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Nuove povertà, Caritas Bologna: "Dare cibo non basta più" | VIDEO

Pesa anche la crisi energetica, foriera di nuove fragilità

Gli studenti universitari costretti a dormire per strada perché non possono permettersi una stanza in affitto. Le famiglie che, dopo aver fatto fronte ai bisogni primari, non riescono più a sostenere i costi delle cure sanitarie e rinunciano al dentista o allo sport per i figli.

"Non di solo pane vive l'uomo", recita il Vangelo e su questo, su come aiutare le persone ad affrontare difficoltà e disagi nuovi (su tutti quelli dei giovanissimi) e diversi che la pandemia ha accentuato o fatto emergere, la Caritas Diocesana di Bologna si interroga alla vigilia della sesta Giornata dei poveri indetta da Papa Francesco. Un'onda lunga di cui ancora non si vede la coda e che dispiegherà i propri effetti nei prossimi anni.

"Dobbiamo prepararci per non dover sempre rincorrere le emergenze", spiega il direttore, don Matteo Prosperini a margine dei 'Cantieri Caritas' che si sono svolti oggi al Mast, un'occasione per fare il punto sulle povertà che colpiscono la comunità bolognese e immaginare nuove modalità di intervento, che non si limitano all'assistenza materiale con cibo o aiuti economici. Dopo un 2020 in cui i centri di ascolto sono stati sommersi dall'emergenza, nel 2021 la situazione sembra migliorata con un calo degli ascolti del 23,9%, grazie anche agli aiuti statali che hanno tamponato tante situazioni di difficoltà "che prima o poi dovremo affrontare. È una quiete prima della tempesta, i cui primi sentori sono già visibili, anche se sotto traccia", evidenzia Prosperini.

Quali segnali? Il lavoro, innanzitutto, con famiglie che non riescono a trovare un impiego una volta perso quello precedente, magari anche a pochi passi dalla pensione, e giovani lavoratori poveri tra precarietà e salari da fame.

"La seconda attenzione va posta all'aumento dei senza fissa dimora", avverte la Caritas. Pesa, ovviamente, anche la crisi energetica, foriera di nuove povertà. La crescita delle richieste e degli aiuti economici per le bollette (gli aiuti per le utenze sono passati dal 38% al 45% del totale degli 861.000 euro donati dalla Caritas, contro il 26,6% di contributi per l'affitto e il 27,5% per trasporti, sanità e altre voci) sta iniziando a nascondere una diminuzione di altre richieste, che non sono meno prioritarie, ma che diventano secondarie nella lotta quotidiana alla povertà e "prima o dopo emergeranno come debiti o povertà future".

Povertà già presenti tra le famiglie che non riescono a curarsi o a pagare studi e strumenti digitali per la scuola, accrescendo i rischi di povertà educativa e "bruciando il terreno delle nuove generazioni". Gli interventi per la scuola nel 2021 sono stati 1.115 contro i 956 dell'anno precedente. "Schiacciamo tutti i nostri interventi sulla risposta prioritaria all'emergenza, dobbiamo lavorare più sulla continuità e su problemi più complessi", spiegano dalla Caritas. "Pensare che il denaro risolva tutto è una percezione miope, perché le questioni abitative, discriminatorie, non si risolvono solo coi soldi, ma cambiando la nostra cultura. Serve uno sguardo nuovo", spiega Prosperini.

"Abbiamo ancora una mentalità per cui si fa prima ad assistere che a promuovere dei processi in cui la persona viene accompagnata perché non sia più dipendente dagli aiuti", osserva Don Massimo Ruggiano, vicario episcopale alla Carità. "Le povertà di oggi sono complesse e ci costringono a essere comunità. Le conseguenze della pandemia le vedremo tra quattro o cinque anni. Pensiamo agli adolescenti, che hanno vissuto due anni di isolamento e ora faticano a tornare nel mondo e nella scuola. Hanno delle ferite che rimarranno. Per fortuna sono aumentati molto i doposcuola nella diocesi. Il compito della Caritas è sensibilizzare la propria comunità a un'attenzione alle nuove povertà. La carità non è degli specialisti, ma di tutti", conclude Ruggiano. (Dire)

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