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Viaggio nel canile di Trebbo: 'Andiamo avanti, ma restituzioni e ritrovamenti 'sospetti' pesano'

Un sopralluogo nel canile che accoglie tutti gli animali tra Bologna e Castel Maggiore. Una decina al lavoro tra operatori e volontari: estese le aree verdi. 'Qui nessuno rimane chiuso in gabbia tutto il giorno'

Troppi cani, troppo grossi, anche da fuori regione. E' questo in estrema sintesi, il problema principale che sta fronteggiando il canile di Bologna, che da qualche mese sta gestendo anche il territorio di Castel Maggiore. E' la presidente Lilia Casali, che da Maggio 2013 giuda l'associazione Animal Liberation nell'amministrazione del canile del Trebbo a fare il punto e, come già evidenziato dalla stampa locale, a lanciare l'allarme delle rinunce di proprietà, e non solo.

In sostanza, da un paio di anni, sono aumentati gli 'ospiti' a quattro zampe di taglia forte: pastori corsi, maremmani, pitbull, amstaff. Tutti esemplari 'da presa', cani abituati alla caccia, alla guardia, alla lotta. "Questa qui è una moda, li prendono che sono cuccioli teneri con le zampe grosse, ma poi quando diventano grandi se non li si addestra per bene diventano difficili da gestire, e il risultato è che li affidano a noi".

Una delibera comunale infatti concede la facoltà dei privati di affidare le proprie bestiole nei locali pubblici, in un'ottica di salvaguardia degli animali stessi, evitando che vengano abbandonati o peggio soppressi. "Però così non possiamo andare avanti, abbiamo circa 170 ospiti, il nostro limite è 200, ma tenga conto che un molosso (cani di tagli grande, ndr) che proviene da una situazione di stress ha bisogno di stare in un box autonomo: se ne arrivano 40 in un anno la situazione diventa problematica.

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Casali, che assieme a una quindicina tra operatori, volontari, e una equipe di educatori comportamentali provvede al mantenimento della struttura, accenna anche a un'altra problematica: "Spesso vengono fatti ritrovare dei cani che provengono da fuori regione, da zone in cui non c'è tutta questa cura nei canili" senza però sapere definire un numero certo in merito al fenomeno.

Ma come avviene l'ingresso in un canile? Ad accompagnarci è Antonella, una volontaria, che si districa nel labirinto di griglie, serrature, e aree verdi di sgambamento come se fosse a casa sua. "Abbiamo un primo momento, di acclimatamento, dove il cane che entra viene studiato nel suo comportamento: viene fatto alloggiare in celle apposite, con una area all'aperto, e lavate ogni giorno". Segue poi lo studio e l'acclimatamento dell'animale: se si dimostra socievole sarà messo con altri due o quattro esemplari, per condividere uno spazio più grande. I casi 'speciali' poi ricevono un addestramento particolare, curato da Le Terre del Branco del prof. Nicola di Pardo, per stemperare eventuali comportamenti aggressivi.

"Cerchiamo, anche con l'estensione di aree verdi (27 nuovi ambienti recintati con erba e 2mila metri quadrati per sgambamento, con sentieri e passeggiate guidate, ad opera di volontari), di dare una vita dignitosa a questi animali" conclude Casali, che aggiunge: "Certo è che una famiglia accogliente e consapevole rimarrà comunque meglio anche del miglior canile. Loro, i cani, quando un umano li adotta, lo sentono come una liberazione".

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