Venerdì, 17 Settembre 2021

Nella Casa di Tina con utenti e familiari: "Di salute mentale si può anche vivere" | VIDEO

Inaugurato il nuovo spazio delle associazioni del Dsm dell'Ausl di Bologna in piazza dell'Unità

A Casa di Tina c'è un'energia particolare, contagiosa, si sente appena varcata la soglia di via Corticella 6. Proviene dalla cura e dall'amore che tutte le persone che la vivono – associazioni, familiari e utenti della Salute mentale di Bologna – mettono in ogni cosa che fanno. 

È una casa, appunto, arredata e messa a posto dalle associazioni in nome e in ricordo di Tina Gualandi, utente e volontaria morta qualche anno fa, proprio mentre il progetto di un nuovo spazio a Bologna, dopo il Provvidone di Castel Maggiore, stava nascendo. 

L'intento è quello di far sì che Casa di Tina sia uno spazio di comunità, per tutti, non solo per gli utenti della salute mentale; lasciando la porta aperta a chiunque voglia entrare anche solo per un pomeriggio di socialità davanti ad un caffè. Un trait d'union tra tutte le realtà della Bolognina e del Navile.

La Casa di Tina

La villetta, in stile liberty, è di proprietà del Comune e affidata all’Ausl che a sua volta la mette a disposizione delle associazioni del Cufo (Comitato Utenti Familiari Operatori) del Dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche di Bologna, per attività di comunità. Tante le attività in programma: laboratori, corsi di cucina, yoga, cinema, gruppi di auto-mutuo-aiuto, progetti di attività di comunità.  

"Il progetto non è nuovo – spiega Marie Francoise Delatour, presidente dell'associazione capofila del progetto, Cercare Oltre) – già dal 2017 se ne parlava e si cercava uno spazio in città. Nell’estate del 2018, in occasione del quarantennale della ‘legge Basaglia’, si è tenuto un seminario di una giornata per definire gli obiettivi e i contorni del progetto".

"È venuta spontanea l’idea di intitolare la casa a Tina Gualandi, utente dei servizi di Salute Mentale deceduta improvvisamente proprio in quei giorni, una persona piena di vita e di entusiasmo, che si era adoperata per promuovere iniziative di questo tipo e aspettava con ansia di poter iniziare con noi questa nuova avventura".

Nel 2019 un gruppo di associazioni hanno candidato un progetto presso la Fondazione del Monte, “Club la Casa di Tina”, che ha dato un sostegno economico per l’avvio del progetto. Hanno dato subito disponibilità le stesse cinque associazioni che dal 2016 gestiscono una casa di campagna a Sabbiuno di Castel Maggiore, il Provvidone, e che lì hanno sperimentato e rafforzato la loro capacità di collaborazione verificando il grande interesse da parte degli utenti".

Nel frattempo la rete di partenariato si è rafforzata e attualmente le associazioni che aderiscono sono dieci (Cercare Oltre, Il Ventaglio di ORAV, Non Andremo Mai in TV, Galapagos, Cristina Gavioli, Diavoli Rossi, A.I.T.Sa.M., Daedalos, Spazio e Amicizia, Progetto Itaca Bologna), tutte dell’area della Psichiatria Adulti; ma l’iniziativa è aperta anche alle altre associazioni del Cufo che ne facciano richiesta.

"Si inizia a piccoli passi, in funzione delle risorse umane disponibili. Per adesso presso la Casa di Tina hanno trovato ospitalità le redazioni del sito Sogni&Bisogni e del giornale degli utenti Il Nuovo Faro, alcuni laboratori gestiti dalle associazioni nell’ambito del programma PRISMA (Promuovere e Realizzare Insieme Salute Mentale Attivamente), gruppi di auto-mutuo-aiuto, appuntamenti per la partenza di attività di movimento con il programma PACO".

"In prospettiva l’obiettivo è quello di diventare una casa sempre aperta, un luogo accogliente dove poter bussare alla porta e trovare degli amici per bere un caffè e fare due chiacchiere in compagnia, uscendo dalla solitudine, un posto dove poter cucinare assieme e condividere un pasto, leggere, ascoltare musica, guardare un film, con il calore di una casa. La sistemazione delle parti più problematiche dell’edificio e la partenza delle iniziative è stata sostenuta dal progetto finanziato dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e con la collaborazione della coop sociale ETA BETA, mentre gli arredi e gli abbellimenti interni ed esterni sono tutti frutto di donazioni private nonché del lavoro dei volontari e di artigiani che hanno collaborato a condizioni di particolare favore".

"Le nostre parole d’ordine sono: accoglienza, integrazione sociale, collaborazione, benessere, ruolo attivo degli utenti, attenzione particolare all’accoglienza delle persone con patologie medio-gravi, e infine grande apertura in particolare nei confronti del quartiere e delle altre associazioni sportive e culturali che operano sul territorio".

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