rotate-mobile
Martedì, 25 Giugno 2024
Cronaca

Ospiti dal mondo e grandi film: Il Cinema Ritrovato "regala" la pensilina al Modernissimo

9 giorni e 480 pellicole, 8 sale e 3 location all'aperto: sono questi i numeri della 38°ediziona del festival promosso dalla Cineteca di Bologna. Torna Wim Wenders, ospiti registi come Bellocchio e Chazelle. Fra le retrospettive, un omaggio a Marlene Dietrich

"Tanti grandi registi internazionali arrivano a Bologna e molti bolognesi si prendono le ferie per poter seguire Il Cinema Ritrovato": il direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli ha dato tutti i dettagli della trentottesima edizione del festival che proietta i grandi restauri del cinema. Intanto le date: dal 22 al 30 giugno 2024. E poi la grande novità: non solo il grande e meraviglioso schermo di Piazza Maggiore, ma anche il Modernissimo (a proposito di bellezze ritrovate), che per l'occasione avrà finalmente la sua pensilina davanti al sottopassaggio. Il "paradiso dei cinefili", questo diventerà la nostra città grazie ai grandi ospiti e al programma del festival (480 film in 9 giorni): Wim Wenders, Damien Chazelle, Darren Aronofsky, Marco Bellocchio, Sergio Castellitto, Alexandre Payne e Alice Rohrwacher. 

Una 38ª edizione costellata di ospiti e grandi restauri con registi internazionali contemporanei di primissimo piano quindi, che parleranno dei classici senza tempo attraverso la storia del cinema: Damien Chazelle presenterà a Bologna Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy (che ispirò La La Land) e il suo più recente Babylon, omaggio all’epoca mitica del cinema muto; Wim Wenders con i suoi Paris, Texas, I fratelli Skladanowsky e Buena Vista Social Club e i classici di John Ford, Anthony Mann e Yasujirô Ozu; Darren Aronofsky e Amadeus di Miloš Forman; Alexander Payne con il suo The Holdovers e il film di Marcel Pagnol che lo ha ispirato, Merlusse; Volker Schlöndorff con il suo Homo Faber s L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg con una meravigliosa Marlene Dietrich. Proprio Marlene Dietrich sarà al centro di una delle tante retrospettive che compongono questa 38ª edizione del Cinema Ritrovato, tra cui ricordiamo quella dedicata a Pietro Germi a 50 anni dalla scomparsa, e quella a un’altra grande figura femminile e Delphine Seyrig; andremo poi alla scoperta di importanti registi come lo statunitense (ma di origini ucraine) Anatole Litvak, capace di attraversare, con la sua lunga filmografia, 40 anni di storia del cinema, e lo svedese Gustaf Molander, scopritore di dive come Ingrid Bergman.

Il programma de Il Cinema Ritrovato 

Tutti i luoghi del festival Il Cinema Ritrovato 

Nove giorni di proiezioni da mattina sera, in 8 sale e 3 location all’aperto in città (Cinema Modernissimo, Sala Scorsese e Sala Mastroianni al Cinema Lumière, Auditorium – DAMSLab, Cinema Jolly, Cinema Arlecchino, Cinema Europa, Sala Cervi), e il gran finale, tutte le sere, in Piazza Maggiore, con appuntamenti serali anche all’Arena Puccini e quattro serate speciali, sempre all’aperto, in Piazzetta Pasolini. E alla Biblioteca Renzo Renzi si rinnova l’appuntamento con la Book Fair, la fiera dell’editoria dedicata alle pubblicazioni cinematografiche, che quest’anno raccoglie 70 editori. E poi gli incontri al MAST.Auditorium.
Quest’anno c’è un’importante novità: per la prima volta, Il Cinema Ritrovato sarà anche al Cinema Modernissimo, la sala “ritrovata”, uno scrigno sotterraneo nel cuore di Bologna, sotto Piazza Maggiore, restituito alla sua originaria bellezza primo-novecentesca.
Ma ci metteremo in cammino Verso Il Cinema Ritrovato già dal 18 giugno per vivere l’emozione dei grandi restauri in Piazza Maggiore fino al 7 luglio.

Cinema al femminile

Un festival che vede le donne al centro di una riflessione importante. Oltre a Marlene Dietrich e Delphine Seyrig, di cui abbiamo appena parlato, vedremo due capisaldi del cinema femminista sul calare degli anni Settanta come La Nouba des femmes du Mont Chenoua dell’algerina Assia Djebar e Khak-e Sar bé Mohr dell’iraniana Marva Nabili, che riescono a creare uno spazio cinematografico propriamente femminile attraverso una ricerca formale distintiva. Se Djebar si ispira alla tradizione musicale classica arabo-andalusa per raccontare la guerra di liberazione delle donne algerine, la protagonista del film di Nabili pagherà la sua presa di coscienza e il suo rifiuto del matrimonio addirittura con un esorcismo.
Di un’altra pioniera combattente come Sarah Maldoror presentiamo la luminosa Trilogia del carnevale, realizzata, anch’essa alla fine degli anni Settanta, in onore dell’amico Amílcar Cabral per celebrare la cultura guineana e capoverdiana come elemento di resistenza e liberazione dalla dominazione coloniale. 

Un festival musicale

In Piazza Maggiore, giovedì 20 giugno, si potrà vedere (e ascoltare) My Cousin, unico film sopravvissuto con Enrico Caruso, che vi interpreta due ruoli, verrà presentato con una nuova partitura di Daniele Furlati, eseguita dall’Ensemble del Teatro Comunale di Modena, e con una sequenza in cui potremo ascoltare anche la voce del grande tenore.
Lunedì 24 giugno, Chemi bebia di Kote Mikaberidze sarà accompagnato dal trio finlandese Cleaning Women e da una partitura esplosiva e travolgente.
Giovedì 27 giugno rendiamo omaggio a un compositore e direttore d’orchestra che ci ha lasciato lo scorso anno, Carl Davis. Per mezzo secolo, con le sue musiche, ha contribuito a coltivare in tutto il mondo la passione per il cinema muto. La prima del nuovo restauro, curato dal MoMA, di The Wind capolavoro del 1928 di Victor Sjöström, sarà accompagnata da una sua celebre composizione, eseguita dall’Orchestra del Conservatorio G.B. Martini di Bologna diretta da Timothy Brock. Sempre il maestro Brock, sabato 6 luglio, dirigerà l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna che eseguirà le celebri musiche scritte da Nino Rota per il capolavoro di Federico Fellini, Amarcord, un evento in collaborazione con Sugar Music.
La Sala Mastroianni del Cinema Lumière accoglierà i tanti musicisti che accompagneranno tutti i film muti, ma molti saranno anche gli appuntamenti arricchiti da concerti live al Cinema Modernissimo; tra queste, un programma di muti sperimentali accompagnato dalla batterista Valentina Magaletti (sabato 22 giugno) e Silent Trilogy, trilogia di cortometraggi firmati da Juho Kuosmanen, accompagnati da un ensemble finlandese (lunedì 24 giugno). Martedì 25 giugno toccherà a una formazione tutta bolognese – Valeria Sturba, Tiziano Popoli e Vincenzo Vasi – punteggiare coi loro suoni un programma dedicato a due grandi donne del muto, mentre venerdì 28 giugno un altro capolavoro di Victor Sjöström, L’uomo che prende gli schiaffi, sarà impreziosito dalle note di un quartetto d’eccezione composto da Laura Agnusdei, Simone Cavina, Antonio Raia e Stefano Pilia.
In Piazzetta Pasolini, tornerà la magia con due serate illuminate dal proiettore 35mm con lanterna a carbone, mentre a conclusione del festival farà il suo esordio un rarissimo proiettore 16mm con lanterna a carbone portato appositamente dagli amici del Lichtspiel di Berna per proiettare alcuni antenati dei videoclip.

Gli ospiti 

Molti gli ospiti di questa 38ª edizione del Cinema Ritrovato, tra i quali ricordiamo:
-    Damien Chazelle introdurrà in Piazza Maggiore le proiezioni di Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy (sabato 29 giugno) e del suo Babylon (domenica 30 giugno) e terrà una Lezione di cinema al Modernissimo (sabato 29 giugno);
-    Wim Wenders introdurrà in Piazza Maggiore le proiezioni di Sentieri selvaggi di John Ford (sabato 22 giugno) e del suo Paris, Texas (domenica 23 giugno); all’Arena Puccini quella del suo Buena Vista Social Club (martedì 25 giugno); al Modernissimo le proiezione del suo I fratelli Skladanowsky (sabato 22 giugno) e di Sono nato ma… di Yasujirô Ozu (lunedì 24 giugno); all’Arlecchino Il passo del diavolo di Anthony Mann (domenica 23 giugno); terrà inoltre un incontro pubblico al MAST (lunedì 24 giugno);
-    Darren Aronofsky in Piazza Maggiore introdurrà la proiezione di Amadeus di Miloš Forman;
-    Alexander Payne presenterà all’Arena Puccini il suo The Holdovers (domenica 23 giugno) e al Modernissimo Merlusse di Marcel Pagnol (lunedì 24 giugno);
-    Marco Bellocchio presenterà nella giornata di giovedì 27 giugno all’Auditorium DAMSLab il documentario che gli ha dedicato Pierre-Henri Gibert L’Image originelle – Marco Bellocchio, al Modernissimo il suo Sbatti il mostro in prima pagina e, sempre al Modernissimo, sarà protagonista di una conversazione con Sergio Castellitto;
-    Sergio Castellitto presenterà in Piazza Maggiore la proiezione del film di Antonio Pietrangeli La visita (mercoledì 26 giugno) e al Modernissimo sarà protagonista di una conversazione con Marco Bellocchio;
-    Costa-Gavras terrà una Lezione di cinema al Modernissimo (domenica 23 giugno), presenterà all’Auditorium DAMSLab il documentario Le Siècle de Costa-Gavras di Yannick Kergoat (lunedì 24 giugno);
-    Volker Schlöndorff presenterà all’Arlecchino L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg (domenica 23 giugno) e al Lumière il suo Homo Faber (lunedì 24 giugno);
-    Thierry Frémaux terrà al Modernissimo una Lezione di cinema e presenterà la sera in Piaza Maggiore alcuni film dei fratelli Lumière (mercoledì 26 giugno);
-    Nicolas Seydoux presenterà martedì 25 giugno il film di Dalton Trumbo E Johnny prese il fucile e racconterà al Modernissimo Le cinéma, 50 ans de passion, ovvero il libro con il quale attraversa la sua lunghissima carriera alla guida della Gaumont;
-    Juho Kuosmanen presenterà al Modernissimo la sua Silent Trilogy e sarà protagonista a seguire di una conversazione con Alice Rohrwacher (lunedì 24 giugno);
-    Alice Rohrwacher presenterà in Piazzetta Pasolini il libro scritto assieme a Goffredo Fofi Dopo il cinema. Le domande di una regista (domenica 23 giugno) e sarà protagonista, a seguire, di una conversazione con Juho Kuosmanen (lunedì 24 giugno);
-    Stephanie Rothman presenterà al Cinema Europa, nella sezione Pratello Pop, i suoi The Working Girls (lunedì 24 giugno) e Group Marriage (martedì 25 giugno), restaurati dal MoMA, e terrà una Lezione di cinema all’Auditorium DAMSLab (mercoledì 26 giugno);
-    Pietro Marcello presenterà in Piazza Maggiore la proiezione del film I sette samurai di Akira Kurosawa (venerdì 28 giugno);
-    il regista siriano Mohammad Malas presenterà al Jolly il suo The Night (mercoledì 26 giugno) e dialogherà al Modernissimo con il conterraneo Ossama Mohammed (venerdì 28 giugno), che presenterà a propria volta al Jolly il suo film Stars in Broad Daylight (giovedì 27 giugno).

Si gioca d'anticipo: il pre-festival al Modernissimo 

Già da martedì 18 giugno, al Modernissimo e in Piazza Maggiore, c’è un programma di classici e documentari sulla storia del cinema che ci accompagnano Verso Il Cinema Ritrovato: le proiezioni al Modernissimo in programma dal 18 al 21 giugno sono a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria.
Tra le cose in programma, i primi film che i bolognesi vedevano nel 1904, il documentario Marlene dedicato a Marlene Dietrich, La rosa di Bagdad realizzato nel 1949 da Anton Gino Domeneghini, Cinq tulipes rouges, anch’esso del 1949, diretto da Jean Stelli e ambientato durante il Tour de France.

Le serate in Piazza Maggiore 

Tante le serate in Piazza Maggiore già da martedì 28 giugno, per arrivare fino al 7 luglio. Ecco il programma delle serate in Piazza Maggiore:
-    martedì 18 giugno: Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock (serata promossa da Coop Alleanza 3.0);
-    mercoledì 19 giugno: Marocco di Joseph von Sternberg con Marlene Dietrich e Gary Cooper;
-    giovedì 20 giugno: My Cousin con Enrico Caruso, con la nuova partitura di Daniele Furlati eseguita dall’Ensemble del Teatro Comunale di Modena, e The Adventurer di Charlie Chaplin, accompagnato al pianoforte da Riccardo Pettinà (serata promossa da MG Bologna by Stefanelli 1952);
-    venerdì 21 giugno: Amadeus di Miloš Forman presentato da Darren Aronofsky (serata promossa da Tigotà);
-    sabato 22 giugno: Sentieri selvaggi di John Ford presentato da Wim Wenders (serata promossa da Abruzzese e Associati); 
-    domenica 23 giugno: Paris, Texas di Wim Wenders presentato dallo stesso Wenders (serata promossa da Gruppo Hera);
-    lunedì 24 giugno: Chemi Bebia di Kote Mikaberidze accompagnato dal vivo da Cleaning Women;
-    martedì 25 giugno: La conversazione di Francis Ford Coppola (serata promossa da Mare Termale Bolognese);
-    mercoledì 26 giugno: una selezione di film dei fratelli Lumière presentati da Thierry Frémaux e La visita di Antonio Pietrangeli presentato da Sergio Castellitto;
-    giovedì 27 giugno: Il vento di Victor Sjöström con le musiche composte da Carl Davis riadattate e dirette da Timothy Brock, eseguite dall’Orchestra del Conservatorio G.B. Martini di Bologna (serata promossa da Aeroporto G. Marconi di Bologna);
-    venerdì 28 giugno: I sette samurai di Akira Kurosawa presentato da Pietro Marcello (serata promossa da Avis);
-    sabato 29 giugno: Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy presentato da Damien Chazelle e Rosalie Varda (serata promossa da Fondazione Golinelli);
-    domenica 30 giugno: Babylon di Damien Chazelle presentato dallo stesso Chazelle (serata promossa da Tper);
-    lunedì 1° luglio: Omicidio a luci rosse di Brian De Palma;
-    martedì 2 luglio: Tirate sul pianista di François Truffaut (serata promossa da Pelliconi);
-    mercoledì 3 luglio: Mean Streets di Martin Scorsese (serata promossa da Abruzzese e Associati);
-    giovedì 4 luglio: Leviathan di Andrej Zvjagincev presentato da Ruben Östlund e dallo stesso Andrej Zvjagincev (serata realizzata in collaborazione con International Filmmaking Academy di Bologna e MAST);
-    venerdì 5 luglio: L’incredibile avventura di Mr. Holland di Charles Crichton (serata promossa da ACANTHO);
-    sabato 6 luglio: Amarcord di Federico Fellini con la partitura di Nino Rota ricostruita per l’esecuzione dal vivo e diretta da Timothy Brock, eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna (serata promossa da Benu Farmacia):
-    domenica 7 luglio: Deriva a Tokyo di Seijun Suzuki.

Tutte le sezioni

Una 38ª edizione che mantiene quello spirito di ricerca nella bellezza del cinema del passato, con quelle bussole che abbiamo chiamato Macchina del Tempo e Macchina dello Spazio, per aprire le porte del Paradiso dei Cinefili. Ecco le sezioni, suddivise in 3 grandi gruppi:

IL PARADISO DEI CINEFILI

Ritrovati e Restaurati
Quest’anno, ancor più che nelle precedenti edizioni, abbiamo ricevuto da tutto il mondo centinaia di proposte di nuovi affascinanti restauri. Al termine di un lungo processo di selezione, abbiamo elaborato un programma nel quale ogni spettatore potrà trovare la propria felicità cinefila. Tra gli eventi più attesi, il ritorno, come non l’avete mai vista, di un’opera monumentale e ‘invisibile’ per eccellenza, il Napoléon vu par Abel Gance, di cui presentiamo, grazie al lavoro decennale della Cinémathèque française, la prima parte (3 ore e 47 minuti). La collaborazione tra la Warner Bros. e la Film Foundation di Martin Scorsese ha permesso il restauro di alcuni classici eterni del cinema USA – Sentieri selvaggi di John Ford e Intrigo internazionale di Alfred Hitchcock – in 70mm, il “glorioso” formato che raddoppia la larghezza delle pellicola come il piacere della visione su grande schermo. Ma teniamo viva anche la  nostra passione per le pellicole 35mm vintage Technicolor con alcune copie preziosissime che l’Academy Film Archive presenterà eccezionalmente al nostro festival. Celebreremo anche il centenario della Sony Columbia, una casa di produzione che ha attraversato (e fatto) la storia del cinema. Se avete l’impressione che ci siano troppi film a stelle e strisce, vogliamo rassicurarvi: potrete vedere anche restauri definitivi di opere di Yasujiro Ozu, Hans Fischinger, Carlo Rim, Akira Kurosawa, Carlos Saura, Jacques Demy, Mario Bava, Antonio Pietrangeli, François Truffaut, Miklós Jancsó, Seijun Suzuki, Peter Zadek, Ester Krumbachová, Marco Bellocchio… 
Per il terzo anno Pratello Pop aprirà le porte del Cinema Europa (dove il festival è nato trentotto anni fa) ai film cult e ‘alternativi’. All’interno dell’ampia selezione di film muti, segnaliamo in particolare il restauro Gaumont del serial in dodici episodi del 1916 Judex di Louis Feuillade, e una selezione di corti con Stanlio e Ollio del 1927, finalmente restaurati da FPA Classics.
A cura di Gian Luca Farinelli

Marlene Dietrich
Nell’ultimo secolo Marlene Dietrich è stata a tal punto celebrata, discussa, fotografata e, ovviamente, mostrata su pellicola che per molti spettatori europei e nordamericani il suo nome di battesimo è già sufficiente a presentarla. La sua carriera e la sua vita, indagate da ogni possibile angolazione, appaiono percorse da un filo conduttore: Marlene Dietrich non esitò a gettare scompiglio nel cinema e nella società, ora sfidandone le norme, ora imponendo sullo schermo una presenza sensazionale che disgrega le narrazioni classiche per far convergere tutti gli sguardi su di lei e sulla sua forza scenica. Proprio le tante sfide che Marlene ha lanciato al suo pubblico hanno fatto sì che ancora oggi diverse comunità la percepiscano come un esempio da seguire: Marlene è stata provocatoria come madre in carriera, come star bisessuale che praticava il cross-dressing, come icona della moda e dello stile che ha saputo creare la propria immagine, come attrice politicamente impegnata e nettamente schierata a favore della libertà, della tolleranza e della democrazia. Attraverso una selezione di grandi film, questa retrospettiva si sofferma quindi su Marlene come forza dirompente della storia del cinema.
A cura di Kristina Jaspers, Peter Mänz, Silke Ronneburg, Rainer Rother

Pietro Germi, testimone scomodo
Autore di successi internazionali, centrale in alcuni momenti decisivi del nostro cinema (il neorealismo, la commedia all’italiana), amato da registi di tutto il mondo (spesso insospettabili, come Wes Anderson), Pietro Germi si presentava però come burbero, appartato, sospetto per la cultura di sinistra, politicamente scorretto nella sua visione dei rapporti tra i sessi. Solo qualche decennio dopo la sua morte l’opera di Germi ha ottenuto il giusto posto tra i grandi del cinema italiano. La sua visione pessimista dei rapporti umani si incarna in una rilettura dei generi, dei quali ha fornito versioni originalissime: dal western (In nome della legge, il primo film mai realizzato sulla mafia) al melodramma (Il ferroviere), dal noir (La città si difende) al giallo d’inchiesta (Un maledetto imbroglio) e a una personale versione della commedia nera, di critica sociale diretta e violenta (Divorzio all’italiana, Sedotta e abbandonata). Rispetto ai registi della sua generazione, pur non volendo mettersi in mostra come autore e rimanendo fedele a una vocazione popolare, Germi è tra quelli che più hanno puntato, oltre la perfezione dei copioni, sulla forza della messa in scena, sulla potenza nella costruzione dell’inquadratura, della scena, del ritmo.
A cura di Emiliano Morreale

Viaggio nella notte: il mondo di Anatole Litvak
Maestro ingiustamente ignorato, con una carriera internazionale lunga sessant’anni, Anatole Litvak ha realizzato alcuni dei film più appassionanti e innovativi della storia del cinema: una produzione oggi poco vista e analizzata, con l’eccezione di qualche titolo. Originario di Kiev, regista di capolavori come L’Équipage (1935) e La città del peccato (City for Conquest, 1940), lavorò in Germania, Francia e Regno Unito per approdare infine a Hollywood. Questa prima panoramica della sua brillante carriera include film provenienti da tutti questi paesi di produzione. Opere pronte per essere riscoperte, con i loro eleganti movimenti di macchina, i piani sequenza, il montaggio ironico e lo splendido uso delle scenografie. I film di Litvak si immergono in un mondo notturno di uomini e donne imperfetti e instabili, la cui crisi d’identità riflette per il regista la crisi del mondo tra la Rivoluzione russa e la Seconda guerra mondiale: un’epoca di risveglio e di drammatici sconvolgimenti politici che Litvak visse in prima persona.
A cura di Ehsan Khoshbakht

Delphine Seyrig, una strega come le altre
Andate a ritroso, partendo da Sois belle et tais-toi!, e riavvolgete il nastro. Perché la carriera di Delphine Seyrig non può essere separata dal suo impegno femminista. Seyrig è allo stesso tempo un’icona per i cinefili e per le femministe, quindi più attuale che mai. Cinque proiezioni per incendiare lo schermo con le apparizioni nottambule di Fabienne Tabard (Baisers volés, 1968), per vagare con l’irresistibile contessa vestita di strass in Lèvres rouges (1971), capire il lavoro di rottura e decostruzione portato avanti con le amiche militanti Chantal Akerman, Liliane de Kermadec e Babette Mangolte. Delphine per sempre, ma soprattutto ora. “Quel che è certo è che ogni volta che interpreto un ruolo ho l’impressione di dovermi rimpicciolire un po’. Ho l’impressione che oggi bisognerebbe creare, per le donne, personaggi come quelli che sono stati creati per gli uomini, cioè gli equivalenti di Amleto, di Macbeth, ruoli in cui le donne pensino e agiscano, ruoli che facciano venir voglia di partecipare alle cose, di vivere esistenze avventurose” (Delphine Seyrig).
A cura di Emilie Cauquy

I colori del cinema a passo ridotto
Quest’anno presentiamo una guida essenziale agli sviluppi e agli impieghi del colore nel cinema a passo ridotto. Il viaggio inizia con copie d’epoca 16mm colorate negli anni Venti e prosegue con i film amatoriali degli anni Trenta. Grazie ai sistemi per la realizzazione di film a colori attraverso il procedimento lenticolare, come Kodacolor, e alle pellicole monopack multistrato, come Kodachrome, l’utilizzo del colore divenne incredibilmente più comune nel cinema in piccolo formato che nei film commerciali in 35mm. Dopo la Seconda guerra mondiale la pellicola a colori fu molto usata anche nei film promozionali e industriali. Negli anni Settanta il cinema a colori era ormai all’ordine del giorno e non catturava più come prima l’attenzione degli spettatori. Questo forse spiega perché un numero sempre crescente di artisti innovativi come Bill Brand, Arthur e Corinne Cantrill e Christian Lebrat abbia iniziato a sperimentare con le possibilità del colore per dargli nuova visibilità.
A cura di Karl Wratschko in collaborazione con Cinémathèque16, INEDITS & Lichtspiel/Kinemathek Bern

LA MACCHINA DELLO TEMPO

Il secolo del cinema: 1904
Un anno favoloso! Mentre Pathé e Urban producevano un numero straordinario di documentari lunghi e ben strutturati, religiosi pronti a cimentarsi senza preconcetti nelle nuove tecnologie filmavano l’Egitto, la Turchia e la Palestina. I primi film industriali mostrano immagini spettacolari della Westinghouse Company di Pittsburgh negli Stati Uniti e delle miniere di carbone di Shirebrook in Inghilterra; altrove, sul grande schermo, l’umorismo grezzo e il frivolo erotismo ci ricordano che nel 1904 il cinema era parte integrante della cultura popolare.
Le ultime notizie! Fatti di cronaca come teatri distrutti da incendi, attentati dinamitardi e la guerra russo-giapponese venivano ricreati in forma di attualità ricostruite. Allo stesso tempo, il cinema permetteva agli spettatori di tutto il mondo di ammirare le avvincenti esibizioni delle star del palcoscenico parigino o berlinese come Mistinguett, Henry Bender e Les Omers. Il ‘regista dell’anno’ è Gaston Velle, ex illusionista trasformatosi in un regista cinematografico estremamente sofisticato.
A cura di Mariann Lewinsky e Karl Wratschko

100 anni fa: 1924
Una panoramica sul cinema di cento anni fa con una selezione di classici canonici e rarità meno note ritrovate negli archivi: opere fondamentali dell’avanguardia francese, la maestosa consacrazione hollywoodiana del maestro svedese Victor Sjöström, He Who Gets Slapped, la “macchina da presa scatenata” in L’ultima risata (Der letzte Mann) di F.W. Murnau, quel Quo vadis? sontuosamente adattato da Gabriellino d’Annunzio e Georg Jacoby che contribuì a mandare in bancarotta l’industria cinematografica italiana, più una nuovissima digitalizzazione di Dvorec i krepost’ [Il palazzo e la fortezza] di Aleksandr Ivanovskij, raro esempio di colorazione nel cinema sovietico, e infine un riflettore acceso sul talento delle cineaste Nell Shipman e Lydia Hayward. Come sempre i lungometraggi saranno integrati da bizzarri e splendidi cortometraggi fiction e non fiction e da cinegiornali dedicati ad alcuni dei maggiori eventi e ai più importanti personaggi politici e culturali di quell’anno. E, naturalmente, nessuna sezione Cento anni fa sarebbe completa senza un altro avvincente serial in più parti.
A cura di Oliver Hanley

Documenti e documentari
Film sul cinema, documentari recenti e classici che tornano a vivere sul grande schermo in versione restaurata. Fra questi ultimi, i tre corti girati dal giovane Stanley Kubrick a inizio anni Cinquanta e quattro film di Lionel Rogosin, di cui quest’anno ricorre il centenario, esponente di quella costola del New American Cinema più sensibile all’analisi sociale e alla critica politica. Non mancheranno straordinari ritratti di Maestri (Powell e Pressburger, Lynch, Bellocchio, Demy e i “ribelli”, Paradžanov e Landrián, il primo regista nero di Cuba) e di star (la divina Marlene ed Henry Fonda, specchio e mito d’America). E poi opere libere e sperimentali che esplorano il variegato mondo della cinefilia (come Film Is Dead. Long Life Film! o l’autobiografico Celluloid Underground), praticano il riuso creativo di materiali d’archivio (Where Is Pessoa?), o ragionano sul potere mistificante delle immagini, come Falso storico, opera postuma di Felice Farina.
A cura di Gian Luca Farinelli

LA MACCHINA DELLO SPAZIO

Paradžanov 1954-1966: rapsodia ucraina
Associato principalmente al Caucaso meridionale, Sergej Paradžanov ha realizzato la maggior parte dei suoi film in Ucraina. Dopo essersi diplomato al VGIK di Mosca, divenne dipendente del Dovženko Film Studio di Kiev. Nonostante negli anni della maturità Paradžanov abbia spesso sminuito i film realizzati prima delle Ombre degli avi dimenticati, i quattro lungometraggi e i tre documentari che lo precedettero rivelano un cineasta diverso ma non per questo meno affascinante. Grazie al nuovo restauro di Le ombre degli avi dimenticati, alle scansioni dei negativi originali conservati al Dovženko Centre e alle rare copie 35mm d’archivio, questo omaggio offre l’opportunità di tracciare l’evoluzione creativa di Paradžanov nell’anno del suo centenario.
A cura di Olena Honcharuk e Daniel Bird, in collaborazione con Cecilia Cenciarelli

Kozaburo Yoshimura, tracce di modernità
Kozaburo Yoshimura (1911-2000) è uno dei maestri sottovalutati del cinema classico giapponese. A lui si devono alcuni dei drammi più avvincenti del Giappone postbellico, che testimoniano in maniera eloquente i cambiamenti sociali di un paese che si stava rapidamente modernizzando e occidentalizzando. La sua carriera di regista inizia alla Shochiku negli anni Trenta e continua fino agli anni Settanta, ma questa rassegna si concentra sulla produzione degli anni Cinquanta, quando l’arte di Yoshimura tocca il suo vertice. Lavorando per lo più alla Daiei, in fruttuosa collaborazione con lo sceneggiatore Kaneto Shindo (anch’egli illustre regista), Yoshimura realizza una serie di gioielli come Clothes of Deception (1951) e Undercurrent (1956, scritto da Sumie Tanaka, la più importante sceneggiatrice giapponese). Questi film gli valsero il paragone con Mizoguchi per la sensibile esplorazione dell’esperienza femminile. Realizzata con il sostegno di Kadokawa, Shochiku, The Japan Foundation e National Film Archive  of Japan, la retrospettiva presenterà un nuovo restauro digitale 4K e copie d’epoca 35mm che metteranno in luce la bellezza, la forza e l’attualità del cinema di Yoshimura.
A cura di Alexander Jacoby e Johan Nordström

Dark Heimat
Alla fine degli anni Quaranta e nei primissimi anni Cinquanta vengono prodotti alcuni rari film in cui le preoccupazioni del presente e i ricordi dolorosi e vergognosi del passato recente sono al centro di storie che si svolgono ai margini della Germania e dell’Austria, in un altrove rurale rappresentato dalle regioni alpine. In termini di genere, questi film affondano le radici in ciò che sarà presto definito Heimatfilm: opere ambientate in specifici paesaggi i cui abitanti sono visti come esempio delle tradizioni necessarie ad affrontare le sfide della vita (urbana) moderna. Ma rispetto agli Heimatfilm classici queste gemme hanno più a che fare con il noir (Die Alm an der Grenze, 1951) o l’horror (Die seltsame Geschichte des Brandner Kaspar, 1949), dialogano con l’espressionismo (Die Sonnhofbäuerin, 1948) e con il neorealismo (Bergkristall, 1949), e offrono opinioni politiche completamente discordanti rispetto alle narrazioni ufficiali dell’epoca. Poco conosciuti e visti perfino nei loro paesi d’origine, questi film aprono squarci inaspettati su un periodo di transizione della Germania e dell’Austria e delle loro cinematografie.
A cura di Olaf Möller

Cinemalibero
La sottomissione femminile all’interno della società patriarcale, sia in senso letterale che come allegoria di un regime totalitario; il percorso a ritroso della memoria familiare che diventa racconto politico collettivo; la condanna alla repressione coloniale e la celebrazione di arte e cultura autoctone come elemento di resistenza e liberazione. Sono alcuni dei temi che attraversano le opere presentate quest’anno. Undici nuovi restauri, di cui sette in anteprima assoluta, ci condurranno dalla periferia di Dakar alle viscere di Manila, nei villaggi rurali dell’Iran meridionale e della Siria occidentale, e ancora nella regione indiana di Odisha e sull’isola di Capo Verde.
A cura di Cecilia Cenciarelli

Gustav Molander, il regista delle attrici
In mezzo secolo di carriera Gustaf Molander realizzò oltre settanta film di generi e stili diversi e lasciò un’impronta indelebile sulla storia del cinema svedese. Se Ingmarsarvet (The Ingmar Inheritance, 1925) è l’epilogo dell’età dell’oro del cinema muto svedese e si colloca alla pari con alcuni dei più celebri film coevi, il programma mette in luce anche la genialità con cui Molander padroneggiò il dramma, il noir e la commedia dopo l’avvento del sonoro, con film come En natt (Solo una notte, 1931), Kvinna utan ansikte (La furia del peccato, 1947) e Fästmö uthyres (Fiancée for Hire, 1950). Ben più di un regista versatile capace di eccellere in vari generi, Molander ebbe anche la straordinaria capacità di far emergere le vere potenzialità degli attori e soprattutto delle attrici. I suoi film degli anni Trenta lanciarono una giovane Ingrid Bergman verso la fama internazionale, ma la retrospettiva offrirà anche la preziosa opportunità di ammirare Harriet Andersson, Eva Dahlbeck, Inga Landgré e Gunn Wållgren agli inizi delle rispettive carriere.

Il Cinema Ritrovato Kids & Young
Per otto giorni anche gli spettatori più piccoli potranno partecipare al festival seguendo proiezioni, spettacoli e laboratori. Fra le rassegne, omaggi all’animatrice e artista della plastilina Fusako Yusaki e all’animazione portoghese a cura della Cinemateca Portuguesa, uno speciale su Le più belle fiabe del mondo prodotte dalla Radiotelevisione svizzera negli anni Ottanta, e selezioni di corti animati provenienti da due festival importanti come Annecy e Clermont-Ferrand. Il programma delle proiezioni sarà arricchito da una serie di laboratori dedicati all’animazione e al precinema. La voce del Cinema Ritrovato Young – un gruppo di giovani cinefili dai 16 ai 19 anni che nel corso dell’anno programma una rassegna al Cinema Modernissimo – si farà sentire attraverso una selezione di titoli che come di consueto verranno da loro promossi e introdotti, interviste agli ospiti e al pubblico del festival  e video-recensioni dei film.
A cura di Schermi e Lavagne
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ospiti dal mondo e grandi film: Il Cinema Ritrovato "regala" la pensilina al Modernissimo

BolognaToday è in caricamento