Coronavirus e carcere, verso la fine la rivolta alla Dozza, i garanti dei detenuti: "Situazione molto grave"

I referenti dell'authority in tutta la regione chiedono informazioni adeguate dentro le strutture, accesso ai contatti familiari per gli indigenti e un invito: "Non è questo il tempo di interrogarsi in merito a eventuali profili che possano aver contribuito a far degenerare la situazione"

Sembra sul punto di risolversi la situazione relativa alla rivolta a cui, già da ieri pomeriggio, hanno dato vita alcuni detenuti del carcere bolognese della Dozza. A quanto si apprende, infatti, gli agenti della Polizia penitenziaria sono entrati nell'area dell'istituto in cui i detenuti si erano barricati, e un centinaio sarebbero già rientrati nelle loro celle, mentre un'altra settantina si troverebbe ancora negli spazi comuni.

Per quanto riguarda i feriti e gli intossicati, dall'Ausl fanno sapere che, oltre alle cinque persone (tre detenuti, ricoverati al Sant'Orsola in codice 1 e già dimessi, e due agenti ricoverati all'Ospedale Maggiore in codice 2) portate ieri in ospedale in condizioni non gravi, oggi sono stati soccorsi altri sette detenuti.

Anche le loro condizioni non erano gravi, tanto che sono stati medicati sul posto. Per quanto riguarda i danni alle strutture del carcere, finora non è stato possibile quantificarli, anche se, a quanto si apprende, le aree occupate dai detenuti che hanno partecipato alla rivolta -che sono quelli delle sezioni giudiziarie, mentre le donne, i detenuti con pene definitive, quelli della squadra di rugby e quelli della sezione universitaria non hanno preso parte alle proteste- sono state devastate.

L'agitazione dei detenuti andava avanti dalla giornata di ieri. Nella notte sono stati dati alle fiamme tre mezzi delle Forze dell'ordine. All'origine della violenta protesta, ha fatto sapere ieri la Questura, c'è la notizia della sospensione dei colloqui con i familiari, misura che rientra tra i provvedimenti presi per fronteggiare l'emergenza coronavirus.

Poco prima i garanti dei detenuti della regione avevano diffuso un appello di stop ai disordini "prima che le conseguenze si aggravino tragicamente", ache se -specificavano- per quanto riguarda le misure di prevenzione del contagio da coronavirus "dovrà essere veicolata una corretta e puntuale informazione nei confronti dei detenuti e l'adeguata possibilità di comunicare con i familiari".

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Inoltre, si legge in una nota congiunta, "pare anche opportuno iniziare a valutare iniziative per l'adozione di misure di sostegno per i detenuti indigenti, affinche' abbiano aiuti economici per contattare le famiglie". La presa di posizione dei Garanti arriva a seguito delle rivolte in alcuni istituti penitenziari emiliano-romagnoli: una situazione definita "gravissima", visto che a Modena ci sono stati dei morti. (Dire)

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