Lavoro e sfruttamento nel bolognese, la denuncia: 'Turni da 12 ore, metà stipendio torna al capo'

Turni di lavoro da 12 ore, 7 giorni su 7, 10 minuti di pausa e spesso senza neanche gli strumenti per lavorare. Per loro alloggi dove erano ammassati fino a 40 persone per volta, più i ratti. E' quello che hanno denunciato 5 lavoratori impiegati nella 'Bassa'

La restituzione dello stipendio

Turni di lavoro da 12 ore, sette giorni su sette, 24 ore su 24, con 10 minuti di pausa e spesso senza neanche gli strumenti per lavorare. E' quello che hanno denunciato alla Procura della Repubblica cinque lavoratori tra i 23 e i 34 anni, supportati dal sindacato di base SiCobas Bologna -coordinato da Simone Carpeggiani- e difesi dall'avvocato Marina Prosperi.

Metà stipendio torna al 'capo'
I lavoratori erano impiegati nella sbavatura e rifinitura di mateirali plastici in un capannone della "Bassa bolognese". Secondo quanto presentato nella denuncia gli operai erano costretti a riversare, un paio di giorni dopo aver ricevuto uno stipendio tra i 1300 e i 1400 euro, almeno 600 euro in contanti ai referenti delle tre società per le quali lavoravano, rispettivamente un 32enne, cittadino pakistano e connazionale dei lavoratori, e un 50enne italiano. Denunciato anche un terzo soggetto, pachistano anche lui, tra coloro che si occupavano di recuperare le somme e descritto come "responsabile della produzione".

Lavoro e sfruttamento, gli operai restituiscono la paga (VIDEO)

Lo storno delle somme, immortalato da alcuni video girati dagli stessi operai, avveniva ogni mese. Si pagava a cottimo: il responsabile della produzione annotava su un foglio quanti prodotti -dei semilavorati in gomma da sbavare e rifinire- erano stati ultimati, e in base alla quantità stabiliva la somma da dover pagare al lavoratore, per poi trattenerne grossomodo la metà.

Il ricatto del prermesso di soggiorno
I contratti di lavoro risultano quasi sempre regolarmente stipulati, rinnovati periodicamente e con spostamenti tra le tre società diverse, ma non mancano mesi di lavoro in nero. Quasi nessuno otteneva mai copia del contratto di lavoro e uscire dal 'giro' per molti significava pregiudicare la propria regolarità nel territorio nazionale e averre grossi problemi con la cittadinanza, dato che molti degli operai erano richiedenti asilo o con permesso umanitario.

In casa con i topi
Sempre secondo quanto denunciato dai lavoratori, era la stessa azienda a mettere a disposizione l'alloggio: un casolare fatiscente, dove sarebbero stati ammassati fino a 40 persone in camere da otto con solo due bagni, inn un ambiente infestato dai ratti. Il casolare in questione è stato poi sgomberato nel giugno scorso. Uno dei denuncianti, che si è poi rifiutato di andare a vivere nello stabile parla di "topi grandi come gatti".

Licenziati
Sempre secondo la denucia presentata in Procura, tutti e cinque i lavoratori sono stati in vario modo licenziati: in un caso, dopo quattro mesi di lavoro in nero, uno di loro avrebbe chiesto un nuovo contratto, ricevendo come risposta il ben servito. Negli altri casi, gli operai sarebbero stati lasciati a casa perché si sarebbero lamentati di non avere attrezzature adeguate per lavorare, essendo costretti a strappare i pezzi di gomma a mani nude.

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