Mercoledì, 19 Maggio 2021
Cronaca Zona Universitaria / Piazza Vittorio Puntoni

Proteste caro-mensa: tre obblighi di firma e un divieto di dimora per attivisti CUA

Per il GIP non vi è stata tentata estorsione per aver minacciato di impedire l'accesso alla mensa se non fosse stato abbassato il costo. Il collettivo esulta, ma se la prende anche con la stampa: oggi nuova iniziativa in Piazza Puntoni

Tre obblighi di firma e un divieto di dimora. Sono le misure decise dal Gip Letizia Magliaro per altrettanti attivisti dei collettivi accusati di resistenza aggravata a pubblico ufficiale  durante le proteste di ottobre e novembre scorso contro il caro-mensa, sfociate negli scontri con le forze dell'ordine.  

Per il CUA - Collettivo Universitario Autonomo che oggi tornerà nuovamente in piazza Puntoni per "un pranzo solidale e di lotta contro ogni misura infame, per la libertà di tutt* i compagni e per continuare a dar battaglia per ciò che ci spetta", vi è stata una "campagna di criminalizzazione delle lotte che abbiamo visto in questi mesi in città. Da sottolineare come il castello accusatorio della procura, seguita da una questura che va a braccetto con l’amministrazione PD e l’università, sia caduto miseramente a partire dall’inconsistenza del reato di estorsione con il quale si è provato a mettere in discussione una lotta giusta e legittima come quella contro il caro-mensa e delle autoriduzioni" scrivono gli attivisti in un comunicato. Il pubblici ministeri Antonalla Scandellari e Antonello Gustapane infatti avevano chiesto gli arresti domiciliari per sette manifestanti, contestando loro anche la tentata estorsione per aver minacciato di impedire l'accesso alla mensa se non fosse stato abbassato il costo, inoltre, come aveva dichiarato il Procuratore Capo Giuseppe Amato, proteste e scontri in zona universitaria erano stati compresi in un unico fascicolo e potevano "essere il frutto di un disegno preordinato e premeditato per suscitare poi momenti di violenza e di aggressione". 

Ma, tra le considerazioni di quello che il collettivo definisce "crollo del castello accusatorio" ce n'è anche per i giornalisti, o meglio per "qualche gazzettiere della città" che avrebbe criminalizzato le "lotte sociali studentesche" e che avrebbe fatto "trapelare e pubblicare informazioni e fonti secretate che dovrebbero riguardare solo i diretti interessati", da questo la contestazione all'utilizzo "della stampa e dell’opinione pubblica come strumento per influenzare le scelte dei tribunali." poichè "la forza e la legittimità delle mobilitazioni studentesche sono di fatto l’antidoto ad ogni narrazione tossica, ad ogni tentativo di spettacolarizzare l’intervento repressivo nei confronti delle lotte che sviluppiamo". 

"La battaglia come quella per un accesso garantito al servizio mensa è tutt’altro che spenta - fanno sapere - e cogliamo l’occasione per ribadire che se non si troverà una risoluzione del problema si tornerà a bussare alle porte dei responsabili affinché le istanze sollevate vengano prese in considerazione ed applicate! Che siamo nel giusto lo sappiamo e per questo andremo avanti, anche se tra noi e la conquista dei nostri diritti si frapporrà un cordone di celerini o una porta chiusa". 

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