Cronaca

Un bilancio fatto più di persone che di numeri: "La pandemia ha esaltato i punti di forza della cooperativa"

La Cooperativa sociale Società Dolce, fra le prime 10 in Italia, approva il bilancio e tira dritto. Riconfermato il presidente Pietro Segata: "In un anno segnato dal Covid +462.431 euro dopo le imposte e un valore della produzione di 91.539.867 euro"

Elisa Pozzarini, 48 anni, ha iniziato a lavorare giovanissima. Una carriera trentennale, prima assistente di base, poi operatore socio sanitario, oggi coordinatore della Casa residenza anziani “Villa Paola” in San Donato, gestita da Società Dolce. Sulla sua tessera è stampato ‘socia numero 12’, ma i numeri presentati recentemente all’assemblea che ha approvato il bilancio economico 2020 della cooperativa di servizi alla persona, ne dimostrano da allora la crescita eccezionale, con 3.512 occupati alla fine dello scorso anno.

Paolo: "Non pensavo di trovare lavoro durante il Covid. E adesso faccio anche un figlio"

Un bilancio che si concentra più sulle persone che sui numeri insomma quello che racconta Società Dolce per l'anno passato. Ma di bilancio sempre si tratta e i numeri servono: in piena crisi economica da pandemia, 246 nuovi lavoratori sono stati assunti a tempo indeterminato, garantendo un sostegno economico ad altrettante famiglie. Come Paolo, 33 anni, educatore, che a ottobre sposerà Martina: “Non credevo di trovare lavoro durante il Covid, quando tanti amici hanno perso il posto, ma è successo. Ora posso pensare al futuro, ad una vita con la mia compagna. Un figlio? Perché no!”.

Come racconta presentando l'ultimo bilancio il presidente Pietro Segata, riconfermato per il prossimo triennio, insieme alla sua vice Carla Ferrero: “Siamo partiti nel 1988 in due stanze, giovani universitari pieni di passione, con la voglia di costruire un mondo migliore, una società più dolce”. Trent’anni dopo, il compendio immobiliare della sede e il marchio ne rafforzano il patrimonio, che in un anno segnato dal Covid ha ottenuto un risultato positivo di +462.431 euro dopo le imposte e un valore della produzione di 91.539.867 euro, cifra che si discosta solo del -12,3% dall’importo dell’anno precedente. Sembra che la pandemia abbia esaltato i punti di forza della cooperativa, che nel prossimo futuro rimarrà stabilmente tra le prime dieci realtà di settore del Movimento cooperativo in Italia.

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Sara Saltarelli, un ruolo di responsabilità in Società Dolce, vive col marito e due figli in un comune della provincia, dov’è arrivata dal Lazio vent’anni fa, neo laureata alla ricerca di un lavoro e di un ideale di inclusione e solidarietà. Oggi è una delle 3.035 donne (86,4%) della cooperativa, a fianco di 477 uomini (13,6%), a dimostrare come il lavoro di cura sia ancora appannaggio del sesso femminile.

Mira, 41 anni, operatore sociosanitario domiciliare, viene dall’Ucraina e fa parte del 15% di stranieri impiegati nei servizi. Vive in un piccolo bilocale in zona Santa Viola, dove già sulle scale si è accolti dall’odore acre dell’aceto, che riempie le due stanze: “Preparo i cetrioli in agrodolce da spedire a mio figlio Bogan, che studia all’università di Kiev. Questa casa? È piccola, ma la sto comprando per lui, con sacrifici e un mutuo, concesso grazie alla garanzia della mia busta paga”. Come Mira, l’85,1% dei lavoratori di Società Dolce ha un contratto a tempo indeterminato e nel 2020, nonostante la crisi che ha messo in ginocchio tante aziende, la cooperativa ha stabilizzato ulteriori 100 lavoratori, perlopiù giovani sotto i 36 anni (73%), ai quali ha aperto un futuro. 

Sempre dal bilancio, nel 2020 le ore lavorate sono state 3.335.588. Il personale in staff ha fatto ricorso a 19.920 ore di lavoro agile, ovvero l’80,4% del totale, in particolare persone “fragili” a rischio di contagio e quelle con figli minori a casa. Si contano poche assenze durante i lockdown, anche in servizi fortemente colpiti, come le residenze per anziani, dove il personale ha dimostrato responsabilità e spirito di squadra. Una di loro, Yovanka Kalem, 50 anni, bosniaca e ausiliaria di lavanderia a Villa Paola, la settimana scorsa ha ricevuto il premio “Tina Anselmi 2021”, come simbolo del percorso d’integrazione e la passione per il lavoro dimostrata durante la pandemia.

Lo scorso anno Società Dolce ha aperto le porte anche a 90 studenti di venti università italiane, trenta istituti tecnici o professionali e quaranta diversi enti formativi accreditati, per svolgere tirocini curriculari, mentre gli inserimenti riabilitativi e le borse lavoro sono stati 14 e 7.384 le ore per il diritto allo studio dei lavoratori che hanno scelto di proseguire la propria carriera scolastica.

Il Covid non ha fermato la progettazione: 80 famiglie sono state aiutate col progetto sperimentale per il contrasto della povertà educativa “Ali per il Futuro”, finanziato dall’Impresa sociale “Con I Bambini” per 2,5 milioni di euro e “Rapporti Corti”, intervento socioeducativo a favore di minori dai 3 ai 14 anni e dei loro genitori, che vivono in condizione di fragilità e svantaggio sociale in caseggiati di edilizia popolare alla prima periferia di Bologna.  Un percorso molto positivo, quello illustrato all’assemblea dei soci col bilancio di esercizio 2020, tanto straordinario, quanto il momento economico e sociale a cui si riferisce. E per il futuro? “Il ricambio generazionale, per lasciare spazio ai giovani e dare alla cooperativa una lunga vita”, conclude Segata.

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