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Covid dentro il carcere, il garante: "Bene le misure, ma rimane sovraffollamento"

Sono una cinaquntina i casi di covid dentro le mura del penitenziario. L'amministrazione penitenziaria ha sospeso i nuovi ingressi

Duecento detenuti in più rispetto alla capienza. Il problema del sovraffollamento complica la gestione dei casi di covid all'interno del carcere della Dozza a Bologna, dove circa 50 persone sono risultate positive al virus.

La direzione penitenziaria è corsa ai ripari e per prima cosa ha deciso di sospendere i nuovi ingressi "almeno sino a quando non verrà raggiunta la piena stabilizzazione del quadro epidemiologico", spiega il garante dei detenuti di Bologna, Antonio Ianniello, che non nasconde preoccupazione per l'"aggravamento della situazione", con anche alcune persone ricoverate in ospedale, soprattutto in prospettiva di una terza ondata di coronavirus nei prossimi mesi.

Per questo chiede di ridurre il numero dei detenuti. "In questo contesto si ritiene particolarmente puntuale il provvedimento adottato nei giorni scorsi dal Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria di Emilia-Romagna e Marche, orientato a sospendere i nuovi ingressi", riconosce Ianniello.

"Secondo quanto previsto dal protocollo sanitario, le persone che risultano essersi positivizzate vengono collocate in spazi differenziati così come coloro che hanno avuto contatti stretti con i positivi e inoltre vengono anche messe in quarantena le persone che presentano sintomatologia compatibile con il covid-19 e coloro che hanno condiviso con queste le camere di pernottamento", spiega il garante.

"Permane la situazione di sovraffollamento. Sono circa 200 le presenze oltre la capienza regolamentare fissata a 500, una condizione per la quale la mancanza di distanziamento fisico può evidentemente fungere da acceleratore della diffusione del contagio", ammonisce Ianniello

"Questa seconda ondata sta avendo un impatto decisamente più grave sul carcere rispetto alla prima, sia a livello locale che nazionale, e l'ulteriore rischio che può profilarsi nei mesi a venire, collegato a una non improbabile terza ondata, merita una scrupolosa valutazione", avverte. "Resta ferma la necessità di deflazionare la popolazione detenuta, anche proprio per evitare che una terza ondata possa ulteriormente amplificare le già serie difficoltà che si stanno fronteggiando in carcere", conclude. (Vor/ Dire)

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