Distributori automatici di mascherine in ufficio: l'idea del Comune di Bologna

Ne ha parlato l'assessore al Lavoro, Marco Lombardo, durante la commissione dedicata al rientro in presenza dei dipendenti di Palazzo D'Accursio

I dipendenti del Comune di Bologna avranno a disposizione in ufficio distributori automatici di mascherine. O almeno questa è l'idea formulata dall'assessore al Lavoro, Marco Lombardo, che oggi ne ha parlato durante la commissione dedicata al rientro in presenza dei dipendenti di Palazzo D'Accursio.

Sia nella sede di piazza Maggiore che in quella di Liber Paradisus, afferma Lombardo, si può immaginare che "possa esserci una distribuzione automatica di mascherine riutilizzabili, è una possibilità che tecnicamente esiste, grazie anche alle interlocuzioni fatte con alcune aziende del territorio. Penso possa essere un segnale importante di attenzione per i dipendenti sapere che attraverso le chiavette è possibile, dentro i luoghi di lavoro, avere le mascherine. Perché è evidente che non dobbiamo abbassare la guardia".

Per quanto riguarda il tema più generale del rientro in presenza a fronte dello smart working imposto dall'emergenza Covid, "penso che un obiettivo equilibrato, in linea con le indicazioni della Commissione europea - dichiara Lombardo - possa essere il 20% di smart working e questo anche tenendo conto del tema della conciliazione", che riguarda la cura sia dei figli che delle persone anziane, "con particolare attenzione al fatto che questo non significhi un aggravio di responsabilità a carico delle lavoratrici". Intanto, però, sul rientro negli uffici comunali è in corso un vero e proprio braccio di ferro.

"L'ascolto e il dialogo con i sindacati e i lavoratori sono sempre importanti", raccomanda Lombardo, ma da parte del direttore generale Valerio Montalto e dell'area Personale "credo sia stato fatto un lavoro per garantire condizioni di sicurezza".

La circolare diffusa da Montalto il 2 luglio "molto probabilmente è stata repentina ma faceva riferimento a una situazione che progressivamente si stava già concretizzando nelle singole strutture", sottolinea la dirigente del Personale, Daniela Gemelli: sia perché alcuni dirigenti avevano cominciato a richiamare il personale negli uffici, sia perché non mancavano richieste da parte degli stessi dipendenti di poter tornare in sede. Quindi, "il direttore generale ha preso atto della necessità di intervenire centralmente per dare un segnale a tutte le direzioni" sul rientro in presenza, "ma questo non vuol dire che venga effettuato in maniera uniforme".

Non a caso, "nell'indicazione del direttore c'era anche il riferimento a situazioni particolari di fragilità o di salute", rimarca Gemelli: un accenno fatto in maniera generale "proprio perché ogni datore di lavoro può fare riferimento a una situazione palesata dai dipendenti e, in relazione alle esigenze organizzative legate alla presenza, può concordare modalità di rientro diversificate".

Il Comune ha tutto l'interesse a garantire un rientro "in assoluta sicurezza", aggiunge la dirigente, sottolineando che comunque questo "non è assolutamente disgiunto dalla prosecuzione del lavoro in modalità agile". È una fase di "transizione", continua Gemelli, utile anche per consentire un "rientro graduale" che scongiuri il rischio assembramenti e aiuti i dipendenti ad abituarsi alle misure di sicurezza. Infine, l'indicazione sul rientro per due giorni a settimana dal 6 luglio "non voleva dire che il lunedì dovessero essere tutti presenti", fa notare Gemelli. E infatti, non c'è stato un boom: "Se il 3 giugno erano fisicamente presenti 625 dipendenti - riferisce Gemelli - a ieri erano 1.076, escludendo il mondo della scuola. È un rientro progressivo". (Dire)

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