Nuovo decreto covid, il Cassero: "Visita ai congiunti? Le persone LGBT spesso non hanno famiglia"

Per gli attivisti: "La possibilità di far visita ai congiunti colpisce duramente i milioni di persone che non rientrano nella definizione tradizionale di famiglia, e in particolare la comunità LGBT"

Un'edizione del Pride in Piazza Maggiore

Tra le diverse critiche mosse al nuovo Decreto sul post-emergenza covid, la cosidetta "Fase 2", illustrato da Giuseppe Conte, c'è anche quella del cassero e delle associazioni Lgbt: "Ancora una volta, nel solco della tradizione italiana, il familismo vince a mani basse. La possibilità di far visita ai congiunti colpisce duramente i milioni di persone che non rientrano nella definizione tradizionale di famiglia, e in particolare la comunità LGBT".

Cosa si intende, chi sono i congiunti e soprattutto qualche difficoltà indicato dall'avvocata Carla Voria in un video. Per gli attivisti: "L'idea che gli affetti debbano essere certificati da legami di sangue o legali non riconosce infatti alcun valore ai rapporti e alle reti di relazioni che sono al centro del nostro mondo affettivo. Le persone LGBT+ spesso non hanno famiglia - scrvono in un comunicato del Cassero, lgbt center bolognese - o non hanno legami affettivi riconducibili alla coppia, o non hanno rapporti con la famiglia di origine che non le ha accettate, costringendole a cambiare città, quando non nazione, spesso senza una casa in cui abitare. Inoltre, la famiglia di origine è spesso il luogo in cui inizia la violenza di genere, che colpisce trasversalmente le persone LGBT+ e le donne, su cui continua e continuerà a ricadere il lavoro di cura". 

Sui social caso è intervenuto anche Sergio Lo Giudice, presidente onorario dell'Arcigay ed ex senatore dem: "Il nuovo decreto di Giuseppe Conte favorisce i vincoli di sangue a scapito di quelli affettivi. Ma l’Italia stava andando in un’altra direzione". Cathy la Torre, ex consigliera comunale e avvocato attivista Lgbt ha invece una richiesta urgente di chiarimento sull’articolo 1 DPCM 26 aprile "relativamente all’interpretazione della parola Congiunti".

"Il termine congiunti passa il Rubicone della famiglia tradizionale e sancisce una separazione netta tra ciò che è eteronormato e ciò che non lo è, relegando nella sfera clandestina delle cose sacrificabili tutto quello che va oltre i contratti e i legami di sangue - scrive Mattia Macchiavelli su "La Falla, l'almanacco del Cassero" - è come dire che le donne non possono votare perché sono donne o che i neri debbono sedere in fondo all’autobus perché sono neri". 

"Sono fondamentali, per noi, le famiglie di elezione, le amicizie, le reti sociali che ci costruiamo - sottolineano da via don Minzoni - indispensabili per mantenere l'equilibrio emotivo e psicologico, e rifiutiamo che l’incontro con i nostri affetti possa essere equiparato a un party di irresponsabili. Durante la prima, lunga fase della quarantena, molt* di noi si sono trovat* fisicamente isolat* o costrett* a convivenze forzate, molt* di noi sono già provat* psicologicamente. Questa profonda solitudine si somma alla condizione di ansia, precarietà economica ed esistenziale, che sta vivendo tutta la popolazione, rendendo sempre più tangibile il concetto di minority stress". 

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Gli attivisti dunque affermano di non pretendere "un via libera totale in nome dell'autodeterminazione, siamo consapevoli di essere ancora nel pieno di una pandemia. Il virus fa emergere con violenza la nostra condizione di fuori casta rispetto a un sistema patriarcale che continua a non prevederci, se non in termini economici di produzione e riproduzione capitalistica - poco importa se la lettera A dell'articolo 1 del DCPM nomina le visite ai congiunti come escamotage per permettere ai genitori che torneranno al lavoro di lasciare i figli dai nonni, perché non c'è (ancora?) un piano organico per la ripartenza. Sarebbe bastato, per andare oltre al familismo, usare l'espressione “affetti più cari”, invece dell'infelice “congiunti”, per mostrarsi, per una volta, meno incapaci di leggere la realtà", concludono.

Ecco il testo completo del nuovo DPCM 26 aprile 2020

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