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Nuovo padiglione alla Dozza: '200 posti in più, ma manca l'organico'

I lavori dovrebbero partire all'inizio del 2019. L'istituto al momento conta 800 detenuti contro una capienza di circa 500, ma le criticità sono numerose

Il carcere della Dozza di Bologna potrà contare su un nuovo padiglione da 200 posti. Lo fa sapere, presentando in commissione a Palazzo D'Accursio il rapporto sul suo primo anno di lavoro, il Garante comunale dei detenuti Antonio Ianniello.

In estate il Provveditorato per le opere pubbliche della Lombardia e dell'Emilia-Romagna "ha comunicato che è in itinere la procedura per l'approvazione del progetto esecutivo", che dovrebbe concludersi in questi giorni, mentre i lavori "dovrebbero partire all'inizio del 2019". L'istituto bolognese al momento conta 800 detenuti contro una capienza di circa 500, e, anche se 200 posti in più rappresentano, sulla carta, una buona risposta al problema del sovraffollamento, Ianniello evidenzia che l'operazione deve essere affiancata dalla risoluzione di un altro problema, quello delle carenze d'organico.

Sul punto, il Garante afferma di "aver inviato a fine 2017 una nota al Capo dipartimento e al direttore generale del personale e delle risorse dell'Amministrazione penitenziaria" per segnalare la propria preoccupazione "nel caso in cui alla costruzione del nuovo padiglione non dovesse seguire un adeguamento dell'organico, tanto dell'area educativa quanto della Polizia penitenziaria". Anche perchè, ricorda, già adesso la sola Polizia penitenziaria deve fare i conti con un 'rosso' di circa 100 unita' di personale, mentre sul fronte dei "funzionari della professionalità giuridico-pedagogica permane, nonostante una recente assegnazione di ulteriori risorse umane, una situazione di incongruita' numerica in relazione al numero dei detenuti definita 'gravissima ed eclatante' in una recente e nota ordinanza del magistrato di Sorveglianza". 

Per Ianniello, il carcere bolognese "necessiterebbe di risorse per interventi di manutenzione e miglioria e, con riferimento alle criticità di carattere stagionale (come il caldo estivo) per interventi che possano risolvere, o almeno attenuare, gli effetti negativi". Se poi la costruzione del nuovo padiglione "dovesse avvenire senza un rafforzamento degli organici, si rischierebbe un significativo disagio lavorativo per gli operatori, con il rischio concreto di ricadute negative sulle condizioni di detenzione, di un aumento del clima di tensione e di contraccolpi sull'organizzazione di attività trattamentali". In sostanza, il garante teme che si venga a creare "uno scenario in controtendenza rispetto a quanto ha conraddistinto in questi anni la detenzione bolognese", che pur con tutta una serie di difficolta' "ha continuato a caratterizzarsi per una vocazione squisitamente trattamentale e per un'ampia apertura alla società esterna".

Le difficoltà attuali sono confermate "dai numeri del carcere di Bologna in relazione allo spazio minimo individuale che deve essere garantito a ogni detenuto secondo i parametri della Corte Edu", che "appaiono sostenibili, ma che "messi in relazione a quella che doveva essere la portata originaria dell'istituto e alle carenze di organico, danno appunto la misura delle difficoltà operative". Da qui la preoccupazione del Garante per l'eventualita' di "ulteriori 200 detenuti in carico agli operatori penitenziari a organici invariati", preoccupazione "comunicata anche al sindaco Virginio Merola, che in gennaio ha scritto al capo di gabinetto del ministro della Giustizia, il quale ha risposto dicendo di aver sensibilizzato il dipartimento sulle criticita' collegate alla progettata apertura di un nuovo padiglione".

Infine, pur rimarcando la quantità e la qualità delle attività che i detenuti possono svolgere, Ianniello osserva che "non essendo ancora stato perfezionato un sistema compiuto di attività trattamentali che riesca a impegnare in modo continuativo gli stessi detenuti", la possibilità di "stare all'esterno delle celle (il cosiddetto sistema delle 'celle aperte', ndr) può tradursi in una mera apertura in seguito alla quale i detenuti ciondolano nei corridoi delle sezioni". In questo contesto, sottolinea, "si è verificato un aumento degli eventi critici, con aggressioni al personale della Polizia penitenziaria", anche se "non si puo' dire che esista uno stringente nesso di causalita' con l'operatività del regime a celle aperte, essendosi verosimilmente trattato di singoli episodi legati alle condizioni personali degli aggressori".

Da ultimo, il garante si sofferma sulle criticità della sezione 3C, "in cui sono collocate meno di 20 persone (per lo più ex collaboratori di giustizia), che vivono separate dagli altri detenuti e per cui, dati i numeri esigui, non ci sono adeguate proposte trattamentali". Per questo "a breve si valuterà l'opportunità di chiedere la chiusura della sezione, destinando i detenuti in altri contesti in cui possano essere raggruppati più appartenenti a questa categoria". Altro problema è quello legato all'inagibilita' della sezione per le detenute semilibere, che quando rientrano sono costrette a stare nella sezione ordinaria assieme alle altre detenute. (dire)

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