Ancora in corso i disordini a carcere della Dozza, la Polpen: "Ci hanno lanciato di tutto"

Detenuti sul tetto: "E' tutto devastato"

Foto Sinappe

E' ancora in corso la protesta al carcere della Dozza, i detenuti sono saliti sul tetto. Dopo i gravissimi fatti di domenica 8 marzo in diversi istituti italiani, ieri circa 350 detenuti hanno occupato due sezioni dando anche alle fiamme dei materassi. Da quanto si apprende, diversi, tre detenuti e un agente, so no stati trasportati in ospedale a causa del fumo. 

"Ci hanno lanciato di tutto - ha detto a Bologna Today un ripresentante sindacale della Polizia penitenziaria - dalla copertura dei tetti, pezzi di metallo e cemento, oltre a insulti. Per fortuna non tutti i detenuti hanno aderito, come ad esempio la sezione femminile, le sezioni coinvolte sono il primo e il secondo piano. Abbiamo tentato di percorrere la strada del dialogo, ma non è stato possibile. Questa è la dimostrazione di come il carcere sia permeabile, entra di tutto, cosa che denunciamo da tempo. E' tutto devastato, la situazione non è stata ancora risolta". 

Alla base delle mobilitazioni ci sono le forti restrizioni adottate per cercare di evitare la diffusione del Coronavirus. A quanto si apprende da fonti della Questura sembra che i detenuti più animosi siano da collocare nelle detenzioni brevi, mentre i carcerati condannati per periodi più lunghi non avrebbero partecipato ai disordini. Del pari diversi detenuti sembra siano rientrati nelle celle, ma la situazione più critica -e ancora in atto- rimane quella del primo e del secondo piano.

Nella mattinata di ieri  sarebbe stata registrata un'escalation di comportamenti aggressivi. Poi i detenuti sarebbero usciti dall'area di sicurezza e arrivati sino alle mura di cinta.

"La  situazione che si è consumata a Modena con la tragica perdita di vite umane e che ancora si sta consumando in alcuni istituti penitenziari emiliano-romagnoli è gravissima. Per ora, è questa l'emergenza - scrivono i garanti territoriali - a Bologna, da quanto viene riferito, è parte attiva della rivolta  un certo numero di persone detenute che ha preso possesso di sezioni detentive (e di ambulatori medici) con pesantissime conseguenze che non si è ancora in grado di quantificare. Nello stesso tempo bisogna evidenziare con forza che un numero consistente di persone detenute ha inteso adottare un comportamento responsabile, non partecipando ai disordini. Non è questo il tempo di interrogarsi in merito a eventuali profili che possano aver contribuito a far degenerare la situazione. ma s'intende ora lanciare un deciso e accorato appello per l'interruzione dei disordini, prima che le conseguenze si aggravino tragicamente - si legge nella nota - resta ovviamente centrale la questione delle misure di prevenzione del contagio da covid-19 da assumere nel contesto penitenziario rispetto alla quali dovrà essere veicolata una corretta e puntuale informazione nei confronti delle persone detenute e la relativa adeguata possibilità di comunicare con i congiunti. Pare anche opportuno iniziare a valutare iniziative per l'adozione di misure di sostegno per le persone detenute indigenti affinchè abbiano aiuti economici per contattare le famiglie. S'intende infine esprimere vicinanza agli operatori dell'Amministrazione Penitenziaria, delle Forze dell'Ordine e dell'Ausl". 

La situazione negli istituti italiani 

Oltre una ventina gli istituti penitenziari interessati da rivolte o manifestazioni di protesta. Come ha riferito il ministero della Giustizia in una nota: "A Foggia i detenuti si sono riversati in tutto l'istituto e hanno occupato l'intercinta; si sono verificate evasioni e 43 detenuti sono stati ricatturati da personale della Polizia Penitenziaria e di altre forze dell'ordine. A Roma Rebibbia Nuovo Complesso i detenuti sono arrivati fino all'intercinta e hanno gravemente danneggiato l'intero padiglione G11. A Bologna circa 350 detenuti hanno occupato due sezioni. A Melfi al momento vi sono quattro agenti trattenuti dai detenuti in due sezioni di alta sicurezza. A Rieti l'intero istituto risulta occupato dai detenuti". "Disordini si sono verificati e sono ancora in corso a Bari, Palermo Ucciardone, Santa Maria Capua Vetere (con alcuni detenuti che hanno raggiunto il tetto dell'istituto), Velletri, Prato, Milano San Vittore (detenuti sui tetti e annunciata manifestazione di anarchici), Matera, Chieti, Ivrea, Caltanissetta ed Enna". "A La Spezia, Ferrara, Roma Regina Coeli, Termini Imerese e Trani i disordini sono rientrati. In quasi tutti gli istituti si registrano ingenti danni alle strutture", spiega la nota ministeriale.

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