Dozza, scovati telefoni cellulari nelle celle dei detenuti

Per i sindacati di Polpen è allarme sovraffollamento

Durante una perquisizione delle celle al secondo piano giudiziario del carcere della Dozza, una pratica di routine da parte degli agenti di Polizia Penitenziaria, ieri mattina sono stati trovati due smartphone con rispettivi caricabatterie completamente funzionanti. I detenuti che li avevano in uso sono stati denunciati.

"La CGIL FP si complimenta con il comandante di reparto e tutto il personale di Polizia Penitenziaria della casa circondariale per​ la grande professionalità dimostrata - si legge in una nota - nonostante le varie problematiche da affrontare quotidianamente e le grosse difficoltà create dal sovraffollamento dell'Istituto e i carichi di lavoro sempre più pesanti, infine si auspicano provvedimenti nei confronti dei responsabili dell'introduzione illecita degli oggetti non consentiti"

"Nonostante il fatto che le comunicazioni telefoniche tra detenuti e soggetti esterni al carcere, costituiscono assai spesso veicolo di gravi illeciti penali solo grazie al costante impegno degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria e alla esperienza professionale degli stessi, si riesce a prevenire l’uso in carcere di cellulari, a volte, di dimensioni talmente ridotte da renderne pressoche impossibile il rinvenimento”, fa sapere UIL PA Polizia Penitenziaria di Bologna per voce del suo segretario generale Domenico Maldarizzi "purtroppo” – lancia l’allarme Maldarizzi – a parte il riconoscimento dei meriti agli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, né da parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria né da parte delle Autorità politiche del Ministero della Giustizia vi è la volontà di installare in carcere
dissuasori telefonici che impediscano i pericolosi scambi di comunicazioni tra i detenuti e i soggetti esterni al carcere”.

“Al Personale della Polizia Penitenziaria di Bologna va il plauso di tutta la Uil Pa Polizia Penitenziaria - continua la nota - per tutto quello che fanno per garantire l’ordine e la sicurezza sia all’interno che all’esterno della struttura nonostante la scarsità di mezzi e uomini e, ci auguriamo, che questi eroi silenziosi ricevano il giusto plauso anche dall’Amministrazione”.

"Sommati agli altri recuperati in precedenti operazioni, portano il numero a oltre 10 elementi - scrive in una lettera gli organi competenti Roberto Santini, segretario generale del sindacato dei penitenziari Sinappe - il dato, non trascurabile, non può che essere letto come un punto di vulnerabilità del sistema carcere in una situazione di acclarata insufficienza dei mezzi a disposizione della Polizia Penitenziaria per contrastare il fenomeno dell’introduzione di oggetti non consentiti. Nel caso di specie, pur non trattandosi di mezzi atti ad offendere, il loro possesso da parte della popolazione detenuta vanifica le limitazioni ed i controlli che il legislatore penitenziario ha inteso fissare in tema di contatti con l’esterno. Con nota GDAP 0116407 dello scorso 9 aprile, nel fornire gli aggiornamenti sull’attuazione delle linee programmatiche di codesto Capo Dipartimento, l’Amministrazione comunicava anche il programma degli acquisti di strumentazione funzionale alla sicurezza degli Istituti: fra questi, 165 jammer per l’inibizione delle frequenze telefoniche, 200 rilevatori di telefoni cellulari anche spenti, 65 apparati rilevatori di traffico di fonia e dati. Di fronte a preoccupanti scenari come quelli innanzi descritti, nonostante lo zelante lavoro posto in essere con professionalità e competenza dai poliziotti penitenziari, si intuisce che manca il supporto tecnico per svolgere al meglio il lavoro di contrasto, per cui è più che apprezzata la scelta di investimento effettuata dall’Amministrazione ed in ragione di ciò si chiede di conoscere le tempistiche necessarie per l’attivazione della strumentazione tecnologica".

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