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Maurizio Mandreoli

Maurizio Mandreoli

Maxi-multa da 98 mila euro al Centro estetico La Suite: usati troppi tappetini

E' in corso una battaglia legale tra Agenzia delle entrate e il titolare, Maurizio Mandreoli, che sull'anticipo ha avuto ragione e ora non lo dovrà pagare: "La mia presunta evasione fiscale è stata calcolata secondo parametri assurdi"

"Sono al settimo cielo per la sentenza di ieri. Questo risultato è la prova che non bisogna mollare e che alcuni poteri a volte si possono smentire". E' Elisabetta Bianchi (che ha aperto uno sportello di consulenza 'anti-Equitalia/anti-suicidi' e che spesso si è mobilitata a favore della trasparenza nei confronti dei contribuenti) a commentare il risultato parziale di una questione aperta fra l'Agenzia delle Entrate e il titolare di tre centri estetici che si è visto consegnare una maxi-multa da 98 mila euro la quale sarebbe stata calcolata in base a parametri non attendibili (qui la precisazione dell'Agenzia delle entrate). 

A raccontare per filo e per segno tutta la storia è lo stesso Maurizio Mandreoli, il titolare di tre centri estetici nel bolognese (uno al Meraville, uno a Corticella e uno a Castel Maggiore) oggetto di un controllo nel 2014 (sull'anno 2011) da parte dell'Agenzia delle Entrate. La Bianchi è sua cliente e su suo consiglio Mandreoli ha deciso di dimostrare che quella multa lui non se la meritava.

"Tutto è cominciato quando a inizio 2014 ho ricevuto nel mio centro estetico la visita dell'Agenzia delle Entrate - racconta Mandreoli - che avrebbe dovuto fare un controllo sull'anno 2011. Secondo loro avevo avuto un utile troppo basso e il fatto che avessi nel frattempo aperto un nuovo negozio (il terzo)  li ha insospettiti, pensando che fossi un evasore. In realtà tolti il mio stipendio e quello di mia moglie, non era neanche vero che gli utili fossero bassi e in ogni caso eravamo in una fase di crescita".

Il calcolo dell'Agenzia delle Entrate quale è stato? In base a quale elemento hanno deciso che era irregolare? "Hanno contato il numero di tappetini (tappetini usa e getta che vengono usati per le cabine delle lampade e per altri trattamenti come la pedicure) che avevo ordinato nell'arco dell'anno e hanno deciso che ognuno di essi dovesse corrispondere a una lampada fatta da un cliente: il calcolo li aveva dunque portati al sospetto di evasione di 50 mila euro". Il titolare del centro La Suite spiega però che non è vero che di tappetini se ne usa uno: c'è chi ne utilizza anche due o tre, e poi li si consuma per le pedicure e per altri trattamenti per cui il cliente resta a piedi scalzi. Aggiunge inoltre che "spesso nei cestini ne trovo anche 4/5 buttati: sono a disposizione dei clienti che li prendono da soli".

E come si poteva provare che in realtà non è così? "Per esempio controllando le bollette dell'Enel: se io avessi venduto tutte quelle lampade, la corrente utilizzata sarebbe stata ben di più e avrei speso molto di più in energia elettrica. Anche le stesse apparecchiature se analizzate da un tecnico ti dicono quanto sono state usate.

Ma quello dei tappetini è stato l'unico criterio adottato? "No. Hanno calcolato con le estetiste anche mia moglie (e anche una tirocinante), che non è assolutamente estetista e per la nostra attività segue altre cose, e anche in questo senso hanno provato a quantificare i trattamenti che avrebbe potuto fare. Altri 50 mila euro di evasione fiscale e un totale di 98 mila euro di multa. 

Poi cosa è successo? Il bello è arrivato quando mi sono presentato in sede da loro e ho spiegato la questione: funziona, per chi non lo sapesse, che tu paghi subito 1/3 della multa (nel mio caso circa 20 mila euro) e solo dopo la chiusura della causa, considerando i tre gradi di giudizio e circa 8 anni di tempo (i loro avvocati sono pagati dallo Stato, quindi da noi contribuenti) nel caso di vittoria vengono restituiti. Riassumendo: se contesti la multa vai in causa, se la vinci ti ridanno i soldi dopo anni e anni, se la perdi paghi con tutti gli interessi. Mi sono sentito dire anche che avrei potuto ottenere uno sconto e questo ha davvero dell'assurdo.

Poi ieri la sentenza sul pagamento di questo anticipo le da ragione..."Esatto. Dandomi una soddisfazione immensa visto che mi sentivo come se stessi pagando il pizzo allo Stato".

Cosa si sente di dire a un imprenditore che si ritrova in una situazione analoga? Gli direi di non mollare e portare avanti i propri diritti fino alla fine, come ho fatto io.

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