Senzatetto e Covid-19: "Noi clochard saremo i primi a essere falciati"

Annamaria Nicolini, coordinatrice del dormitorio Beltrame: "Gli educatori sono stremati, ma nessuno ha saltato un solo giorno di lavoro. Allestite tecnostrutture montate dalla Protezione Civile fuori dai dormitori per il pranzo"

Non ci sono solo medici e infermieri, in prima linea contro il Covid-19. La lotta contro il virus, fuori dagli ospedali e dalle residenze per anziani e disabili, la combattono anche gli educatori e gli operatori che lavorano nelle strutture di accoglienza per persone senza dimora: dove sono e come stanno vivendo questa emergenza sanitaria le persone che non hanno una casa nella quale restare chiusi? 

Se tutti abbiamo dovuto fare i conti con un nuovo modo di vivere, cambiando le nostre abitudini e i ritmi di ogni giorno, le restrizioni e le regole per prevenire i contagi da Coronavirus hanno stravolto la vita di chi una casa non l’ha e ha visto azzerarsi il percorso d’integrazione intrapreso: al momento sono circa trecento le persone senza un tetto e sono distribuite nelle diverse strutture cittadine: fra piano freddo e accoglienza ordinaria, i servizi di Società Dolce per il riparo notturno gestiti per il consorzio l’Arcolaio e ASP Bologna, stanno accogliendo nel dettaglio 120 persone al Beltrame, 80 a Casa Willy, 30 al VIS del Pilastro, 35 a Villa Serena e 19 a Madre Teresa.

“Ho paura – dice Nino, 45 anni – Noi clochard saremo i primi ad essere falciati da questo virus e dalla crisi economica, non vedo un futuro”. 

Per motivarle a fermarsi anche nelle ore diurne, negli spazi delle tecnostrutture montate dalla Protezione Civile fuori dai dormitori si offre loro il pranzo, pagato dalla Caritas e consegnato da Camst e si propongono varie attività. Un’organizzazione complessa, che va fatta in sicurezza, senza che vi siano vicinanza o contemporaneità delle azioni. Ecco allora che un ospite vanga, l’altro mette a dimora la piantina, un terzo annaffia, oppure si sta in fila distanziati, per la gara di tiro al barattolo. Molto ricca la rete dei contatti attivata per aiutare a dare un senso alle giornate. Come i volontari dei giardini “Giusti”, che hanno consegnato al Beltrame piantine da curare e da restituire alla fine dell’emergenza, o LaboratorioE20 che ha trasferito qui le attività. Ma anche cittadini che donano giochi di società e cose utili per i laboratori. 

Mancano i punti di riferimento in una Bologna che non è più la stessa

Annamaria Nicolini, coordinatrice del dormitorio Beltrame, spiega cosa è cambiato da quando è esplosa l'emergenza: “Alcuni ospiti dei dormitori sono destabilizzati per l’improvvisa mancanza dei soliti punti di riferimento in una città che non è più la stessa, senza il bar che offriva la colazione e due chiacchiere, la biblioteca dove passare il pomeriggio al caldo, o il giornalaio che a fine giornata regalava le copie invendute da leggere. Ognuno privato del suo personale trantran quotidiano, le relazioni, ma anche i percorsi di recupero e integrazione, tutto è sparito in un attimo. 

I nostri utenti, abituati alla strada, non possono uscire e se escono trovano il deserto e le forze dell’ordine che li sanzionano. Tutti gli educatori hanno lavorato duramente per contenere la frustrazione e la rabbia di molte persone chiuse in uno spazio che accentua problemi e difficoltà personali, dove ognuno si rispecchia nell’altro. Le strutture di accoglienza sono radicalmente cambiate, la maggior parte dell’attività educativa è diventata assistenziale o emergenziale e nonostante ciò, tutti gli educatori e i gruppi di lavoro stanno affrontando ogni bisogno e criticità in modo costruttivo e risolutivo. Sono stremati dalla stanchezza e dall’impegno, ma nessuno ha saltato un solo giorno di lavoro, sempre in prima linea, pur consapevoli del possibile rischio di lavorare in simili contesti.

Ci sono ospiti positivi o casi sospetti all'interno delle vostre strutture? "Ad oggi solo due ospiti delle strutture per senza dimora di Società Dolce presentano sintomi da Covid-19 e sono in attesa di diagnosi - continua Nicolini -  Per chi deve stare in isolamento, il PRIS, Pronto intervento sociale, ha trovato la soluzione alberghiera. Tutti gli ospiti sono monitorati ogni giorno sulla sintomatologia e con ognuno si sono tenuti colloqui sull’igiene la sicurezza e ogni decreto uscito, in collaborazione con l’associazione Avvocati di Strada, utilizzando anche video.

Dispositivi di sicurezza: subito il necessario, poi le mascherine cucite a mano

Mascherine e dispositivi di protezione? "Società Dolce ha fornito da subito i dispositivi di protezione necessari, per gli operatori, integrati dalle 300 mascherine per gli ospiti, confezionate dalle ospiti della struttura di accoglienza sociale per donne in condizione di disagio abitativo Madre Teresa di Calcutta”.

Alcuni clochard (abbiamo ascoltato le parole di Nino) hanno paura sia del contagio che dall'impoverimento che potrebbe derivare dalla crisi...“Spero che i percorsi delle persone ora in stand by possano ripartire, perché se così non fosse, si tornerà indietro di vent’anni.”. 

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