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Via Gandusio, "Pugno Chiuso" sullo sgombero: "Abuso di potere"

Stefano Carli, presidente nazionale dell'Associazione Sindacale: "Basta sfruttare l'edilizia popolare come fossero un salvadanaio"

Stefano Carli, presidente nazionale dell'Associazione Sindacale Pugno Chiuso (associazione che contesta contesta la politica abitativa attuata dalle istituzioni) a seguito dello sgombero di venerdì scorso negli stabili di edilizia popolare di Via Gandusio non nasconde il suo contrappunto nei confronti del Comune di Bologna: "Questo sgombero preventivo (del Comune e non di Acer) ha coinvolto ben 80 nuclei familiari. E non parliamo di occupanti, bensì di persone che pagano regolarmente la loro quota da 40 anni, da cardiopatici e malati che hanno dovuto allontanarsi da casa in 5 minuti lasciando dentro persino le ricette mediche. Questo lo chiamo abuso di potere". 

"Gli appartamenti di edilizia popolare non possono essere sfruttati come fossero dei salvadanai. Non ci danno neppure dei bagni chimici. Questo Comune ne sta creando un'altra di emergenza abitativa. Prima hanno preso i soldi dell'affitto e adesso ha lasciato delle persone per strada". 

Che cosa chiedete in questo momento dunque? 

"Vorremmo un incontro pubblico davanti e con tutti in modo da poter dimostrare tutto ciò che dicono i documenti in nostro possesso perchè l'emergenza abitativa deve terminare. In molti stanziano qui davanti per solidarietà, ma senza esporsi troppo: sono persone fragili che hanno perso la casa e molti di essi vengono tenuti lontani dai servizi sociali". 

Ieri mattina le imprese incaricate di liberare gli alloggi hanno portando via il materiale rimasto dopo lo sgombero e ci sono stati dei momenti di tensione e dei picchetti degli attivisti. E mentre gli ex inquilini-occupanti annunciano altre azioni e il mantenimento di un presidio sul posto, Acer attraverso il presidente Alberani fa sapere che "se continuerà questo ostruzionismo da parte di alcuni occupanti, si allungheranno i tempi di ristrutturazione di via Gandusio, con il conseguente posticipo di assegnazioni di alloggi popolari rispetto alla lunga lista d’attesa". 

PARLA UNO DEGLI INQUILINI SGOMBERATI: 

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