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Dozza, situazione emergenza sanitaria: "No ai trasferimenti di detenuti da altri istituti"

Rilevati diversi casi di positività tra la popolazione detenuta e il personale. Anche il mondo accademico alza la voce per chiedere al Governo provvedimenti urgenti per limitare i contagi

Blocco dei trasferimenti di detenuti da altri istituti della Nazione e l’assegnazione dei detenuti nuovi giunti presso altre strutture della Regione. E' quanto chiedono i sindacati SAPPE, OSAPP, UIL PA, SINAPPE, FNS CISL, FSA CNPP, FP CGIL e USPP. 

In una nota congiunta inviata a Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, a Provveditorato Regionale, alla Direzione dell’Istituto, al Presidente della Regione, al Sindaco, al Prefetto, al Questore, all’Assessore Regionale alla Sanità ed all’Ausl di Bologna, rimarcano la situazione di emergenza legata al covid all'interno del carcere della Dozza: "Giornalmente vengono rilevati diversi casi di positività tra la popolazione detenuta e il personale che vi presta servizio a vario titolo". 

Covid: "Alla Dozza situazione preoccupante"

Il sovraffollamento dell'istituto (721 detenuti a fronte di 460 posti - dati FP CGIL) e "sta rischiando di mandare al collasso il sistema carcere, già in grande affanno per la necessità di trovare gli spazi idonei dove allocare i detenuti positivi, i nuovi giunti, quelli in arrivo da altri Istituti e i detenuti sintomatici dalla restante popolazione detenuta", si legge, così le organizzazioni sindacali hanno chiesto interventi decisi e urgenti da parte delle Autorità competenti. 

Anche il mondo accademico e universitario italiano alza la voce per chiedere al Governo un provvedimento urgente che alleggerisca le presenze nelle carceri, anche per limitare i contagi da coronavirus al loro interno. A firmare l'appello sono 117 professori e studiosi di giurisprudenza di numerosi atenei di tutto il Paese. "La patologica situazione di sovraffollamento che caratterizza le nostre carceri- sottolinea Marcello Marighelli, garante dei detenuti della Regione Emilia-Romagna- contribuisce ad accrescere il rischio di diffusione del contagio. E' quindi necessario incidere significativamente sul numero delle presenze in carcere, per la tutela del diritto alla salute di detenuti e operatori penitenziari". Nel loro appello, i docenti universitari spiegano di voler aderire così, "in ideale staffetta, allo sciopero della fame di Rita Bernardini, Irene Testa, Luigi Manconi, Sandro Veronesi, Roberto Saviano e di oltre 500 detenuti, quale forma di mobilitazione per chiedere al Governo e alle autorità competenti di adottare provvedimenti idonei a ridurre il piu' possibile il sovraffollamento delle carceri italiane, cosi' da prevenire il rischio di un'ulteriore diffusione del contagio da coronavirus al loro interno".

L'emergenza sanitaria, affermano gli accademici, "nel fare riaffiorare in maniera più amplificata la condizione molto problematica in cui non da ora versa il sistema penitenziario italiano, sotto il profilo delle condizioni di vita intramurarie, del livello di rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti e di una effettiva idoneita' della pena a conseguire l'obiettivo costituzionale della rieducazione e del reinserimento sociale, può rappresentare un'importante occasione per riaccendere le luci sul pianeta carcere e sollecitare il potere politico a riprendere il cammino delle riforme necessarie per ridare vitalità e concretezza ai principi enunciati nel terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione".
 

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