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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca

Tar Emilia-Romagna: giusto chiudere sale giochi per tutela salute

Respinto un ricorso della società titolare di una sala scommesse a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza

È corretto che un Comune disponga la chiusura di una sala giochi per tutelare la salute pubblica.
Anche se non ci sono problemi di ordine pubblico e se la Questura locale ne ha autorizzato l'attività. Lo conferma il Tribunale amministrativo dell'Emilia-Romagna, respingendo il ricorso della società titolare di una sala scommesse a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza.

Lì, a fine 2018, il Comune aveva disposto la chiusura dell'attività, sulla base della legge regionale che prevede almeno 500 metri di distanza tra le sale giochi e i luoghi sensibili come scuole e chiese per prevenire e contrastare la ludopatia. La validità della motivazione e del provvedimento viene ancora una volta confermata dai giudici amministrativi.

"La chiusura di una sala scommesse ben può essere disposta per ragioni diverse da quelle afferenti l'ordine pubblico e concernenti, invece, la tutela della salute", scrive infatti il Tar dell'Emilia-Romagna nella sua sentenza, come riporta l'agenzia Agipronews. L'attività in questione era stata autorizzata dalla Questura, ma il Comune "non si è mai espresso in maniera favorevole e, anzi, ha comunicato con largo anticipo i suoi intendimenti circa la necessaria chiusura della sala scommesse". Dunque, sostengono i giudici, "risulta irrilevante che la ricorrente abbia ottenuto l'assenso della Questura di Piacenza".

Secondo il Tar, inoltre, il 'distanziometro' imposto dalla Regione "non dà luogo ad alcuna 'totale inibizione della libertà imprenditoriale'", perché il gestore della sala "potrà continuare a svolgere l'attività in un diverso sito del territorio comunale, che si ponga a debita distanza dai luoghi sensibili già mappati dal Comune".

Per i giudici amministrativi dell'Emilia-Romagna, poi, "il fatto che sia disponibile online la possibilità di accedere a siti di scommesse non implica, di per sé, che siano inutili o non ragionevoli o proporzionali previsioni per la tutela dei soggetti deboli relative ai luoghi fisici di raccolta delle scommesse e al loro posizionamento, atteso il semplice dato di fatto che i predetti luoghi fisici sono tutt'ora oggetto di frequentazione da parte di svariati soggetti, fra cui persone che possono incorrere nella patologia della ludopatia", chiosa il Tar dell'Emilia-Romagna. (Dire)

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