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Il successo di Insieme per il Lavoro: "500 assunzioni, ora inseriamolo in Regione"

Si tratta del progetto di Comune e Curia nato tre anni fa per dare un'opportunità lavorativa ai disoccupati e alle persone fragili. Nell'ultimo anno raddoppiati i contratti a tempo indeterminato

In tre anni 523 persone si sono rimesse in gioco grazie a Insieme per il lavoro, il progetto che porta la firma del sindaco di Bologna, Virginio Merola, e del cardinale Matteo Zuppi, nato con il proposito di dare un'opportunità di lavoro ai disoccupati di lungo termine e alle persone fragili.

A tre anni dal varo del progetto e all'inizio dell'ultimo anno di sperimentazione, in vista di un rilancio nel 2021, Comune e Curia, assieme alle associazioni di categoria e ai sindacati, fanno un bilancio e guardano al futuro. Con un'ambizione: che Insieme per il lavoro possa diventare un pezzo del nuovo patto per il lavoro, primo punto del programma di governo di Stefano Bonaccini, appena riconfermato alla guida dell'Emilia-Romagna.

"Abbiamo accumulato una notevole esperienza su cosa significhi lavorare sull'impiegabilità delle persone. I risultati dimostrano che l'intuizione era giusta", dice Merola.

"E' stato fatto uno sforzo non indifferente, perché le persone coinvolte dal progetto sono quelle che non ce l'avrebbero fatta. Questi risultati ci debbono spingere a guardare il futuro, valutando come continuare anche in relazione al patto di lavoro regionale", conferma Zuppi. "La scommessa era rimettere sul mercato del lavoro le persone più deboli. Per questo questo strumento è da valutare anche su scala regionale", asseconda il segretario della Cgil di Bologna, Maurizio Lunghi.

"Questo è un accordo unico a livello nazionale. Ora occorre andare avanti, perché la sofferenza c'è e aumenta la distanza tra ricchi e poveri, anche in Emilia-Romagna. Nelle prossime settimane dovremo iniziare a discutere sul nuovo patto per il lavoro e di come estendere questa esperienza a tutta la regione", ribadisce il segretario regionale della Uil, Giuliano Zignani.

I numeri

Insieme per il lavoro in questi anni è costantemente cresciuto. Da inizio progetto gli inserimenti lavorativi sono stati 523, sempre in aumento dai 14 al mese del 2018 ai 24 del 2019. Più che raddoppiati nell'ultimo anno i contratti a tempo indeterminato (dal 4% al 10%) e rimane costante il flusso dei beneficiari iscritti al progetto (124 al mese, 1.491 nel 2019).

Nel frattempo è cesciuto anche il numero di imprese coinvolte, in tutto 237: 166 collaborano stabilmente con la struttura che si occupa degli inserimenti lavorativi, 97 hanno aderito formalmente al board (erano 54 nel 2018).

Nell'elenco ci sono grandi e piccole aziende bolognesi: ci sono Ducati e Lamborghini, dove Insieme per il lavoro è addirittura entrato nella contrattazione di secondo livello (in Ducati sono stati fatti quattro inserimenti), ci sono Yoox-Net a porter (che ha arruolato 20 persone), Rekeep (10), Piquadro (otto), Bologna Welcome (quattro).

A realizzare più inserimenti è stata la cooperativa sociale La Fraternità, con 39 persone assunte per l'attività di tutoraggio ai nuovi cassonetti di Hera. Circa 82 i progetti per attività di autoimpiego (con 50mila euro erogati) e 39 progetti di innovazione sociale.

"Rendiamo pubblici questi dati dopo campagna elettorale perché non volevamo che entrassero nel dibattito politico", precisa l'assessore al Lavoro del Comune di Bologna, Marco Lombardo, ricordando anche che 126 beneficiari sono stati accompagnati nell'iter per la richiesta del reddito di cittadinanza, cui avevano diritto.

"Non ci accontentiamo: l'obiettivo per 2020 di far crescere del 25% il numero degli occupati e aumentare i posti di lavoro a tempo indeterminato", fissa l'asticella Merola. "La cooperazione ha trovato in questo progetto molto della sua missione. E' un'esperienza con caratteristiche territoriali, non facilmente riproducibile, ma occorre valutare la diffusione di un metodo per la riforma del collocamento", riflette la presidente di Legacoop Bologna, Rita Ghedini.

Il Comune ha finanziato Insieme per il lavoro con 10 milioni spalmati su quattro anni, cui si aggiungono 4 milioni messi sul piatto dalla Curia. "C'è ancora tanta sofferenza. Bisogna insistere, c'è ancora molto da lavorare. Ma il metodo importante, perché questo è il progetto di tutti. Dobbiamo mantenere lo sforzo sulla montagna: non è accanimento terapeutico, è dare una prospettiva a chi ci vive", conclude Zuppi, non escludendo che la Curia possa mettere più risorse sul progetto, oltre al milione all'anno assicurato fino a oggi. "La verifica porterà a vedere se ne servono di più. Perché il lavoro resta una priorità", conclude il cardinale. (Dire)

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