Rivolta nel carcere della Dozza, il giorno dopo: "Situazione è al limite, chiudere la sezione giudiziaria"

Comunicato congiunto dei sindacati della polizia penitenziaria: tutte le sigle chiedono misure urgenti

Muri bruciati, finestre rotte. "Così non si può andare avanti". Sono categorici i sindacati della polizia penitenziaria, che in una lettera a firma congiunta di tutte le sigle Sappe, Uil pa, Sinappe, Fns Cisl, Fsa cnpp, Fp Cgil, chiedono a gran voce la chiusura del reparto che nei giorni scorsi ha dato il via alla rivolta, costata la morte di un detenuto, e il ferimento di altri carcerati e agenti.

 
"Oggi, più che mai, non è possibile poter continuare a far operare, in quella struttura" chiosano i penitenziari, nella missiva inviata al prefetto, al sindaco e alle autorità carcerarie. Dentro la sezione giudiziaria -ove sono reclusi gli imputati in attesa di giudizio e i condannati a pene brevi "è stato incendiato di tutto, saccheggiato ambulatori sanitari dove gli stessi ristretti si sono impossessati di siringhe, attrezzature mediche atti ad offendere (Bisturi, forbici…) ed una grandissima quantità di medicinali e psicofarmaci".

Venendo ai detenuti la situaizone è descritta come fortemente esplosiva: "Allo stato attuale i detenuti nel reparto giudiziario sono chiusi H24, non hanno telefoni per poter effettuare colloqui telefonici con le proprie famiglie, non ci sono ambulatori medici". Inoltre, "gli agenti, che sono le vere vittime di questa rivolta, sono costretti a lavorare in ambienti insalubri ed all’aperto senza suppellettili e senza strumentazioni. Tutto ciò, e ne siamo certi, contribuirà ad aumentare seriamente i rischi di nuovi disordini e di aggressioni al personale".

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Per tali ragioni, i sindacati della polizia penitenziaria chiedono "con urgenza, l’immediata chiusura del Reparto Giudiziario al fine di intervenire per mettere in sicurezza l’Istituto, informandovi sin da ora che, per tutto quello che accadrà nei prossimi giorni, ne sarete i diretti responsabili"
 
 

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