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Coronavirus: "Diverse aziende sempre aperte per caos prefetture"

A lanciare l'allarme è Igor Taruffi, consigliere di Emilia-Romagna Coraggiosa

Mentre in Emilia-Romagna si prepara la fase 2 con la ripartenza di alcune attività, Emilia-Romagna Coraggiosa, seconda forza di maggioranza in Regione, lancia l'allarme delle imprese che hanno ripreso o addirittura non si sono mai fermate semplicemente per le difficoltà burocratiche delle Prefetture.

"In provincia di Piacenza 1.273 attività produttive hanno ripreso e, in alcuni casi, mai interrotto la loro attività. A quanto pare non tutte rientrano però nei codici Ateco attraverso i quali il Governo ha stabilito i settori produttivi ritenuti indispensabili. Sfruttando il cosiddetto silenzio-assenso del prefetto", scrive oggi sui social il capogruppo di "Coraggiosa" in Regione, Igor Taruffi.

Le attività che ritengono di fornire beni o servizi attinenti alle attività consentite possono infatti comunicare la propria intenzione di riprendere al Prefetto. "E se non arriva un espresso diniego o un atto di sospensione, sono legittimate ad andare avanti. Questo prevedono le norme decise dal Governo", sottolinea Taruffi, che sollecita a questo punto una modifica delle norme.

"Voglio essere chiaro. Siamo tutti- prosegue il consigliere- pienamente consapevoli che l'emergenza sanitaria e il conseguente lockdown stanno comportando una gravissima crisi economica e sociale. E siamo altrettanto consapevoli che una graduale, progressiva riapertura delle attività sia indispensabile. Va però pensata e programmata con il massimo della serietà e del rigore. Innanzitutto pretendendo il pieno rispetto della sicurezza nei luoghi di lavoro. L'unica reale garanzia ed il presupposto per la ripresa".

 Da questo punto di vista però, afferma Taruffi, "che sia consentito di continuare o riprendere un'attività sulla base del silenzio-assenso del prefetto non è una modalità accettabile. Perché ciò che succede nella realtà è che le Prefetture sono intasate di domande. E di fronte alla non risposta prevale il silenzio-assenso e le attività ripartono. Un errore nelle misure decise dal Governo che va sanato". La fase 2, dunque, così non può partire: "Sicuramente non potrà essere questo, in nessun modo, il presupposto su cui impostare la progressiva e graduale riapertura delle attività produttive". (Bil/ Dire)

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