 

Via Cobianchi, il nuovo campo Sinti scontenta i residenti

L’iter, partito tra il 2016 e il 2017, ha visto la ferma opposizione di molti degli abitanti del quartiere Selva Pescarola. All’inizio di questa settimana è cominciato lo spostamento, su base volontaria, di alcuni dei residenti del campo di via Erbosa: trentadue in tutto, di cui una decina nel piccolo campo di via Mario Cobianchi. "Sono tre anni che protestiamo – continua Elisabetta – abbiamo fatto una petizione. È venuto qui anche un avvocato del Comune dicendo che ci avrebbe tutelato, ma alla fine hanno fatto quel che gli pareva. Hanno deciso di metterlo a due metri di distanza dalle nostre case e l’hanno fatto. Potevano metterli in campi lontani dai centri abitati, ce ne sono tanti. Ora le nostre case valgono zero euro”. Le dà ragione Amelia, un’altra residente del piccolo caseggiato: “Io non ho niente contro di loro, sono persone come noi. Però è vero, ora le nostre case non varranno più nulla”.
“Ci hanno fatto un dispetto – continua Elisabetta – ma non è colpa nostra se viviamo qua. Ora ci saranno sporcizia, rumore e immondizia. Cosa dobbiamo fare noi? Non possiamo più fare niente”. Negli anni, però, qualcosa hanno provato a fare. Oltre alla petizione di firme, alle proteste e alle mobilitazioni, qualche abitante del quartiere ha incendiato il campo nella speranza di ritardare i lavori: “Qualcuno di noi è stato, è stato un atto di protesta. Ma non si saprà mai chi è stato” conclude Elisabetta. 

Campo Sinti via Mario Cobianchi

Parlano gli abitanti del nuovo campo Sinti della Pescarola

Il campo Sinti in via di allestimento in via Mario Cobianchi ha poco a che vedere con l’immagine comune di questo tipo di insediamenti. Si tratta di un appezzamento di terreno molto piccolo, grande neanche quanto un campo da calcio, è recintato con delle reti metalliche e pian piano si sta riempiendo di piccole case modulari bianche. Sotto la sorveglianza della Polizia locale, arrivano due tir che trasportando grandi pezzi di prefabbricati. E poi macchine e furgoni carichi di valigie e scatoloni.

“Una gran fatica – racconta Giovanni, uno dei primissimi abitanti del nuovo insediamento – ma finora non c’è stato nessun problema. Solo un uomo è venuto a gridarci “zingari di m*, andate via”, ma Dio si ricorderà di lui. Noi non abbiamo fatto male a nessuno”. Giovanni è un uomo di una settantina di anni e ha passato gran parte della mattinata a montare il nuovo contatore del gas. Da due giorni vive nel nuovo campo in una piccola casa prefabbricata insieme a sua moglie. Con lui, nelle altre abitazioni, ci saranno i due fratelli con le mogli e i due figli di uno dei due, a loro volta conviventi con le rispettive mogli

“Saremo una decina in tutto” racconta Claudio, fratello di Giovanni. Anche lui vive nella sua nuova casa da due giorni: “Ma mica è nuova – continua – avrà almeno trent’anni. Abbiamo passato una settimana a mettere tutto a posto, ma c’è ancora tanto lavoro da fare”. Claudio, nella vita, racconta di aver fatto qualsiasi tipo di lavoro: “Ho lavorato tanti anni per una cooperativa e lì ho fatto qualsiasi cosa: il giardiniere, l’operario, ho fatto le pulizie, tutto. Poi ho dovuto operarmi: ho avuto un trombo ad una gamba e un cancro. E, alla fine di tutto, non ho avuto diritto alla pensione. Ho chiesto anche quella di invalidità – dice mostrando la grande cicatrice verticale che ha sulla pancia – ma non mi è stata concessa”. 
 

Nel corso della mattinata i mezzi di trasporto continuando ad andare e venire dal piccolo campo. Tutto procede a rilento, fa molto caldo e nessuno sembra aver fretta. Nonostante le proteste, i lavori al nuovo insediamento dovrebbero finire entro venerdì. Da lì, Claudio, Giovanni e gli altri membri della loro grande famiglia potranno iniziare una nuova vita. 

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