Crac coop edili Copalc: tre condanne e cinque patteggiamenti

Avevano costruito palazzine in tutta la provincia ed erano saltate per aver accumulato debiti fino a 100 milioni di euro. Assegnatari e famiglie avevano versato acconti per immobili costruiti solo in parte o mai iniziati

20 persone coinvolte nell'inchiesta della Procura di Bologna, e accusate a vario titolo di bancarotta fraudolenta e di truffa aggravata ai danni dello Stato. Arrivano i primi verdetti sul crac del consorzio di coop edili 'bianche' Copalc, fallito a gennaio 2013. 10 indagati sono stati giudicati con rito abbreviato, di questi 7 sono stati assolti e tre condannati, 5 hanno patteggiato pene inferiori ai due anni (ottenendo, quindi, la sospensione della pena) e cinque sono stati rinviati a giudizio dal gup Domenico Truppa. Per i tre condannati, invece, la pena (sospesa) è di un anno e otto mesi: inoltre, il giudice li ha dichiarati "inabilitati all'esercizio di un'impresa commerciale e incapaci ad esercitare uffici direttivi in qualsiasi impresa per 10 anni.

Cade, come chiesto dalla pm Michela Guidi, l'ipotesi dell'associazione a delinquere. Visto il tipo di reati oggetto dell'inchiesta, infatti, sia la pm, sia il giudice hanno ritenuto che la formula più 'calzante' fosse quella del concorso nella commissione del reato. L'ipotesi iniziale degli investigatori era quella di un'associazione finalizzata a commettere sistematicamente reati di natura patrimoniale, societari e fallimentari, coinvolgendo le cooperative socie e non, di fatto controllate dal Copalc, mentre la truffa si sarebbe concretizzata tramite operazioni immobiliari fittizie e vendite di immobili simulate, che avrebbero consentito al consorzio di pagare meno imposte sugli utili

Rigettata, invece, la richiesta di confisca per circa 1,5 milioni di euro nei confronti delle persone condannate e di quelle che hanno patteggiato poichè gli interessati hanno già rimborsato, pro quota, buona parte della cifra. 

Cosa è accaduto 

Il consorzio di coop “bianche” che aveva costruito palazzine in tutta la provincia era saltato per aver accumulato debiti fino a 100 milioni di euro. Il tribunale lo dichiarò fallito il 22 gennaio 2013: 195 soci assegnatari e diverse famiglie avevano versato acconti per immobili costruiti solo in parte o mai iniziati, sui quali gravava l'ipoteca giudiziaria. (dire)

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