Coronavirus, Coldiretti vede nero: "A rischio l'export agricolo in regione"

Dopo l'impatto di dazi e cambiamenti climatici ora l'agroalimentare dovrà vedersela con la contrazione dei consumi in seguito alla quarantena imposta al sistema produttivo cinese

Mancava solo il cononavirus a complicare la vita al settore agricolo, già sotto stress per la guerra dei dazi e per le conseguenze dei mutamenti climatici. La Cina, infatti, è uno dei maggiori importatori di prodotti italiani, per questo il blocco potrebbe avere serie ripercussioni sul settore agroalimentare.

A pagare un conto salato rischia di essere il made in Emilia-Romagna, avverte Coldiretti, che coi suoi 50 milioni di euro nel 2019 rappresenta circa l'11% del totale nazionale. Nel 2019 le esportazioni di prodotti agroalimentari made in Italy in Cina avevano fatto segnare un record storico con un valore stimato in 460 milioni di euro, con un aumento del 5% grazie alla progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali.

I vincoli ai trasporti per cercare di contenere il contagio, sottolinea la Coldiretti, si stanno riflettendo anche sulla logistica delle merci con "incertezze e ritardi che impattano sugli scambi commerciali". L'impatto dell'emergenza coronavirus sui mercati agroalimentari, peraltro, colpisce l'Italia anche indirettamente come dimostra il fatto che le quotazioni della soia sono crollate per nove giorni consecutivi al Chicago Board of Trade, punto di riferimento mondiale del commercio delle materie prime agricole, secondo l'analisi della Coldiretti, che evidenzia come il prezzo della soia sul mercato futures sia sceso di circa il 10% dall'inizio dell'anno sull'onda delle crescenti preoccupazioni sul calo della domanda del mercato cinese. La Cina infatti è la più grande consumatrice mondiale di soia ed è costretta ad importarla per utilizzarla nell'alimentazione del bestiame in forte espansione con i consumi di carne

Ora la frenata dell'economia e la conseguente riduzione degli acquisti da parte del gigante asiatico potrebbe far cambiare i programmi e modificare gli equilibri raggiunti con nuove tensioni sui rapporti commerciali e sull'economia mondiale. Un cambiamento che riguarda direttamente l'Italia che, precisa l'associazione agricola, è il primo produttore europeo di soia con circa il 50% della soia coltivata, ma che è comunque deficitaria e deve importare.

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Insomma, si tratta di una situazione, conclude Coldiretti, che va attentamente monitorata dall'Unione Europea per salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare "soprattutto in un momento in cui il cibo è tornato strategico nelle relazioni internazionali, dagli accordi di libero scambio alle guerre commerciali come i dazi di Trump, la Brexit o l'embargo con la Russia". (Vor/ Dire) 

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