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Plasma per curare il covid, l'assessore: "Interessante, ma no alle terapie nel dibattito politico"

L'assessore comunale alla sanità Giuliano Barigazzi in risposta alle domande dei consiglieri Bosco e Cocconcelli (Lega nord)

"Credo che la politica debba fare lavorare la comunità scientifica al meglio, lo dico come premessa generale". Lo ha detto l'assessore comunale alla sanità Giuliano Barigazzi questa mattina in sede di Question Time, in risposta alle domande dei consiglieri Umberto Bosco e Mirka Cocconcelli (Lega nord) sulla terapia con plasma per curare il coronavirus.

Il 7 maggio infatti, veniva reso noto, con un comunicato dell’Agenzia italiana del farmaco e del’Istituto superiore di sanità, lo sviluppo di uno studio nazionale randomizzato (pazienti assegnati in modo casuale - ndr) per valutare l’efficacia del ruolo del plasma ottenuto dai pazienti guariti da Covid: "C’è un ombrello nazionale fatto dall’AIFA e dall’ISS, a questo studio parteciperanno diversi centri a partire da quelli che sin dall'inizio se ne stanno già occupando a livello locale; credo che questo progetto ci consentirà di ottenere delle evidenze scientifiche solide sul ruolo che può giocare l’infusione di anticorpi in grado di bloccare l’effetto del virus, che sono presenti nel plasma dei soggetti guariti. Già questo mi sembra sufficiente perché si radunino sotto quell'ombrello molte delle sperimentazioni che ci sono". Ha detto Barigazzi che ha anche specificato: "Non darò risposte tecniche perché credo che la politica non debba fare diventare le terapie oggetto di dibattito politico, non abbiamo avuto dei grandi risultati in questo paese quando ci si è accapigliati su delle terapie facendo i fan una o dell’altra. Credo che la politica debba fare lavorare la comunità scientifica al meglio, lo dico come premessa generale, non è rivolta voi". 

Per l'assessore i risultati sono interessanti "probabilmente non sono idonei a esprimere un giudizio definitivo, ma hanno meritato l’attenzione delle comunità scientifica che si è molto attivata su questo tema, sia a livello di studi preclinici sia con la proposta di numerosi trials clinici. Voi sapete che condurre dei trials clinici controllati è di fondamentale importanza, sia per questo che per soluzioni terapeutiche. Oggi su questo dobbiamo cercare di trasformare quelle intuizioni in maggiori certezze, anche se la scienza ha sempre delle certezze provvisorie, facendolo attraverso le regole per la ricerca clinica che ha anche bisogno di tempo". 

Studio clinico per farmaco anti-coronavirus, c'è anche Unibo

E fa presente: "Rispetto a questa terapia la ricerca deve rispondere ad alcuni quesiti. Quale sia il giusto time di inizio di tale terapie, per adesso è stata applicata su pazienti in condizioni di estrema gravità, co-trattate con altre risorse, per cui è necessario verificare l’efficacia su popolazioni che sono in condizioni tali per cui sia possibile effettuare una randomizzazione, quindi pazienti meno gravi e non contrattati. È necessario verificare se sia una terapia usufruibile per tutti i pazienti o per specifiche sottocategorie, va tenuto conto, come sempre in questi casi, dei possibili effetti collaterali e verificare l’incidenza sui grandi numeri; infine capire se gli anticorpi neutralizzanti hanno un ruolo decisivo nel contrastare la malattia. Per me è una ipotesi di lavoro interessante, ho visto anche ieri una agenzia del professor Viale che andava in questo senso e diceva che la Regione adottava una linea prudenziale, ma che in qualche modo se pur non utilizzando al momento questa terapia, c’è grande attenzione ai risultati che si svilupperanno da questo studio nazionale e da quelli già in essere". 

"Mi pare che ci possiamo rimettere allo studio nazionale per capire quale sarà l’efficacia e speriamo che i risultati ci permettano di accedere anche a questa uova risorsa terapeutica - conclude l'assessore - l’atteggiamento mio su queste cose per quanto riguarda la sperimentazione della scienza e la politica sia farli lavorare, la sperimentazione deve fare il suo corso senza aprioristiche chiusure né cullarci in illusorie certezze che invece hanno bisogno di tempo e solide evidenze, di dati che vengono raccolti, capacità di trasformare le intuizioni in vere e proprie certezze terapeutiche".

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