Sanità e welfare, Merola diserta il Consiglio: opposizioni imbufalite

Diversi argomenti di attualità dovevano essere discussi dall'assessore alla sanità, di cui il sindaco ha competenza dopo le dimissioni di Rizzo Nervo. Ma il primo cittadino non è in aula

Dopo le critiche dei giorni scorsi, si infiamma oggi in Consiglio comunale a Bologna lo scontro tra la Giunta Merola e le opposizioni sulle dimissioni dell'assessore Luca Rizzo Nervo, candidato al congresso provinciale del Pd.

Le minoranze attaccano a testa bassa il sindaco Virginio Merola, per la sua decisione di trattenere per se' le deleghe (pesanti) alla sanita' e al welfare lasciate dal suo assessore.

Ma il primo cittadino anche oggi in aula non c'è. Avvia la protesta la 5 stelle Elena Foresti, che durante il suo intervento espone un cartello contro Merola. "Il sindaco si tiene le deleghe ma non viene mai in aula- si legge- parlo del persone e non c'è, parlo degli animali e non c'è, parlo dei topi nelle scuole e non c'è".

Seguono il leghista Umberto Bosco e Francesco Sassone di Forza Italia, che con due interrogazioni chiedono al sindaco un chiarimento su come intende gestire le deleghe lasciate da Rizzo Nervo. La risposta di Merola, letta in aula dall'assessore Gieri (alla casa, ndr), è telegrafica.

"Ribadisco che ho intenzione di partecipare ai lavori del Consiglio comunale e delle commissioni- assicura il primo cittadino- compatibilmente con gli impegni istituzionali del sindaco. Lo stesso vale per gli impegni derivati dalle deleghe assunte dopo le dimissioni dell'assessore. Ricordo infine che la nomina degli assessori è prerogativa del sindaco". Il centrodestra grida allora allo scandalo.

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 "La risposta del sindaco è una chiara presa in giro", attacca Bosco, secondo il quale "l'assenteismo del sindaco in Consiglio e in commissione non consentirà un'opportuna trattazione di deleghe così importanti. E l'assenza di oggi è esplicativa". Anche per Sassone, la risposta del sindaco "è offensiva per il Consiglio comunale e per tutti i cittadini di Bologna. E immagino l'imbarazzo dell'assessore Gieri che è stata costretta a leggerla. Vergogna". (Dire)

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