Malati di tumore, il Covid non ferma Ant: "Aumento di richieste, noi alleggeriamo la sanità pubblica"

INTERVISTA La presidente di Ant Raffaella Pannuti: "Mai come ora i malati di tumore rischiano di essere abbandonati. Come associazione potevamo essere più coinvolti vista la nostra esperienza e la nostra rete"

Da sinistra a destra: Cristiana, Gabriele, Andrea, Giada

La formica è simbolo di lavoro duro e instancabile. In inglese formica di dice "ant", le stesse lettere che compongono l'acronimo Assistenza Nazionale Tumori, un ospedale senza muri che offre assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore oltre che lavoro di prevenzione oncologica, tutto a titolo gratuito. 

"Mai come ora i malati di tumore rischiano di essere abbandonati". Sono le parole della presidente di Ant Raffaella Pannuti, che racconta come in piena emergenza Coronavirus la Fondazione riesca a garantire assistenza ai 3.000 malati di tumore (nelle 31 province in cui è presente) curati gratuitamente ogni giorno nelle loro case, registrando ovviamente una crescita delle richieste causata dalla paura di andare in ospedale e all’impossibilità delle strutture di accogliere nuovi pazienti. 

Il cuore di ANT è l'assistenza domiciliare ai malati oncologici. Come state lavorando durante questa emergenza sanitaria? Riuscite a garantire sostegno ai vostri assistiti? "Il problema di questo difficile momento è che naturalmente aumentano le richieste di accoglienza,  gli ospedali sono molto dedicati alle emergenze Covid-19 e, a parte situazioni non particolarmente ugenti, c'è stato un cambio di modalità nella presa in carico del paziente, con triage che implica una scelta dei casi maggiormente bisognosi, una valutazione sulla fragilità del paziente e naturalmente, sull'eventuale positività al Coronavirus dei suoi familiari, ipotesi che modificherebbe l'attività". Spiega Pannuti. 

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I contatti diretti sono dunque ridotti al massimo e il livello di sicurezza è tenuto alto..."Sì, è indispensabile per la sicurezza dei nostri pazienti e per quella dei nostri medici e volontari, tutti tutelati con ogni dispositivo necessario, di cui siamo dotati grazie alle donazioni. E' dalla generosità delle persone che arrivano gli strumenti di prevenzione per il nostro personale (250 medici e infermieri da Brescia a Taranto, 70 dipendenti nel 'cuore' di Ant che è a Bologna). E a  tal proposito ho già lanciato un appello perchè mai come ora abbiamo bisogno di aiuto per continuare curare a casa i malati di tumore potendo contare su mascherine e dispositivi di protezione"

"In queste settimane privilegiamo il contatto telefonico oppure cerchiamo di dare istruzioni al care giver (anche di persona la prima volta) in modo che imparino alcune cure e medicazioni che poi possono fare in autonomia. Noi non vogliamo certo lasciare i nostri pazienti, anzi, li seguiamo sempre passo passo, diciamo che c'è solo un calo di intensità dovuto a una causa di forza maggiore". 

Avete dei casi di positività al Covid-19 fra i vostri assistiti e il vostro personale? "Nessuno dei nostri. Soltanto un medico è stato messo in quarantena, ma solo cautelativamente e adesso sta bene. Che io sappia fra i pazienti neppure, fatta eccezione di un parente, ma niente da segnalare in questo senso. Facciamo le cose per bene, con tutte le precauzioni del caso". 

“Il ruolo di ANT in questo momento è fondamentale – commenta Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione –. Siamo accanto al Servizio Sanitario Nazionale, ora più che mai, per portare supporto a domicilio ai malati di tumore, in linea con le raccomandazioni per la gestione dei pazienti oncologici recentemente emanate dal Ministero della Salute: curando i pazienti in fase avanzata e avanzatissima a casa non solo li salvaguardiamo da eventuali contagi che nelle loro condizioni potrebbero essere fatali, ma solleviamo da ricoveri impropri anche gli ospedali, già così gravemente provati dall’emergenza. Tenere a casa le persone fragili è una priorità, tanto che stiamo registrando un aumento nelle richieste di assistenza domiciliare dovute alla paura di recarsi negli ospedali o all’impossibilità da parte degli stessi ad accogliere nuovi pazienti.

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Si potrebbe fare di più in termini di sinergia con gli ospedali? "La premessa è che l'assistenza medica domiciliare che svolgiamo aiuta il sistema sanitario nazionale a concentrarsi sull’emergenza. Credo si possa fare di più in termini di collaborazione maggiore con le oncologie, vorremmo esserne considerati parte. Adesso si parla di assistenza domiciliare come fosse la scoperta del secolo, ma noi la pratichiamo da quarant'anni e mi spiace che oggi ci si riempia la bocca di queste parole quando dal punto di vista concreto il 'pubblico' non mostri una così forte propensione per integrare questo pensiero. Vorrei fare un appello alla sanità pubblica in modo che dia concretezza al potenziamento dell'assistenza domiciliare. Bisognerebbe dare imput forti. Noi abbiamo dato più volte la nostra massima disponibilità e provo amarezza nel vedere che tutta la nostra competenza non venga in qualche modo sfruttata". 

Un esempio concreto di potenzialità non considerate? "Ne faccio uno. I nostri medici diretti a Medicina, il comune del bolognese diventato zona rossa per il numero dei contagi di Civid-19, per essistere la trsfusione di un malato oncologico. Bloccati dalle barriere dell'Esercito non riuscivano a raggiungere il domicilio di questa persona. Se non fosse stato per una rete di conoscenze che li ha fatti arrivare a contattare il sindaco non ci sarebbero arrivati. Noi ci siamo e siamo già una rete, andrebbero snellite le procedure. Fra l'altro noi forniamo (siamo precursori dei tempi anche in questo) anche assistenza psicologica, da sempre, per contrastare i sentimenti di solitudine e di abbandono. E adesso di questo c'è un gran bisogno: per questo su Bologna c'è anche una linea da contattare. C'è da dire che durante questa emergenza si assiste a tanta improvvisazione, ma noi lo possiamo dire, discostiamoci dall'idea che il volontariato sia improvvisato. Non lasciamo niente al caso".  

Con i charity shop chiusi e la campagna di Pasqua nelle piazze sospesa, è un momento difficile per le donazioni. Come fare? "Tutti i nostri punti di aggregazione del volontariato e gli shop sono chiusi, certo. A fronte di tutto questo impegno vediamo venire meno, per le ragioni di sicurezza e opportunità che ben conosciamo, la raccolta fondi legata alle festività pasquali che ogni anno ci consente di sostenere economicamente gran parte delle nostre attività. Per questo chiediamo a tutti i cittadini di sostenerci con una donazione in una delle tante modalità possibili: ogni cifra è preziosa in questo momento per permetterci di andare avanti. Specifico che solo 1/6 della nostra attività a Bologna è sostenuto da Ausl, mentre tutto il resto è coperto dalle offerte. Ci sono delle campagne online, le vendita con consegna a casa delle uova e delle colombe e spero che questo appello venga accolto". 

Come sostenere ANT 

Per sostenere #ospedaledomiciliareANT e permettere l’acquisto di mascherine e DPI ci sono tante possibilità:  scegliere le uova e le colombe ANT a fronte di una donazione minima; il personale ANT consegnerà a casa o nelle sedi aziendali in modalità sicura. E' possibile partecipare alla raccolta fondi su Facebook; partecipare alla raccolta fondi su Gofundme o donare su conto corrente bancario. Tutte le info su www.ant.it
 

ANT. Nata nel 1978 per opera dell’oncologo Franco Pannuti, dal 1985 a oggi Fondazione ANT Italia ONLUS – la più ampia realtà non profit per l’assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e la prevenzione gratuite – ha curato oltre 130.000 persone in 11 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria). Ogni anno 10.000 persone vengono assistite nelle loro case da 23 équipe multi-disciplinari ANT che assicurano cure specialistiche di tipo ospedaliero e socio-assistenziale, con una presa in carico globale del malato oncologico e della sua famiglia. Sono complessivamente 515 i professionisti che lavorano per la Fondazione (medici, infermieri, psicologi, nutrizionisti, fisioterapisti, farmacisti, operatori socio-sanitari etc.) cui si affiancano oltre 2.000 volontari impegnati nelle attività di raccolta fondi necessarie a sostenere economicamente l’operato dello staff sanitario. Il supporto offerto da ANT affronta ogni genere di problema nell’ottica del benessere globale del malato. A partire dal 2015, il servizio di assistenza domiciliare oncologica di ANT gode del certificato di qualità UNI EN ISO 9001:2008 emesso da Globe s.r.l. e nel 2016 ANT ha sottoscritto un Protocollo d’intesa non oneroso con il Ministero della Salute che impegna le parti a definire, sostenere e realizzare un programma di interventi per il conseguimento di obiettivi specifici, coerenti con quanto previsto dalla legge 15 marzo 2010, n. 38 per l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.

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