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Castel San Pietro: fallimenti pilotati per non pagare tasse, la Finanza arresta cinque persone

Dieci in tutto gli indagati. Maxi-sequestrato per 13 milioni di euro

Spolpavano aziende piene di debiti, per poi lasciarle fallire e non pagare le tasse arretrate, creando unove società utilizzando prestanome nullatenenti. Questa la ricostruzione dei militari della Guardia di Finanza di Bologna che, sotto la direzione del Pm di Bologna Forte, hanno eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare e una serie di perquisizioni nelle province di Bologna, Roma e Milano nei confronti di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati tributari e fallimentari.

Sequestrata anche una società di trasporti del valore di 5 milioni di euro e -fino all’ammontare di 8 milioni e 200 mila euro- di altri beni nella disponibilità degli indagati e delle imprese agli stessi riconducibili.

Le indagini, che hanno visto le Fiamme Gialle impegnate per oltre un anno nell’esame dei bilanci e nella ricostruzione dei vari passaggi societari – sono partite dal fallimento di una società di Castel San Pietro  che, dopo aver accumulato quasi 6 milioni di euro di debiti nei confronti dell’Erario, è stata spogliata dei propri beni e trascinata verso il fallimento, dichiarato dal Tribunale di Bologna.

Secondo gli inquirenti, il modus operandi era di svuotare in prossimità del fallimento la vecchia società, cui venivano lasciati solo i debiti, e trasferito l’attivo aziendale verso una nuova impresa agli stessi riconducibili ma nelle quale le quote societarie e le cariche amministrative risultavano intestate a prestanome nullatenenti.
In tal modo, infatti, le tasse evase non sarebbero mai state saldate, scaricandosi sotto forma di profitti illeciti da una società a un'altra, in un meccanismo di bancarotte “a catena” effettuato diverse volte, oltre al caso in oggetto.

Proprio attraverso questo “sistema” i componenti di un’intera famiglia a cui sono riconducibili le aziende coinvolte – non nuovi a tali pratiche fraudolente – sarebbero riusciti così a proseguire la propria attività attraverso nuove compagini societarie e a lasciare alle procedure fallimentari solo i debiti dello stato di insolvenza, caratterizzati in particolare dalle ingenti pendenze verso l’Erario.

Dieci sono le persone allo stato iscritte nel registro degli indagati, a vario titolo coinvolte nell’illecita attività: quattro familiari -tutti destinatari della misura cautelare personale degli arresti domiciliari- alcune figure delle società coinvolte nell’illecita attività e un consulente, residente nella capitale, nei cui confronti il Giudice delle indagini preliminari, dott. Rita ZACCARIELLO, ha anche disposto la custodia cautelare in carcere.
Quest’ultimo, collaboratore nelle operazioni della famiglia coinvolta dalle indagini, è stato individuato dalle fiamme gialle quale regista e ideatore del   sistema fraudolento, oltre che come soggetto nella cui orbita gravitano oltre 100 società che versano in una situazione di grave esposizione debitoria verso l’Erario per oltre 85 milioni di euro e sulle quali verranno svolti ulteriori approfondimenti.
 

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