Coronavirus, la Regione apre alle cure con il plasma

In approvazione una sperimentazione per capire la sostenibilità su grande scala. Nello stesso pacchetto altri farmaci autorizzati alla sperimentazioni dall'Aifa

C'è anche una apertura sulle cure con la plasma terapia dei soggetti contagiati tra i protocolli che la Regione Emilia-Romagna sta portando avanti, assieme ad altre sperimentazioni con i farmaci.

Le fasi sono ancora iniziali e l'approccio prudente ma viale Aldo Moro ha di fatto aperto alla sperimentazione, aggregandosi a uno studio nazionale.  Sull'efficacia della discussa cura (la somministrazione di plasma delle persone guarite con all'interno gli anticorpi in grado di aggredire il virus) i vertici sanitari della Regione premettono che "allo stato attuale non esistono evidenze scientifiche conclusive che ne dimostrino la comprata efficacia" ma allo stesso tempo "la Regione ha aderito allo studio nazionale - chiamato “Tsunami” e messo a punto da Aifa e Istituto Superiore di sanità - sull’efficacia della terapia con plasma in pazienti con polmonite dovuta al virus".

Inoltre, il Centro regionale sangue e l’Agenzia sanitaria e sociale, d’intesa con l’assessorato, hanno predisposto un protocollo di studio per valutare la fattibilità di un percorso regionale di produzione di plasma da pazienti che hanno contratto l’infezione Covid-19.

L’obiettivo è quello di comprendere quale potrebbe essere la reale capacità produttiva di plasma iperimmune da parte della Rete Trasfusionale Regionale. A partire dall’identificazione attraverso uno studio di fattibilità, di chi, tra i soggetti infettati e guariti dal Covid-19, può essere considerato idoneo a diventare un possibile donatore di “plasma iperimmune”.

Cure per il virus: cinque protocolli di sperimentazione in Regione

Viale Aldo Moro ha ricevuto il nulla osta anche per effettuare indagini sulla Proteina X a Modena e sull’Eparina a Piacenza. In tutto sono cinque i protocolli sui quali si è al lavoro, su 30 in ambito nazionale. Due riguardano i farmaci che intervengono sul rischio di trombosi, e precisamente l’Enoxaparina (Università di Bologna, responsabile Pierluigi Viale) e l’Eparina più steroidi (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, Massimo Girardis); a questo gruppo si aggiunge un altro studio sull’Enoxaparina, che sarà approvato a giorni (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, Marco Marietta).

Un altro protocollo riguarda la Colchicina, farmaco che agisce sulla risposta infiammatoria (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Umberto Maggiore); c’è poi il protocollo sul Tocilizumab, che agisce sulla risposta immunitaria(Ausl-IRCCS di Reggio-Emilia, Carlo Salvarani) e quello su un noto farmaco antimalarico, l’Idrossiclorochina (IRST di Meldola, Pierluigi Viale e Giovanni Martinelli), con proprietà antivirali, per prevenire la progressione dell’infezione. Tutti farmaci che, pertanto, in Emilia-Romagna vengono utilizzati per la cura dei pazienti affetti da Coronavirus. 

“L’epidemia ha confermato l’importanza della ricerca scientifica e sanitaria - ha sottolineato Donini-: solo dai protocolli possono arrivare nuove soluzioni in termini di prevenzione, diagnosi, trattamento e gestione dell’infezione, perché si basano su dati raccolti in modo strutturato e quindi su evidenze solide e generalizzabili".

Altre due ricerche, avviate in Emilia-Romagna, riguardano rispettivamente la cosiddetta “Proteina X” e l’Eparina. Per quanto riguarda la prima ricerca, un team di Modena ha individuato una proteina in grado di “accendere” una spia di allarme sui pazienti in pericolo di vita per l’infezione da nuovo Coronavirus.  Il team è guidato da Erica Villa, primaria di Gastroenterologia del Policlinico di Modena e del dipartimento ad Attività integrate medicine specialistiche.

La seconda è nata a Castel San Giovanni (Piacenza), primo ospedale Covid dedicato in Italia, da un’intuizione del primario di Chirurgia plastica, Marco Stabile. Questa terapia sfrutta da un lato il potere antiinfiammatorio dell’Eparina e, dall’altro, la capacità anticoagulante della stessa che previene una delle maggiori complicanze osservate nei pazienti Covid positivi: la trombosi diffusa.

Plasma-terapia, la Lega all'attacco: "lo dicevamo, noi snobbati"

Dai banchi dell’opposizione è stato Daniele Marchetti, vicepresidente della commissione, a criticare “le perdite di tempo della Giunta sulla gestione di molti aspetti della lotta al coronavirus. Uno di questi è la plasmaterapia”. Il consigliere della Lega ha poi ricordato: “All'inizio di marzo abbiamo depositato un’interrogazione per chiedere che anche in Emilia-Romagna si iniziasse la terapia con il plasma. L’ormai ex commissario Venturi aveva subito chiuso a questa possibilità. Non eravamo stupiti perché il modus operandi della Giunta è quello di osteggiare ogni proposta che arriva dalla Lega. Alcuni giorni dopo però è arrivata dall'esecutivo un’apertura. Oggi, quasi un mese dopo, le aziende sanitarie lamentano ancora l’assenza di indicazioni chiare”. Marchetti ha criticato anche la scelta di non invitare in commissione il professor Giuseppe De Donno, pioniere della plasmaterapia, e ha auspicato la “creazione di una banca regionale del plasma”.

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