Il clochard Gennarino dato per morto, la nipote: «Finito in strada per una delusione d’amore»

Una nipote ritrovata smentisce la notizia circolata nel quartiere a seguito dell’affissione di cartelli che recitavano “Gennarino è salito in cielo”. Poi racconta il travagliato percorso dello zio e di come è finito a vivere in strada

Finire per strada per una delusione d'amore. Ecco cosa avrebbe spinto Umberto ad allontanarsi da Palermo e dalla sua famiglia per trasferirsi sulle strade di Firenze e poi sotto i portici di Bologna, vivendo di fatto come un clochard. In via del Borgo di San Pietro e dintorni è conosciuto come Gennarino "Penna d'Oro" (merito della sua vena poetica), ma il suo nome è Umberto Gennaro: ecco da dove deriva il diminutivo con tutti lo chiamano. 

Gennarino lo scorso 24 novembre è stato investito da un'auto mentre, praticamente sdraiato sull'asfalto, si trascinava in strada fra via del Borgo e via Irnerio: non è un mistero il suo grande problema con l'alcool, che spesso lo ha ridotto in condizioni preoccupanti suscitando anche delle proteste dei residenti, preoccupati per il decoro della zona dopo alcuni episodi incresciosi. Ebbene, qualche giorno fa dei volantini sulle vetrine dei negozi lo salutavano lasciando bene intendere che fosse morto. 

«Mio zio non è morto, anche se è ancora in pericolo di vita e adesso che ci siamo ritrovati deve farcela per forza perchè deve tornare a casa»: queste le parole della nipote 25enne di Gennarino, che dopo aver letto dell'incidente, dalla Sicilia è arrivata a Bologna, preoccupata per quel parente mai conosciuto e per cui la sua famiglia nutre ancora dei sensi di colpa. 

«Era stato lasciato dalla sua fidanzata e ha cominciato a bere. Poi ha lasciato l'isola per andare prima a Firenze e poi a Bologna, dove ha trovato casa pur non avendo mai avuto una casa. Sentivo sempre parlare di lui, della sua scelta categorica (è molto testardo, anche adesso vuole fare di testa sua!) ma non ci eravamo mai visti e un velo fatto di sensi di colpa ha sempre offuscato la sua figura. Poi ho letto dell'incidente ed essendo di passaggio per Roma sono venuta qui. Quei volantini mi hanno angosciata e vorrei dire a tutti che mio zio è vivo e che non è volato in cielo come scritto. E' ancora ricoverato in pericolo di vita, ma è vivo». 

Ti parla? Cosa ti dice? Che idea ti sei fatta di questo zio ritrovato? Cosa farete adesso? «Non riesce a parlare bene perchè è intubato, allora mi scrive e mi prende la mano. Si è commosso quando gli ho detto chi sono ed è premuroso in tante maniere: vuole che mangi, che beva, che vada via dall'ospedale non troppo tardi la sera...Mi ha detto che vuole tornare a Palermo dai noi e spero che ce la faccia. Ha dei grossi problemi alla schiena e a un polmone, un'infezione e tante complicazioni da superare. E poi c'è il problema dell'alcolismo, un altro bell'ostacolo». 

Tuo zio Gennarino non si è mai fatto aiutare, credi che i servizi sociali potessero fare di più? Che in qualche modo questo incidente si potesse evitare? 

«Mio zio ha un bel caratterino: è un ribelle anche adesso che sta male, quindi immagino sia stato difficile cercare di convincerlo e a trattenerlo in qualche struttura. Gli assistenti sociali non credevano avesse una famiglia e sono venuti a conoscermi: mi sono sembrati tutti molto gentili e disponibili. Non mi sento di copevolizzare nessuno. Volevo però far sapere a tutti che zio Umberto è vivo e che chiunqua abbia messo in giro la voce della sua morte dovrebbe verificare le cose prima di divulgarle». 

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