Università, approvato nuovo codice molestie. "Nessun limite alle nostre grida di denuncia"

Il senato accademico dell'Alma Mater ha approvato il nuovo regolamento all'unanimità. Link e Mala educación: "C'è ancora da fare, speriamo emerga il sommerso"

Foto La MALA educación

Eliminare il limite di tempo per denunciare una molestia subita all'università in qualunque momento, nel rispetto dei tempi della singola persona di decidere come e quando denunciare. Era quello che da mesi le studentesse del collettivo Mala educación chiedevano a gran voce e così è andata.

Ieri il senato accademico ha approvato all’unanimità – quindi con il voto di studenti, docenti e amministrativi – una nuova versione del «Codice di comportamento per la prevenzione delle molestie morali e sessuali e il loro contrasto».

Il documento, che martedì prossimo sarà sottoposto al vaglio del Consiglio d’Amministrazione, è stato rilevantemente rivisto rispetto alla sua precedente versione redatta nel 2007 (e all'ultima proposta che includeva un colloquio tra denunciante e denunciato, ora solo su richiesta della vittima di molestie) presenta diversi elementi di novità. 

Il nuovo regolamento

Innanzitutto, come richiesto dai collettivi Link e Mala educación, è stato eliminato dal testo il vincolo rispetto ai tempi della segnalazione informale: non più 60 giorni, come in vigore, né 90 giorni, come era stato proposto pochi giorni fa, ma nessun limite di tempo, accettando l’idea che lo stesso vincolo mal si concili con i tempi di elaborazione interiore della decisione di segnalare un caso di molestia.

"Il codice approvato dal Senato, in coerenza con il Codice etico dell’Ateneo – scrivono da via Zamboni – traccia il percorso informale di segnalazione di molestie ci sono anche altri regolamenti che disciplinano invece il percorso di denuncia e segnalazione formale. Sono state riviste le definizioni di molestia, morale e sessuale, così come quella di discriminazione e si riconosce un ruolo molto importante, rispetto alle segnalazioni di molestia di qualsivoglia genere, alla Consigliera di fiducia, figura che accoglie e si occuperà quindi non più solo di segnalazioni che arrivano dalla comunità docente o tecnico-amministrativa, ma anche da quella studentesca".

Prima di oggi infatti, come conferma Francesca Romana D'Amico, rappresentante di Link Bologna – Studenti Indipendenti in Consiglio degli Studenti, formalmente la consigliera di fiducia non poteva occuparsi delle studentesse, sebbene si recassero comunque da lei per segnalazioni o altro.

Cosa cambia rispetto a prima 

"La novità principale – continua – è appunto quella temporale perché il primo obiettivo è quello di far emergere le violenze cosiddette sommerse e spingere a denunciare gli abusi, cosa che non è affatto semplice soprattutto se tra molestata e molestatore c'è un rapporto di subalternità (studentessa - professore / ricercatrice - ordinario); quindi spesso si tende a minimizzare o c'è senso di vergogna e isolamento, per cui – continua – la violenza è difficile da metabolizzare subito e il limite di due mesi o tre diventa insufficiente. Adesso invece con questo regolamento, anche la nostra università si allinea alla maggior parte degli atenei italiani. È un passo avanti, certo, c'è una visione più ampia anche delle molestie e discriminazioni. Per esempio – prosegue – sono stati inclusi nelle molestie anche questioni riguardanti orientamento sessuale e identità di genere e soprattutto è stata riconosciuta molestia quella che viene percepito come tale, poi sta alla consigliera valutare il singolo caso per valutare come procedere insieme alla governance dell'università".

Oltre al limite di tempo, le studentesse hanno ottenuto anche un altro risultato, sebbene parziale, riguardo al collloquio tra denunciante e denunciato. "Siamo riuscite a ribaltare la situazione, pretendendo che tale possibilità esista solo ed esclusivamente su eventuale (e improbabile, come dimostra l’esperienza decennale dei Centri AntiViolenza) richiesta della denunciante, ridando così centralità e potere a chi decide di ribellarsi".

"Altro aspetto particolarmente problematico è quello riguardante i possibili provvedimenti disciplinari nei confronti di chi denuncia, articolo parzialmente riformulato. Nell'attuale stesura però a impedire che tali procedimenti siano applicabili anche in caso di mera mancanza di prove, limitando il rischio per chi si espone per denunciare una molestia"

"Prima nella formulazione proposta – continua la rappresentante – venivano attuati dei provvedimenti disciplinari anche se non riuscivi a dimostrare la molestia, se non avevi prove, adesso invece questi provvedimenti restano solo se c'è dolo: se per esempio denuncio un professore perché posso avvantaggiare in qualche modo della sua sospensione o del suo allontanamento".

La situazione 

"I numeri delle denunce ad oggi sono bassissimi: si parla di una decina-ventina di casi all'anno. La nostra speranza è che emerga il sommerso e che sempre più studentesse, anche conoscendo i propri diritti e il regolamento, possano denunciare e segnalare gli abusi. Il primo step informale – comunque –  resta quello di rivolgersi alla consultoria studentesca MALAconsilia formata dalle studentesse del collettivo. Adesso c'è la possibilità per tutte e tutti e c'è un regolamento chiaro". 

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"Questa vittoria è stata possibile solo grazie all'attività della consultoria MALAconsilia – scrivono le studentesse – che ha inaugurato la propria sede qualche mese fa, ma che da oltre un anno contamina gli spazi universitari con saperi e pratiche femministe, facendo rete con servizi del territorio e realtà del panorama femminista e transfemminista locale e nazionale. La potenza dell'intessere reti comunitarie di sorellanza ha fatto in modo che anche il #metoounibo diventasse un #wetogether: un grido collettivo di insubordinazione e riconoscimento che ci ha permesso di squarciare il muro del silenzio anche in Università".

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