Sagre e feste nella fase tre: "Saranno pochissime, costano troppo e gli sponsor sono in crisi"

Ad analizzare la situazione Loris Cattabriga, che si occupa di sagre da 50 anni: "Spero che tutto torni presto come prima. Per il momento in pochi riescono a sostenere i costi"

Fine serata a Pieve di Cento (foto Proloco)

Un'estate senza sagre, o quasi. Tra gli effetti del Coronavirus c'è anche la drastica riduzione degli eventi enogastronomici tradizionali organizzati dalle proloco dei nostri comuni, che con le regole imposte dalla pandemia non rientrano nei costi: "Chi ha delle strutture proprie riesce a confermare le date, ma nella maggior parte dei casi le spese da sostenere sono troppo alte e l'80% delle feste verrà cancellato o rimandato". Lo spiega uno che di sagre se ne intende.

"50 anni di sagre e mai una crisi del genere"

Loris Cattabriga è presidente dell'associazione turistica "Sagre e Dintorni" e da oltre 50 anni si occupa di questo tipo di evento non solo nella provincia di Bologna, ma anche nel Ferrarese (dove tutto è cominciato con la sagra del pesce prima e con quella della rana poi), nel mantovano e nel modenese. Lo scorso weekend ha aperto i battenti la prima festa enogastronomica post Coronavirus della provincia a Pieve di Cento (protagonista il maccherone al pettine), ma rischia di essere una delle pochissime che potremo vivere quest'anno: "Non c'è solo il problema dei costi lievitati a causa dell'adeguamento alle nuove disposizioni - spiega Cattabriga - ma anche la paura dei volontari, che non si sentono a loro agio pensando di entrare a contatto con tanta gente. E' una questione psicologica perchè ovviamente si lavora solo con la massima sicurezza". 

E' crisi anche per le aziende che non hanno più le risorse per sponsorizzare le sagre

A parte Pieve di Cento quali sono le sagre che si faranno di sicuro? Cosa è cambiato nell'organizzazione? "In fase di definizione per il momento c'è solo quella di Galeazza di Crevalcore, per il resto un grande punto interrogativo con alcune idee per l'autunno, che però è un'incognita per il tempo. Come spiegavo l'aspetto economico è fondamentale con le spese alte e i ricavi più bassi, anche perchè con la crisi determinata dalla pandemia si vanno a perdere molti sponsor che non hanno più le risorse per investire in questi importanti appuntamenti con la tradizione, che da sempre hanno lavorato con le aziende del posto, basti pensare e tutte le forniture di pane, vino, stoviglie...sempre a km zero. Di fatto sono cambiate le distanze, l'importanza della prenotazione che comunque non è obbligatoria, le mascherine e i guanti, il registro delle presenze". 

Perchè le sagre sono così importanti? Quale il loro valore sociale? "Cucina di altissima qualità, passione, divertimento, cultura della propria identità e delle proprie tradizioni: questi gli ingredienti che hanno portato allo straordinario successo delle sagre paesane. La cucina delle sagre non è uguale a quella casalinga e non è uguale a quella della ristorazione. I  gusti e i sapori diversi. Il valore sociale è altissimo e ci sono persone che si incontrano ogni anno allo stesso evento come da tradizione. Spero che si possa trovare una soluzione a questo virus per tornare a viverle come sempre abbiamo fatto". 

Il futuro delle sagre? E' il loro passato

Cosa è cambiato in modo irreversibile con il Covid per quanto riguarda l'organizzazione di una sagra e come sarà il futuro del settore secondo lei? "Più che al futuro io guardo al passato. Al passato pre-Covid che deve tornare così. Non voglio dare messaggi particolari ma solo dire alla gente di frequentare le sagre perchè sono dei luoghi sotto controllo, riorganizzati per garantire tutta la sicurezza necessaria". 

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