Fase due e centri estivi, doccia fredda dei sindacati sul riavvio

Non piacciono le linee guida presentate dalla Regione: "Personale non formato, c'è poca sicurezza"

I sindacati bocciano il piano della Regione Emilia-Romagna per i centri estivi. Al termine della riunione di ieri con la vicepresidente Elly Schlein i rappresentanti degli educatori sono usciti insoddisfatti dalle risposte dell'amministrazione di viale Aldo Moro, che ha 'blindato' nell'occasione le proprie linee guida per l'apertura del servizio.

"Purtroppo e con grande amarezza abbiamo preso atto che nessuno dei punti qualificanti della nostra proposta è stato preso in considerazione. Di fatto il confronto con la vicepresidente Schlein si è rivelato nulla più di una semplice comunicazione", recita una nota diffusa in giornata sia dalla Cisl che dalla Uil.

Un primo fronte riguarda l'impiego del personale previsto nei centri estivi in partenza a giugno in Emilia-Romagna. "Per effetto della chiusura e sospensione delle attività educative e scolastiche, compreso il sostegno scolastico, abbiamo in questa regione oltre 20.000 persone in ammortizzatore sociale, che peraltro terminerà a fine mese e che copre a mala pena l'80% della retribuzione mensile di queste lavoratrici e lavoratori", fa notare il sindacato.

"Proprio per questa ragione abbiamo chiesto che nei centri estivi, indipendentemente dai soggetti gestori, si prevedesse l'utilizzo di personale qualificato. Purtroppo la Regione ha risposto negativamente adducendo difficoltà ad imporre ai gestori vincoli di assunzione così stringenti, ma soprattutto ha confermato la possibilità di avere nei centri estivi, pur avendo solo funzioni di supporto, anche volontari minorenni di età pari o superiore ai 16 anni. Una scelta su cui, in considerazione del contesto attuale, nutriamo forti perplessità". Ma è anche il capitolo sicurezza a lasciare delusi i rappresentanti dei lavoratori.

 "Abbiamo anche chiesto- mandano a dire Cisl e Uil- l'effettuazione degli screening sierologici sul personale che svolgerà tale attività, così come già viene previsto nelle strutture sanitarie, socio sanitarie, nella sanità pubblica e privata-accreditata, cioè per tutti coloro che lavorano in situazioni di fragilità sanitaria o che hanno contatti con diverse persone, ciò al fine di evitare che i bambini o gli stessi educatori-ausiliari, se asintomatici, possano rischiare di diventare veicoli inconsapevoli di questo terribile virus. Risposta negativa anche su questo".

Il motivo? "Il sistema regione non avrebbe la capacità produttiva per farlo. Noi invece- scrivono ancora i sindacati- pensiamo che per la sicurezza dei nostri figli e di chi sta loro accanto, come ad esempio i nonni, la Regione debba avere la forza e la capacità di incentivare tale capacità produttiva. Risposte negative anche su importanti questioni di sicurezza, come le mascherine più idonee per gli operatori, la misurazione obbligatoria della loro temperatura e quella dei bambini".

Anche la Cgil stronca il protocollo. Gli incontri con la titolare del Welfare nella giunta Bonaccini, infatti, "si sono rivelati nulla più di una semplice comunicazione a testo già definito. Il risultato è lampante: gli standard elevati di qualità e sicurezza raggiunti con gli altri protocolli siglati in questi giorni, qui sono del tutto assenti. Ed è grave pensare che tale attenzione non ci sia stata per la ripartenza della vita sociale dei bambini".

La Cgil dell'Emilia-Romagna ritiene "inaccettabili diversi punti presenti nel protocollo, a partire dalla individuazione del personale". In regione ci sono circa 26.000 educatori in ammortizzatore sociale, "che peraltro terminerà a fine mese", ed è "incredibile che la risposta della vice presidente Schein sia invece il ricorso a personale senza conoscenze specifiche, con l'aggiunta di volontari anche minorenni".

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Ma "registriamo, con forte preoccupazione, risposte negative anche sulla sicurezza. Garanzie sui dispositivi di protezione adeguati, semplice misurazione della temperatura in ingresso: misure importanti a basso costo, gia' previste in altri protocolli, utili a garantire lavoratori, bambini e ragazzi, genitori. Il rifiuto ad inserirle nelle linee guida risulta inspiegabile, così come il rifiuto a precedere con test sierologici, misura impegnativa ma gestibile da un punto di vista organizzativo". (Dire)

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