Coronavirus, i sindacati di base Emilia-Romagna: "Fase 2? Salatissima per chi non ha diritti"

Adl Cobas, Sgb Emilia-Romagna e Si Cobas chiedono alla Regione Emilia-Romagna più garanzie su reddito, salute, welfare

foto archivio

"In questi 45 giorni di quarantena sociale l'Italia ha vissuto due realtà parallele. Da un lato milioni di persone hanno visto pesanti limitazioni alle proprie vite quotidiane, con drammatiche conseguenze di natura economica e sociale. Dall'altro, alla faccia del lockdown, moltissime attività economiche tutt'altro che essenziali hanno proseguito indisturbate, costringendo milioni di lavoratori e lavoratrici ad esporsi inutilmente al rischio di contagio e contribuendo così alla crescita della propagazione del virus, con l'emergenza sanitaria che ad oggi sembra purtroppo tutt'altro che risolta".

Lo scrivono in una nota congiunta i sindacati di base dell'Emilia-Romagna, Adl Cobas, Sgb Emilia-Romagna e Si Cobas - che chiedono alla Regione Emilia-Romagna più garanzie su reddito, salute, welfare.

"Il presidente Stefano Bonaccini è in prima fila nella richiesta di scioglimento anticipato del lockdown e, insieme all'assessorato al Lavoro, si è fatto alfiere di un rinnovato 'patto dei produttori' con al centro il primato della produzione ad ogni costo. Nel frattempo, però, poco o nulla si è fatto per rispondere ai bisogni sociali più impellenti: garantire veramente per tutti e tutte diritto alla salute, al reddito, alla casa ed a un nuovo welfare. Non è un caso che la Regione abbia deliberatamente relegato nel dimenticatoio le istanze di quei settori e ambiti lavorativi e sociali tra i primi e più colpiti dall'attuale emergenza sanitaria ed economica, come il terzo settore, la logistica, la pubblica amministrazione e i servizi a rete, il turismo e il lavoro precario in genere, espresse da organizzazioni sindacali conflittuali e da esperienze di autorganizzazione in forma diffusa e spontanea".

"La tanto agognata fase 2 - prosegue la nota - è già un presente dove il prezzo sarà salatissimo per i settori sociali del precariato e del mondo del lavoro in genere e si acuiranno le contraddizioni che già prima della pandemia generavano costantemente disuguaglianze, sfruttamento, precarietà e povertà strutturali, assenza di tutele e di diritti sociali La nuova normalità rischia certo di essere una versione ancora peggiore di quella condizione che già in tante e tanti vivevano. Contro questa ipotesi è necessario organizzare una forte capacità di reazione. Ecco perché con la ripartenza ufficiale della gran parte delle attività produttive è necessario che riprendano apertamente e in forma pubblica e organizzata le lotte nei luoghi di lavoro e nelle piazze".

Le richieste

"Lanciamo dunque un appello ad intraprendere un piano di mobilitazione diffuso già a partire dal 4 maggio ed individuando in quella settimana una giornata di scadenza unitaria presso la Regione Emilia-Romagna".

Riforma radicale e strutturale del sistema di welfare: stop alle privatizzazioni in sanità, reintenalizzazione dei servizi pubblici in appalto e piano straordinario di rifinanziamento ed assunzioni nei sistemi sanitari e socio-assistenziali pubblici; tutela del diritto all'abitare attraverso il blocco di mutui, affitti e utenze, la moratoria sugli sfratti e stanziamento straordinario di risorse per il "Fondo sociale per l'affitto" e per la ripresa dell'Edilizia Residenziale Pubblica.

Diritto alla salute pubblica e nei luoghi di lavoro, individuando adeguate e vincolanti condizioni igenico-sanitarie per lo svolgimento delle attività lavorative, prevedendo controlli da parte delle autorità sanitarie e impianto sanzionatorio per i datori di lavoro inadempienti;  difesa del lavoro precario e in genere, del salario e del reddito per tutti. Semplificare il quadro degli ammortizzatori sociali e garantirne il pagamento in tempi rapidi, e istituire un dispositivo di Reddito garantito universale e incondizionato a copertura di tutte le figure del lavoro precario; tutelare l'occupazione prolungando il divieto di licenziamenti; aumento delle risorse finanziarie e riconversione in senso ecologico del modello produttivo.

Patrimoniale e tassazione del profitto e della ricchezza; stop alle opere inutili e dannose e impiego di quelle risorse per welfare e sostegno al reddito e al salario; riconversione ecologica della produzione, delle infrastrutture e dei trasporti.

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