Covid-19, un morto e 11 positivi nella struttura per disabili di via Battindarno: "Dateci personale e tamponi"

INTERVISTA Il presidente della cooperativa Bologna Integrazione Anffas: "Tra i colpiti anche un 23enne. Tutti i ricoverati sono in buone condizioni e stanno per arrivare i tamponi per il personale"

"Fino a una settimana fa tutto andava bene. E poi, ecco che ci siamo ritrovati a piangere una vittima del Coronavirus": a parlare è il presidente della cooperativa Bologna Integrazione Anffas Giandario Storace, responsabile anche della struttura di via Battindarno dalla quale è arrivata la notizia di una persona deceduta e di un consistente numero di ospiti risultati positivi e ricoverati in ospedale.  

Storace, intanto ci spiega che tipo di struttura è quella di via Battindarno e chi accoglie? "E' una struttura residenziale dedicata alle persone con disabilità intellettive che di fatto doventa la loro casa. Le strutture residenziali Anfass a Bologna sono tre, oltre a quella di via Battindarno che ospita 20 persone, c'è quella di San Lazzaro, che ha 15 ospiti e quella di Zola Predosa, la più capiente, con i suoi 17 accolti. Ebbene è successo che a partire dal 9 marzo, seguendo tutte le direttive e le regole anti-contagio, i ragazzi sono tutti blindati fra queste quattro mura. Chiuse quelle che noi chiamiamo le 'visite di conforto' (gli incontri con i familiari) per evitare ogni rischio, il solo personale era autorizzato a entrare nella struttura". 

Da chi è composto il personale e quanti sono? "Il personale di servizio è composto da infermieri, Oss, educatori, coordinatori e personale addetto alle pulizie. Questi lavoratori naturalmente hanno svolto i loro compiti dotati di tutti i dispositivi di sicurezza e rispettando le regole imposte dalla pandemia"

Poi sono arrivati i primi contagi..."Sì. Un primo contagio, quello dell'uomo che purtroppo non ce l'ha fatta: il nostro Franco, morto all'Ospedale Maggiore a 58 anni, con una serie di patologie pregresse oltre al Covid-19. E poi a ruota altri ospiti risultati positivi dopo aver manifestato i classici sintomi quali febbre, difficoltà respiratoria e tosse: così 11 persone infette sono state trasferite da qui al Maggiore e poi ancora al Bellaria, dove si trovato tutt'ora. La prima notizia positiva di oggi, confermatami direttamente dalla dottoressa Giacolano, è che sono tutti in buone condizioni". 

Che età hanno questi ospiti risultati positivi? "Hanno età varie. E' stato colpito anche un ragazzo di 23 anni". 

E per quanto riguarda i dipendenti, ci sono positivi? "Non ci sono segnalazioni di test positivi al Coronavirus e la seconda buona notizia è che siamo in attesa dei tamponi proprio per loro. Importantissimo che li facciano". 

Secondo lei come è stato contagiato il primo infetto?Avete mascherine e strumenti di prevenzione a sufficienza? "Penso, ed è una mia idea che però risulta molto plausibile, che possa essere stato contagiato da una persona del personale, evidentemente un asintomatico. Sì, per il momento siamo forniti ed è stata una fortuna. Ma bisogna pensare anche alle prossime settimane". 

Quale il suo timore adesso? "Che il personale possa ammalarsi, così come successo in tante strutture di altre città, e non avere sostituti...". 

Come stanno reagendo alla situazione i familiari dei vostri ospiti? "Stanno dimostrando tutti grande maturità. Bisogna però fare una distinzione perché nei casi di semiresidenza i pazienti sono a casa tutto il giorno e devono essere seguiti (spesso a fatica), mentre quelli di residenza continuano la loro vita anche abbastanza tranquillamente, pur tenendosi informati. Il problema in questo caso magari è più psicologico anche se devo dire che i ragazzi reagiscono spesso meglio di noi. Hanno delle risorse incredibili e si sono adattati, anche informandosi con i TG". 

Di che tipo di patologie sono affetti? "Sindrome di Down, casi di persone autistiche e di fatiche psichiatriche quindi disabilità intellettive".

Ha un appello? A chi lo fa? "L'appello che che posso fare è quello di seguirci di più dal punto di vista sanitario. Le Rsa hanno bisogno di una mano, di personale sanitario di appoggio. E abbiamo bisogno dei tamponi". 

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